Dossier Caritas

In cinque anni, a Bergamo si è passati da 21 mila a 45 mila pasti nelle mense dei poveri

Il raddoppio è avvenuto dal 2021 a oggi. Il 20 per cento degli assistiti è cittadino italiano. Boom delle docce, da 1.300 a 7.600

In cinque anni, a Bergamo si è passati da 21 mila a 45 mila pasti nelle mense dei poveri

di Paolo Aresi

La notizia non è una sorpresa: aumentano tutti i numeri del bisogno, della povertà, delle persone in difficoltà. Cresce la quantità di persone che chiede aiuto. Per ogni servizio: dormitori, mense, servizio docce, centri di ascolto. La maggior parte delle richieste viene da persone di origine straniera, ma anche gli italiani sono tanti. I dati vengono dalla Caritas diocesana bergamasca e dalla Fondazione Diakonia. Alcuni numeri colpiscono a fondo: per esempio quello dei pasti erogati nelle mense: dai 21 mila del 2021 ai 45 mila dello scorso anno.

Primo ascolto

Partiamo dai centri di primo ascolto: i dati disponibili cominciano nel 2001 e comprendono tutti gli anni fino al 2025. In totale sono state incontrate quasi 33 mila persone, cioè quasi mille e quattrocento all’anno. Come dire poco più di quattro persone al giorno che sono andate a chiedere una mano.

Il numero di richieste negli anni varia tra le mille e le duemila. Gli anni di maggiore difficoltà sono stati il 2002 e il 2013 con circa duemila persone assistite. Il 2021 si è rivelato l’anno con meno domande di aiuto: “soltanto” 980, stranamente. Ma forse proprio la pandemia ha limitato il servizio, che poi è risalito ai 1.506 incontri del 2024 per calare un po’ lo scorso anno (1.376 domande).

Dicevamo che gli stranieri sono in maggioranza, ma che gli italiani non sono pochi: i nostri connazionali rappresentano il 27 per cento del totale. Gli stranieri più presenti sono quelli che arrivano dal Marocco, con due sole eccezioni: nel 2021 quando vennero superati dal Pakistan e nel 2022 quando in cima alle persone incontrate ci furono quelle che arrivavano dall’Ucraina, anche a causa della guerra. Guardando i singoli anni si scopre che quello peggiore per i nostri connazionali fu il 2009 con 521 richieste mentre il meno pesante fu il 2022 con 275 italiani che chiesero aiuto; lo scorso anno ci fermammo a 305 persone.

Per quali ragioni specifiche le famiglie si rivolgono ai centri di primo ascolto? In questi venticinque anni di lavoro, la Caritas ha individuato quattro grandi aree: problemi economici (26,4 per cento), di occupazione e lavoro (24 per cento), di abitazione (21,1 per cento) e bisogni legati alla migrazione (10 per cento).

La Caritas fa notare che mentre il peso delle problematiche resta negli anni costante, dal 2017 si è registrato un aumento delle difficoltà dovute all’abitazione (…)

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