L'interrogativo

Il pannello con “Ztl closed” che può mandare in confusione i turisti (perché poco oltre c’è pieno di auto)

In via XX Settembre, ad esempio, capire se si possa passare non è per nulla scontato per uno straniero

Il pannello con “Ztl closed” che può mandare in confusione i turisti (perché poco oltre c’è pieno di auto)

Entrando nel cuore di Bergamo, all’imbocco di via XX Settembre, cioè il salotto buono dello shopping, ci si trova davanti a uno dei noti pannelli luminosi con la scritta “Ztl attiva”. E poi, tradotto in inglese, “Ztl closed”. Una comunicazione che dovrebbe essere immediata, soprattutto per i turisti stranieri, ma che nella pratica rischia di trasformarsi in un messaggio ambiguo e persino fuorviante. E il problema non è soltanto linguistico: è soprattutto visivo e strutturale.

Perché subito oltre quel cartello, nella stessa prospettiva visiva di chi arriva in auto, compaiono decine di vetture parcheggiate. Una scena che per molti stranieri diventa quasi una conferma implicita: se ci sono tutte quelle auto, allora probabilmente si può entrare. O quantomeno il divieto non è attivo. Ed è qui che nasce il corto circuito comunicativo.

Come suggerisce un lettore, che ci ha inviato anche la foto d’apertura, «indicare “road closed” non sarebbe forse meglio? Poi, appena al di là, una selva di macchine parcheggiate. Va bene che il divieto di sosta non è il principale indicatore di degrado (basta andare in zona stazione per vederne di tutti i colori) ma una città invasa da macchine in divieto di sosta dappertutto non è un bel biglietto da vista».

Una sigla che divide

La sigla “Ztl”, che in Italia è ormai entrata nel linguaggio comune, per un visitatore straniero resta un acronimo oscuro, privo di significato immediato. In molti Paesi europei o anglosassoni si utilizzano indicazioni molto più dirette e prescrittive: “Restricted traffic area”, “Authorized vehicles only”, “No entry except permit holders”. Messaggi chiari, costruiti per spiegare immediatamente cosa si può fare e cosa no. Da noi invece il turista si trova davanti a una formula ibrida: una sigla italiana incomprensibile e una parola inglese, “closed”, che però non chiarisce davvero il significato del messaggio. Anzi, rischia di peggiorarlo.

Per un madrelingua inglese, infatti, “closed” significa semplicemente “chiuso”. Ma cosa sarebbe chiuso esattamente? La strada? Il sistema? La Ztl? Il divieto? Non è affatto scontato che chi legge interpreti quella scritta come “accesso vietato”. Al contrario, qualcuno potrebbe pensare che la Ztl sia “chiusa”, cioè non attiva, e quindi attraversabile. Una lettura apparentemente illogica per chi vive quotidianamente le città italiane, ma molto meno assurda per chi arriva dall’estero e deve interpretare il messaggio in pochi secondi, magari guidando in una zona sconosciuta.

La complicazione

A complicare ulteriormente la situazione ci sono poi, su molti cartelli, le informazioni accessorie: categorie autorizzate, fasce orarie, deroghe, eccezioni, riferimenti normativi. Tutto formalmente corretto, ma difficilmente leggibile mentre si è al volante e si devono prendere decisioni in tempo reale. Il risultato è un sistema che invece di chiarire genera interpretazioni. E il problema non riguarda soltanto gli stranieri. Anche molti italiani che non conoscono Bergamo faticano a capire con precisione se il varco sia attivo, se l’accesso sia consentito in determinate fasce orarie o se il transito sia completamente vietato.

Troppi dubbi

Basta fare un giro tra forum turistici, blog di viaggio o discussioni online dedicate alle città italiane per scoprire quanto le Ztl siano tra le principali cause di multe per chi noleggia un’auto durante una vacanza. E allora forse la domanda è semplice: se un turista deve fermarsi a interpretare un cartello, provare a dedurre il significato della scritta e confrontarlo con ciò che vede davanti a sé, la comunicazione sta davvero funzionando?