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Essere curati a casa

L'assistenza domiciliare ora è riconosciuta, ma per gli operatori (pochi) non c'è più tregua

Romina Zanotti: «La pandemia ha acceso riflettori sul nostro lavoro ed è una buona cosa, ma il personale non basta»

L'assistenza domiciliare ora è riconosciuta, ma per gli operatori (pochi) non c'è più tregua
Attualità 15 Gennaio 2022 ore 09:10

Due anni dopo, siamo ancora a quella, a combattere contro il Covid con gli ospedali che si riempiono, con le attività di ordinaria urgenza che vengono rallentate, addirittura fermate. Due anni dopo, l’esercito è sempre quello. Stanco, prostrato, forse anche disidratato. Ma i soldati restano quelli. I nuovi medici nuovi non ci sono, gli infermieri di rinforzo li si sta aspettando ancora. Intanto, il nemico è tornato a colpire in maniera pesante e sta falcidiando, attraverso le “positività” le stesse truppe dei sanitari, con le conseguenze che facilmente si possono immaginare.

Romina Zanotti da molti anni è infermiera a domicilio, lavora per la Itineris, piccola società convenzionata con la Regione per l’assistenza domiciliare e le cure palliative, la terapia del dolore. Quando scoppiò la pandemia, Romina si trovò a combattere a mani nude, in Val Seriana, contro il Covid-19. Due anni dopo ci racconta: «Rispetto al periodo pre covid la situazione si è stravolta, la pandemia ha acceso riflettori sul nostro lavoro: oggi noi dell’assistenza domiciliare siamo più considerati dalle istituzioni e dal sistema sanitario regionale, ora veniamo avvertiti come parte del sistema sanitario. E questa è una cosa buona».

Continua: «Ma dal punto di vista lavorativo non c’è più tregua, i ritmi sono serrati per la carenza di personale, ormai cronica. La difficoltà è aumentata anche perché vengono meno i medici di medicina generale sul territorio; loro erano il nostro riferimento e in certe zone non ci sono più. Questo porta la popolazione a rivolgersi di più a noi, anche per questioni che non sono di nostra competenza, ma la gente si attacca a quello che può, è comprensibile. I medici rimasti sono attanagliati da attività in più che li stressano, tutta la diagnostica del Covid e le normative... quante cose deve sapere un medico per dare risposta alle persone? E le risposte non sono mai giuste perché cambiano da una settimana all’altra. Nelle case la quota di stress è diventata molto alta, bisogna avere tanta pazienza, fare un sorriso e non rispondere a tono a chi ti attacca. Tante persone sono diventate aggressive, non è mai stato così in passato. (...)

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