di Elena Esposto
Ogni anno in Italia centinaia di decessi passano sotto silenzio. Sono quelli delle persone senza fissa dimora che, spesso, se ne vanno nell’invisibilità nella quale hanno vissuto.
Secondo il report “La strage invisibile” di fio.PSD, nel corso del 2025 le morti sono state 414, un dato che conferma il trend degli anni precedenti. L’area più colpita del nostro Paese è il Nord Ovest, in cui si concentra il 29 per cento dei decessi, con la Lombardia al primo posto. Delle 78 morti avvenute in regione, 19 si sono verificate in provincia di Bergamo (11 nel capoluogo).
«Siamo secondi in Lombardia per numero di morti, e terzi nella classifica italiana dopo solo Roma e Milano. Vengono dopo di noi province con molti più abitanti, come Torino, Brescia e Verona e questi dati ci devono far pensare. E anche preoccupare», commenta don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana di Bergamo.
Un numero di situazioni di grave marginalità sproporzionato rispetto agli abitanti della provincia, soprattutto se messi in relazione con altre aree molto più popolose.
Se il sistema non tiene
Secondo don Trussardi, il nocciolo della questione è che Bergamo è «una città più attrattiva» per chi si trova in condizioni di povertà e fragilità sociale. «Abbiamo molti servizi – spiega – e le persone che vivono per strada sanno aiutarsi e fare rete. Con il passaparola si raccontano che a Bergamo si sta un po’ meglio. Poi non è detto che qui ci sia sempre tutto, o che siamo per forza i migliori, ma abbiamo più da offrire che altrove».
Nel novembre del 2024, ad esempio, c’è stato un afflusso di persone in seguito alla notizia che Bergamo era al primo posto per qualità della vita (…)