La città al di là del muro è pressoché deserta. Sembra uscita da un film post-apocalittico. Sono le 18 e in giro c’è poca gente, qualche immigrato, qualcuno che porta il cane ai giardini, qualcun altro che torna a casa a piedi dal lavoro. Le macchine ferme, parcheggiate in mezzo alla strada, tanto da qui non passa più nessuno. La chiusura del ponte di via San Bernardino ha spaccato in due il quartiere. E per chi vive al di qua e al di là della ferrovia la vita è drasticamente cambiata da un giorno all’altro.
Giovanni, nome di fantasia, abita oltre il muro, verso il centro città. Trascina a fatica una borsa della spesa fatta all’Esselunga di San Bernardino. Ha una distrofia a una gamba e per tornare a casa deve circumnavigare il muro della ferrovia, passare sotto il sottopasso di via Autostrada e risalire. «D’altronde alternative non ce ne sono», dice allargando le braccia.

Sono tempi grami anche per i commercianti. «Con la chiusura del sottopasso abbiamo subìto una forte riduzione della clientela», dicono. Qualcuno sta pensando di chiudere definitivamente. Altri di sospendere. Altri ancora di spostarsi altrove. Ma con i tempi che corrono, ricominciare d’accapo non è affatto semplice.
L’infinito raddoppio ferroviario Bergamo-Ponte San Pietro ha provocato un calo del fatturato del 30 per cento nei negozi di Curno, lungo la tratta. Grossomodo quanto accade da queste parti. Le attività commerciali soffrono. Hanno meno passaggio, meno clienti e di conseguenza meno incassi.

«Guardi è un disastro – dice la titolare del bar caffetteria all’81 di via San Bernardino -. Fino a qualche anno fa le cose andavano bene. C’era tanto passaggio. Oggi faccio fatica a fare una decina di caffè al giorno (…)