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Logistica, crescita sfrenata. La denuncia della Cisl: «Bergamo a rischio caporalato»

Ieri (martedì 16 novembre) il congresso del sindacato al Patronato San Vincenzo, che ha sancito il passaggio di consegne tra Antonio Scaini e Pasquale Salvatore

Logistica, crescita sfrenata. La denuncia della Cisl: «Bergamo a rischio caporalato»
Attualità Bergamo, 17 Novembre 2021 ore 09:49

Oggi nei poli della logistica della Bassa Bergamasca lavorano circa 3 mila persone. Ma una mancata pianificazione del territorio da parte degli amministratori locali, unita a visioni campanilistiche, rischia di creare «situazioni da sud del mondo».

È questa la tesi di fondo della relazione letta da Antonio Scaini, segretario generale uscente della Fit Cisl, durante il congresso del sindacato organizzato ieri (martedì 16 novembre) al Patronato San Vincenzo e che ha sancito il passaggio di consegne tra Scaini e Pasquale Salvatore, già componente della segreteria provinciale.

Bergamo, secondo la relazione del segretario uscente, non sarebbe estranea, storicamente, a situazioni di caporalato: la Cisl ha denunciato più volte reclutamenti anomali in città, ora è il turno della logistica. «Questo settore – aggiunge Scaini - ha riportato nei nostri uffici storie di caporalato simili, se non uguali, a quelle che l’agricoltura e l’edilizia hanno conosciuto anni fa. Occorre tornare a fare sindacato nei posti di lavoro, un’azione spesso contrastata e vietata dalle aziende committenti proprietarie delle strutture al cui interno si muovono tutti i giorni centinaia di lavoratori. Appaltanti, appaltatori e sub-appaltatori ci vietano di organizzare assemblee nei poli logistici e di costituire una forma di rappresentanza, per poi ritrovarsi sui cancelli i sindacati di base i cui picchetti producono danni per centinaia di migliaia di euro e problemi di ordine pubblico non sempre facili da controllare».

I lavoratori impiegati in questo settore, inoltre, non sempre avrebbero le garanzie dei dipendenti, ma nemmeno le libertà degli autonomi. «Tutto è a carico loro: multe, assicurazione, danni in caso d’incidente cui si sommano turni massacranti e tempi di consegna tassativi. Anche per questo servono investimenti per potenziare la categoria, per tornare a presidiare i luoghi di lavoro, per assicurare recapiti fissi nelle sedi periferiche della Cisl, per proporre con decisione alle nostre controparti un Osservatorio provinciale per il settore così come permettere l’entrata in Fai e Ebitral alle cooperative serie».

La relazione del segretario uscente ha anche toccato altri punti nevralgici dell’azione del sindacato che segue anche i lavoratori dei trasporti e dell’igiene ambientale: la crisi del trasporto merci, settore in cui le aziende orobiche denunciano un fabbisogno di 600 autisti, e lo stato di salute del trasporto pubblico locale, per cui sarebbero necessari almeno 5 milioni d’investimenti aggiuntivi

«In questa fase stiamo assistendo a una migrazione di lavoratori da un settore a un altro – conclude Antonio Scaini -. All’insufficienza ormai cronica e strutturale di autisti per reggere i servizi del trasporto pubblico si aggiunge la problematica legata all’appiattimento degli accordi di II livello e delle relazioni sindacali. Le aziende sono sempre meno disponibili a finanziare il buon lavoro. Oggi un autoferrotranviere appena assunto guadagna circa 1.461 euro lordi al mese, ossia 1.150 euro netti. È inaccettabile».