Fa discutere il nuovo piano di sviluppo dell’aeroporto di Orio al Serio, annunciato lunedì (6 luglio) da Sacbo e con la previsione di arrivare a ben 23,5 milioni di passeggeri nel 2040. Mentre sui social monta il dibattito, il gruppo politico di Potere al Popolo di Bergamo si espone pubblicamente per schierarsi contro una crescita di questo tipo.
«Come Potere al Popolo Bergamo diciamo con chiarezza che questo progetto va respinto.
L’aeroporto di Orio al Serio è già il terzo scalo italiano e si trova a meno di tre chilometri dal centro cittadino. Da anni denunciamo come la continua crescita del traffico aereo abbia prodotto conseguenze sempre più pesanti sui quartieri e sui comuni limitrofi: rumore, inquinamento, pressione sul territorio e una qualità della vita che continua a peggiorare per migliaia di persone.
La tempistica è ancora più grave. Dopo anni di richieste da parte di cittadini e comitati è finalmente partito lo studio epidemiologico sugli abitanti delle aree interessate dall’attività aeroportuale. Sarebbe il minimo attendere i risultati di quello studio prima di pianificare un’espansione di queste dimensioni. Invece si sceglie di procedere comunque, dimostrando ancora una volta quali siano le priorità: prima gli interessi economici, poi, forse, la salute delle persone.

Il numero sempre crescente di passeggeri e voli si è dimostrato insostenibile già in questi anni, eppure, invece di interrogarsi sui limiti di questo modello, Sacbo propone di far crescere ancora l’aeroporto. Significativa è la dichiarazione del presidente di Sacbo, Giovanni Sanga, secondo cui gli investimenti “trascineranno gli indotti delle attività commerciali, i servizi, i parcheggi, il turismo tutto e le realtà economiche e sociali della provincia”. È una frase che racconta perfettamente il modello di sviluppo che contestiamo. L’economia bergamasca viene da anni indirizzata sempre di più alle esigenze della turistificazione di massa. Più voli, più turismo, più alberghi, più parcheggi, più rendita immobiliare. Ma chi trae davvero beneficio da questo modello?
Sicuramente non le lavoratrici e i lavoratori del settore. Oggi oltre il 70 per cento dei lavoratori del turismo in Italia percepisce meno di 14.800 euro lordi all’anno. Dietro la retorica della crescita e dell’indotto si nasconde un’economia fondata sul lavoro povero, precario e sottopagato, mentre i profitti si concentrano nelle mani di pochi. Non ci stiamo a dover scegliere fra lavoro precario e disoccupazione, vogliamo un modello di sviluppo diverso per la nostra città.
Con l’inchiesta Bergamo Città Pubblica abbiamo raccontato come questa trasformazione sia stata sostenuta e favorita anche dalle amministrazioni cittadine di centrosinistra, prima con Giorgio Gori e oggi con Elena Carnevali. Non si tratta di fenomeni inevitabili, ma di precise scelte politiche. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città sempre più costruita per i turisti e sempre meno per chi la abita. Gli affitti sono esplosi, gli appartamenti vengono trasformati in B&B, la rendita immobiliare espelle residenti, giovani e famiglie dai quartieri, mentre la speculazione edilizia rende sempre più difficile vivere a Bergamo.

L’ampliamento dell’aeroporto rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. Più passeggeri significano alimentare ulteriormente un modello economico che consuma territorio, peggiora la qualità della vita e trasforma Bergamo in una destinazione da sfruttare invece che in una comunità in cui vivere. Per questo respingiamo anche la narrazione secondo cui il turismo rappresenterebbe automaticamente sviluppo e benessere collettivo. La ricchezza prodotta da questo modello è distribuita in maniera profondamente diseguale, mentre i costi ambientali e sociali vengono scaricati sull’intera collettività.
Noi continuiamo a rivendicare un’altra idea di città. Una Bergamo pubblica, solidale e popolare. Una città che investa nella salute, nel diritto all’abitare, nel lavoro dignitoso, nei servizi pubblici e nella qualità della vita. Una città che metta al centro chi la vive ogni giorno e non gli interessi della rendita, della speculazione e della turistificazione.
Bergamo non ha bisogno di un aeroporto sempre più grande. Ha bisogno di essere restituita ai suoi abitanti».