Critiche alla Commissione

In marcia contro il Mercosur a Strasburgo anche i giovani bergamaschi di Coldiretti: «No a concorrenza sleale»

Tra loro anche Luca Micheli, giovane allevatore di Sotto il Monte: «Condividiamo le regole sulle produzioni, ma devono valere per tutti»

In marcia contro il Mercosur a Strasburgo anche i giovani bergamaschi di Coldiretti: «No a concorrenza sleale»

C’era anche una delegazione di agricoltori bergamaschi ieri (martedì 20 gennaio) a Strasburgo, dove i coltivatori di Coldiretti, insieme a quelli francesi della Fnsea (Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles) hanno protestato contro la firma dell’accordo commerciale con il Mercosur, l’organizzazione di Paesi dell’America Latina.

La protesta contro l’apertura del mercato

Il corteo è arrivato fino al Parlamento europeo, per manifestare la propria contrarietà a quella che è vista come una minaccia al settore, per via della presunta concorrenza sleale delle aziende sudamericane, sottoposte a meno prescrizioni da rispettare in campo alimentare.

«Bisogna fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori -hanno dichiarato con una nota da Coldiretti -. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3 per cento delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere».

Il corteo di bergamaschi

Nella città francese erano presenti mille soci agricoltori, guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo. Un segnale forte, come sottolinea Luca Micheli, giovane allevatore di Sotto il Monte, della necessità di un cambio di passo nelle politiche comunitarie a tutela dell’agricoltura europea.

«Agli agricoltori – spiega Micheli – viene richiesto ogni giorno un impegno crescente per garantire produzioni di qualità, nel rispetto dell’ambiente, della salute dei consumatori e del benessere animale. È un percorso che condividiamo e che portiamo avanti con responsabilità, ma che deve valere per tutti». Da qui la richiesta di reciprocità: «Non è accettabile che prodotti provenienti da Paesi extra Ue possano entrare nel nostro mercato senza rispettare gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle aziende europee.

Serve equità nelle regole e nei controlli, per tutelare il lavoro degli agricoltori, la sicurezza alimentare e il futuro delle nostre filiere. Gli agricoltori bergamaschi hanno investito molto sulla qualità e sulla tipicità, lo testimoniano le undici produzioni Dop che vengono realizzate sul nostro territorio, un patrimonio che deve essere valorizzato e difeso».

L’attacco alla Commissione europea

Coldiretti ha lanciato un duro attacco alla Commissione europea e alla presidente Ursula von der Leyen, accusata di aver imposto una gestione «autocratica e ideologica» che starebbe mettendo in crisi l’agricoltura europea e la sovranità alimentare del continente. Secondo l’organizzazione agricola, Bruxelles avrebbe trasformato il settore in un laboratorio tecnocratico, scaricando su imprese e territori vincoli e burocrazia – fino a cento giorni di lavoro persi ogni anno – mentre apre i mercati a una concorrenza globale priva di reciprocità e controlli.

Nel mirino c’è l’accordo con il Mercosur, definito l’emblema di una politica commerciale che consente l’importazione di prodotti senza adeguate garanzie sanitarie, ambientali e di tracciabilità. Coldiretti chiede l’obbligo dell’origine in etichetta per tutti i prodotti, l’abolizione delle distorsioni legate all’ultima trasformazione doganale e controlli rigorosi su tutte le merci importate. Prandini e Gesmundo hanno ribadito che la mobilitazione proseguirà finché l’Unione europea non garantirà trasparenza, reciprocità e tutela per agricoltori e consumatori, denunciando l’ingresso in Europa di cibi prodotti con fitofarmaci vietati da decenni.

Pro e contro del Mercosur

L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur divide profondamente il mondo agricolo europeo, perché presenta opportunità ma anche rischi significativi: tra i possibili vantaggi c’è l’apertura di un grande mercato sudamericano per i prodotti europei a più alto valore aggiunto, come formaggi, vino, olio e specialità agroalimentari, con la riduzione di dazi e barriere che potrebbe favorire l’export e rafforzare la competitività di alcune filiere.

Sul fronte opposto, però, gli agricoltori europei temono una concorrenza difficile da sostenere: l’accordo consentirebbe l’ingresso di grandi quantità di carne, cereali, zucchero e altri prodotti agricoli provenienti da Paesi dove i costi di produzione sono più bassi e gli standard ambientali, sanitari e sul lavoro spesso meno stringenti rispetto a quelli imposti in Europa.

Il rischio è una pressione al ribasso sui prezzi, con effetti negativi sui redditi agricoli e sulla tenuta delle aziende, soprattutto quelle medio-piccole. A pesare sono anche le preoccupazioni legate alla tracciabilità, all’uso di fitofarmaci vietati nella Ue e all’impatto ambientale, in particolare sulla deforestazione. Per questo il Mercosur viene visto da una parte come un’opportunità commerciale, mentre dall’altra come una minaccia alla sostenibilità economica e sociale dell’agricoltura europea.