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«Politica fallimentare»

Odissea tamponi in Lombardia, il Codacons attacca la Regione: «Intervenga il Governo»

Per effettuare un test si sta in coda nei punti tampone anche per tre o quattro ore. A Milano circa 75 mila persone sono in quarantena tra contagiati, contatti stretti e isolamenti

Odissea tamponi in Lombardia, il Codacons attacca la Regione: «Intervenga il Governo»
Attualità 28 Dicembre 2021 ore 11:04

Farmacie prese d’assalto, punti tampone in tilt e tre/quattro ore di attesa per sottoporsi a un test per verificare di essere positivi al Covid. In concomitanza delle festività natalizie, complice anche l’impennata dei contagi, in Lombardia il sistema allestito per effettuare e analizzare i tamponi è collassato. Tanto che il Codacons ha annunciato di voler chiedere «un intervento al Governo, finalizzato a risolvere quanto sta accadendo in Lombardia».

Le code chilometriche all’esterno dei centri o dei drive through, sin dalle prime ore del mattino, nella speranza di poter fare un tampone fotografano un quadro comune a più o meno tutte le province lombarde. Emblematico per l’associazione sarebbe il caso di Milano, dove si contano circa 75 mila persone in quarantena tra contagiati, contatti stretti e isolamenti.

«Davanti a questa situazione la risposta della politica non può essere quella di scaricare le responsabilità sui comuni cittadini – denuncia il presidente nazionale del Codacons, Marco Donzelli -, ma quella di interrogarsi sulla completa assenza di una politica volta a risolvere gli annunciati problemi che avrebbe causato la variante Omicron, come si poteva prevedere dall'esperienza del Regno Unito».

Il Codacons è anche scettico riguardo alla possibile revisione delle regole per la quarantena, ritenendo che sarebbe più opportuno trovare una risposta concreta al prevedibile aumento dei malati ricoverati nelle strutture ospedaliere.

L’odissea vissuta dai cittadini in questi giorni, sempre per l’associazione a tutela dei consumatori, dimostrerebbe nuovamente tutti i imiti della sanità lombarda, la sua «completa assenza sul territorio, il sequenziamento della variante quasi assente e pochissima, se non nulla, assistenza domiciliare a chi ne ha bisogno».