«L’assessore alla Mobilità del Comune di Bergamo spiega che le nuove pensiline dell’e-Brt rispondono a “standard di fruibilità” e a “migliori pratiche nazionali e internazionali” adottate nel trasporto pubblico. L’assessore ha inoltre affermato che non ci sarà nessuna modifica al progetto. Ciò significa che le barriere anti- clochard non verranno tolte. All’Assessore alla Mobilità chiediamo: anche la disumanità fa parte dei “vincoli progettuali” di e-Brt?».
Sinistra Italiana Bergamo torna a parlare delle panchine installate alle fermate del nuovo servizio di autobus elettrici, dopo una prima interrogazione in cui chiedeva chiarezza sui divisori centrali definendoli «barriere anti-clochard» e la recente replica dell’assessore Marco Berlanda: dopo gli approfondimenti svolti con Atb, soggetto attuatore dell’opera, l’amministrazione aveva confermato «la piena coerenza delle pensiline rispetto ai vincoli progettuali».
«Si tolgano quei divisori dalle panchine»
«L’amministrazione comunale afferma che le nuove pensiline sono concepite come infrastrutture a servizio di transiti ad alta frequenza, progettate per garantire “sicurezza, comfort ed elevata fruibilità per l’intera comunità” – si legge nella nuova lettera firmata da Sinistra Italiana Bergamo -. Ma la domanda è: comfort e fruibilità per chi? Di certo non per gli anziani, per le donne incinte, per le persone affaticate e men che meno per i senza tetto. Il comfort decantato dall’assessorato è a intermittenza e non considera chi ha più bisogno di cura».
«La realtà dei fatti – prosegue – è sotto gli occhi di tutti: quelle panchine con i divisori centrali sono dispositivi di architettura ostile. Sono state messe lì per un unico, preciso scopo: impedire a una persona senza fissa dimora di trovare riparo. Parlare di “comfort” quando si progetta un arredo urbano per respingere i più deboli è semplicemente inaccettabile. Un’opera di trasporto pubblico moderno deve escludere i più fragili?».
«Una città non diventa più avanzata perché nasconde la povertà o perché “blinda” le panchine della periferia o del centro; diventa più civile quando si fa carico delle fragilità, quando investe in diritti, in politiche abitative e in inclusione. Un’amministrazione comunale progressista non può accettare ed essere subalterna a una visione securitaria dello spazio pubblico, dove chi è ai margini viene trattato come un problema di decoro da cancellare».
Ad amministrazione e Atb il gruppo chiede «un atto di coerenza e di umanità: si tolgano quei divisori dalle panchine. La sicurezza e la vivibilità del trasporto pubblico si difendono con la cura dei luoghi e la giustizia sociale, non trasformando le fermate dei bus in barriere contro i più deboli».