di Bruno Silini

Per coloro (pochini) che si interessano ancora al risiko dei parroci in Bergamasca, gli ultimi spostamenti, decisi dal vescovo Francesco Beschi, evidenziano un fenomeno in atto da alcuni anni: la sostanziale crisi vocazionale, pagata soprattutto dai territori di montagna dove ai singoli parroci vengono caricate sempre più parrocchie. E il futuro non promette un cambio di prospettiva se consideriamo la desertificazione conclamata del nostro seminario. Fare il prete alle condizioni attuali, seppur in un territorio privilegiato rispetto ad altri, non riscuote più adesioni come un tempo.

Se la messe è molta, gli operai non sono più pochi, bensì pochissimi, con un’età media in progressivo aumento. Il vescovo fa quel che può, con quello che ha, nella speranza che, dove non arrivano i numeri, a colmare i vuoti giunga la Provvidenza e, perché no, anche la volontà di alcune vesti filettate del Colle dall’affrancarsi un po’ da una certa mondanità d’ufficio, per riscoprire gli odori feriali di una qualsiasi comunità.

Esempi di “sovraccarico di parrocchie” si sperimentano, per esempio, in Valle Brembana dove don Dario Covelli (50 anni), oltre alle comunità di Santa Brigida, Averara e Cusio (a un anno dall’incarico in valle dopo essere stato vicario a Martinengo) aggiunge Cassiglio e Mezzoldo. Oppure il parroco di San Giovanni Bianco e Fuipiano al Brembo, don Diego Ongaro (43 anni), che dovrà occuparsi anche di San Pietro d’Orzio e San Gallo.

Se lasciamo il Brembo e ci spostiamo nell’area del Sebino le cose non cambiano: il parroco di Ranzanico, don Luca Nessi (55 anni), aggiunge la parrocchia di Bianzano. Anche la città non è immune dagli accorpamenti. Infatti, il vescovo, alla luce del desiderio espresso da don Enrico D’Ambrosio (parroco di Campagnola) di svolgere un servizio pastorale diverso dall’essere parroco, ha chiesto a don Claudio Del Monte (54 anni) di restare ancora alla parrocchia della Malpensata per un triennio, assumendo nel contempo la responsabilità di parroco anche a Campagnola. (...)

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