Un progetto da 300 milioni

«No al nuovo inceneritore della Montello»: interrogazione parlamentare di Devis Dori

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra chiede alla politica di intervenire per impedire l'intervento richiesto dall'azienda

«No al nuovo inceneritore della Montello»: interrogazione parlamentare di Devis Dori
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La Montello Spa, nota dagli abitanti dell'omonimo paese e a quelli del circondario per le puzze tali da far dire che «sembra di vivere in un bidone dell'umido», ha presentato alla Provincia di Bergamo un'istanza di Valutazione di impatto ambientale (Via) per installare un termovalorizzatore interno all'impianto aziendale. In sostanza, un altro inceneritore. Su questo vuole vederci chiaro Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro della Salute e al ministro dell'Ambiente.

«Impedirne la realizzazione»

Il deputato bergamasco spiega: «Il ministro della Salute e il ministro dell'Ambiente interloquiscano immediatamente con la Regione Lombardia e con la Provincia di Bergamo per impedire la realizzazione di un ulteriore inceneritore per rifiuti nel territorio lombardo, che comporterebbe un rischio ulteriore per la salute dei cittadini e per l'ambiente. Questa è la richiesta che ho rivolto al Governo attraverso un’interrogazione parlamentare. Richiesta che giunge anche da alcuni amministratori locali e da tantissimi cittadini».

La Lombardia «discarica d'Italia»

Aggiunge: «Non è accettabile che in provincia di Bergamo si progetti un nuovo inceneritore. Ci troviamo nel cuore della Lombardia, la regione europea con la peggiore qualità dell'aria. E, in controtendenza, si progettano nuovi inceneritori. In Lombardia abbiamo già 13 inceneritori con una gran fame di rifiuti. Regione Lombardia lo dica chiaramente se vuole trasformare sempre più - già lo è - la Lombardia nella discarica d'Italia, dove chiunque può venire a bruciare i propri rifiuti. Io invece mi aspetto che la politica rispedisca la richiesta al mittente».

Reazione a catena

Dori ragiona poi sulle reazioni a catena che si innescherebbero con l'arrivo del nuovo inceneritore: «Se la Montello non brucerà più i propri rifiuti nell'inceneritore di Dalmine, bruciandoli direttamente in loco, è verosimile che l'inceneritore di Dalmine avrà necessità di importare altri rifiuti in sostituzione, quasi certamente provenienti da fuori provincia e fuori Regione. E poi chi ci assicura che in futuro l’inceneritore di Montello non si accontenterà di bruciare soltanto i propri rifiuti?».

Tocca alla politica decidere

Da qui la richiesta esplicita: «Non pretendo che sia la Montello Spa a rinunciare alla richiesta avanzata: nella sua libertà di impresa fa una legittima valutazione di profitto. Ma lo chiedo alla politica che, invece, ha il dovere di bilanciare la libertà di impresa e il diritto alla salute e a un ambiente salubre. La salute deve essere il parametro di riferimento per questa valutazione».

Il costo esorbitante: 300 milioni

Dori mette in campo anche la questione costi: «Pare che il costo totale si aggiri attorno ai trecento milioni di euro, a fronte di un risparmio annuo per la Montello di 15/20 milioni di euro. Questo significherebbe che la Montello rientrerebbe dei costi in dopo almeno quindici anni di attività, senza considerare l'invecchiamento dell'impianto e i costi di gestione e manutenzione. Non vorrei quindi che Regione Lombardia pensasse, come già ha fatto con altri progetti come la Treviglio-Dalmine, di mettere sul piatto un contributo di fondi pubblici pur di rendere finanziariamente sostenibile il progetto. A questo punto i cittadini sarebbero doppiamente beffati». 

Il biofiltro c'è, ma anche gli odori continuano

Il deputato si fa portavoce anche della preoccupazione dei residenti, che da due anni lamentano gli odori insopportabili, sottolineando: «Da quanto ho appreso è stato da poco installato un nuovo biofiltro. A oggi la situazione non pare particolarmente migliorata, ma certamente saranno necessarie alcune settimane per testare effettivamente il nuovo metodo. Una cosa è certa: se il nuovo biofiltro non dovesse essere sufficiente ad eliminare il problema, sarà necessario utilizzare filtri più costosi, come quelli ai carboni attivi, perché i cittadini hanno il diritto di respirare un’aria inodore».

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