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K2 di Foppolo: «Pagare di più i dipendenti alzerebbe solo i prezzi del menù»

L’opinione di Gianmaria Veronese, intervistato da Valle Brembana Web. Secondo il titolare, il Covid ha smosso le carte in tavola e lavorare nella ristorazione non è più attrattivo come prima

K2 di Foppolo: «Pagare di più i dipendenti alzerebbe solo i prezzi del menù»
Attualità Val Brembana e Imagna, 29 Giugno 2022 ore 14:16

«Il semplice “pagateli di più” ormai non ha più effetto sulle persone. La pandemia ci ha spinto a rivedere la scala dei valori, valorizzando il tempo con gli amici e la famiglia, o anche banalmente per se stessi, rispetto al semplice fattore economico». Sono queste le parole di Gianmaria Veronese, titolare con la famiglia di uno dei ristoranti più famosi in valle Brembana, K2 di Foppolo, e della Terrazza Salomon in cima al Montebello, rilasciate in un’intervista di questi giorni a Valle Brembana Web. Secondo la proprietaria della nota attività, il problema della difficoltà dei ristoranti di reperire personale, difficoltà sempre più sentita e raccontata, anche con qualche polemica, come nel caso della gelateria “Pandizucchero” di Almè, non risiede tanto, e soltanto, nel fattore economico, ma in una più vasta relazione di concause.

Continua: «Il tema è molto complesso e la situazione richiede una seria attenzione degli organi competenti (politici e non). Non si può pensare di banalizzare la questione parlando solo di stipendi. La cosa triste, leggendo i commenti sui social, è vedere che la maggior parte delle persone riduce il problema ad un banale “pagateli di più e vedete che il personale lo trovate”. Purtroppo la questione, è ben più complicata così».

L’ipotesi suggerita dalla proprietaria pone le proprie radici nei cambiamenti, nello stile di vita quanto nelle idee di futuro e di lavoro, dettate dalla pandemia e legate a due anni di chiusure e aperture a fisarmonica. Le parole di Veronese: «Il fatto che il settore della ristorazione sia tra quelli più impattati, secondo noi è legato alle chiusure forzate resesi necessarie per il contenimento dei contagi. In quei mesi, gran parte della forza lavoro è stata costretta a ricollocarsi in altri settori. Molti di questi, rispetto alla ristorazione, richiedono meno flessibilità e concedono, in alcuni casi, più tempo libero. Oggi quindi, questa forza lavoro non ha più voglia di tornare a lavorare nel settore della ristorazione dove, fisiologicamente, è richiesto di lavorare la sera e nei weekend».

Paghe più alte? Inutile, secondo Veronese, perché magari il personale si trova, ma per far tornare i conti bisogna ritoccare i prezzi del menù, «già pesantemente impattati dagli aumenti delle materie prime. Siamo davvero sicuri che alimentare questo meccanismo di inflazione dei prezzi sia la soluzione al problema? Bisogna studiare e mettere in campo soluzioni senza precedenti, per fare in modo che la ristorazione possa essere di nuovo un settore attrattivo per i giovani, ma non solo».

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