La lettera

«L'Università di Bergamo non ha spazi adatti allo studio»: la critica di una studentessa

Una giovane ci ha scritto raccontando la sua "lotta" quotidiana per trovare un posto dove potersi preparare per gli esami: «Servono investimenti»

«L'Università di Bergamo non ha spazi adatti allo studio»: la critica di una studentessa
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Foto in apertura di Laura Pietra

L’Università degli Studi di Bergamo, secondo i dati Ustat (portale dei dati del Ministero dell'Istruzione), ha ormai superato quota ventimila studenti iscritti, che si distribuiscono nelle varie sedi a seconda del dipartimento di cui fanno parte. C’è però un problema che una lettrice che frequenta l'ateneo cittadino ha voluto segnalare alla nostra Redazione in quanto «fonte di disagio».

«Giovedì 30 maggio mi sono recata con un altro ragazzo nel dipartimento economico-giuridico, in via dei Caniana, per poter studiare insieme in vista della sessione estiva. Purtroppo, però, si è rivelata solo una perdita di tempo - e di voglia -: né la sala studio né la biblioteca erano accessibili perché piene. Abbiamo allora deciso di prenotare due posti alla biblioteca Tiraboschi, che si trova lì vicino e che molti studenti sono soliti frequentare. Tuttavia, una volta arrivati, siamo stati accolti da una spiacevole sorpresa: al tavolo dove avremmo dovuto sederci non c’erano prese della corrente per poter collegare i nostri pc».

Il problema delle prese elettriche

«Questo aspetto - continua la studentessa -, nell’epoca in cui ci troviamo, non è accettabile: quasi tutti ormai studiano su dispositivi elettronici, oltre che sui libri. E si tratta di un problema comune: anche nelle aule studio dell’Università solo pochi posti a sedere hanno il "privilegio" della presa elettrica».

Come spiega la lettrice, non si tratta di un caso isolato, bensì di un quotidiano disagio che «tutti gli studenti di UniBg devono subire se decidono di voler vivere l’ambiente universitario anziché chiudersi in casa. Anche se quest’ultima sembra essere la migliore soluzione da prendere, a meno che non si voglia perdere tempo e soldi per spostarsi in quello che dovrebbe essere un luogo di studio, ma che, di fatto, non lo è, perché malpensato per la quantità di studenti che ha ormai raggiunto».

Pochi spazi per studiare ovunque

La lettrice e il suo amico, seppur iscritti a una facoltà umanistica la cui sede è in via Pignolo, avevano deciso di recarsi in via Caniana perché speravano di trovare una situazione migliore rispetto a quella che sono soliti vivere nelle loro sedi di appartenenza. «Nel caso della sede di via Pignolo - continua la lettera -, che ospita il dipartimento di Lettere, Filosofia e Comunicazione, è presente un’aula studio che ha la ridicola capienza di trenta posti. L’alternativa per cui tutti optano, creando così un ulteriore disagio, è la mensa. Di conseguenza, questo spazio diventa inutilizzabile nella sua funzione primaria: i posti a sedere vengono tutti occupati da chi studia e spesso e volentieri mi ritrovo a mangiare in piedi».

La situazione non migliora nelle sedi vicine: «Anche le aule studio di Sant’Agostino e Bernareggi non sono messe meglio dal punto di vista della capienza. Sostanzialmente, trovi posto solo se il karma gira dalla tua parte».

In conclusione, secondo la studentessa che ci ha scritto, l'Università è cresciuta molto in termini di iscritti, ma non in termini organizzativi. E ciò non vale solamente per la questione - tanto dibattuta - degli alloggi per fuorisede, ma anche per gli spazi usati abitualmente e quotidianamente da tutti gli studenti, come appunto le aule studio. «Credo che tutti noi studenti abbiamo il diritto di poter avere uno spazio per studiare e di poterlo fare come si deve. Bisognerebbe investire proprio su questo per migliorare la condizione di che frequenta l’ateneo».

Commenti
Alessandra

Buongiorno, vorrei fare una precisazione a nome della Commissione Culturale della Biblioteca Tiraboschi: la biblioteca dispone di una presa per ogni posto per lo studio. I tavoli senza prese sono riservati alla consultazione delle opere in sala. Scelta questa di chi ha progettato gli impianti anni fa. Il personale, comunque, è sempre molto disponibile e competente, pronto a fornire aiuto di ogni tipo. Gli studenti sono comunque molti. Le biblioteche comunali fanno il possibile per supportare e sostenere bisogni che andrebbero considerati diversamente. Ricordiamo che la Biblioteca Tiraboschi è una biblioteca di pubblica lettura, con ruoli che vanno al di là del fornire tavoli dove studiare. La Tiraboschi è sede che dispone di servizi differenziati per le molteplici tipologie di utenti, oltre a servizi tecnologicamente avanzati come postazioni internet, postazioni per la consultazione di edicola online, più di cento testate di quotidiani e periodici, sezioni dedicate a bambini, ragazzi e alle loro famiglie. Rammarica leggere queste lamentele per la Tiraboschi e ci auguriamo che la studentessa possa rivalutare i molteplici pregi della biblioteca.

Sharon

Sottoscrivo ogni parola! Sono una studentessa lavoratrice e abito a 30 km dalla sede di via Pignolo. Impiego 3 ore giornaliere fra andata e ritorno per seguire le lezioni, pago la retta come tutti, acquisto i libri, quando non ho cibo con me lo compro alla mensa. Nessuno mi regala niente e nemmeno lo pretendo. Il minimo però che mi aspetto dall'università è, quantomeno, un ambiente sereno in cui poter prendere appunti e studiare con un numero adeguato di prese elettriche. In casa mia, ad esempio, non è sempre possibile dedicarsi ad attività che richiedono silenzio ed uno spazio proprio, per diversi motivi; quante altre persone si trovano nella mia stessa situazione? Possiamo solo augurarci che la faccenda venga presa in considerazione al più presto e che si adottino soluzioni consone. 🤞🏻

Marco

Finalmente un giornale che si occupa della questione. E se volete proseguire l'inchiesta occupatevi anche dei trasporti tra Bergamo e Dalmine, visto che le facoltà di ingegneria sono così distanti e poco servite.

CLAUDIO BREMBILLA

Hanno, voce del verbo avere, con l 'h davanti. Studiate, studiate....

Roberta

Una notizia sorprendente per Francesco Giuseppe: le università sono posti in cui si studia, è come se avesse detto ad un lavoratore di andare a lavorare a casa sua. Dovrebbe collegare il cervello prima di scrivere

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