Due camion sono parcheggiati alla bell’e meglio lungo la via. Il primo, con le porte del cassone spalancate, sta scaricando derrate alimentari. Il secondo è il classico furgone di un corriere, da cui discende rapido l’uomo delle consegne, finendo in strada. I due mezzi occupano tutta la carreggiata di destra e costringono le auto di passaggio ad andare in quella opposta. In mezzo ai pedoni che attraversano con borse al seguito, capannelli di anziani che chiacchierano, gente in giro col cane o con un mazzo di fiori. È passata poco più di una settimana dal tragico incidente costato la vita a Giulio Lovera, il bambino di 9 anni ucciso da un’auto mercoledì 13 maggio, ma il lato est di piazzale Risorgimento, a Loreto, è tornato ad essere il caos di sempre.
Non l’unico punto pericoloso della città, per carità. Ma nel centro del quartiere – attraversato dalle auto in arrivo da via Broseta, con parcheggi laterali, un supermarket, negozi, passi carrai e traverse, un parchetto per bambini e un andirivieni continuo di persone -, è già un miracolo che non ci scappi l’incidente ogni giorno.

L’area è Zona 30. Ma non la rispetta nessuno. E a dire il vero, non c’è nemmeno un vigile a farla rispettare. Ad appesantire il quadro, due scuole nelle vicinanze. In via Sylva, la Rodari. Poco più in là l’Aquilone. Vuol dire bimbi in giro, fra macchine che troppo spesso hanno fretta.
Le strisce pedonali e il semaforo più vicini sono all’incrocio con via Broseta. Gli altri, al capo opposto, all’inizio della salita di via Bonomi. Solo che la gente attraversa a metà, come la conformazione della piazza peraltro “suggerisce”. Lungo l’invito di via Trecour, la strada pavimentata che taglia in due il piazzale, priva di strisce pedonali.
I genitori delle scuole hanno segnalato più volte problemi di sicurezza al Comune. I residenti vorrebbero attraversamenti protetti. Dossi, dissuasori. L’amministratore del supermercato Unes affacciato sulla piazza ha detto a Bergamonews di averli chiesti più volte. L’ultima nel 2018. Purtroppo senza esito.
Certo è che quelli che ci sono non bastano. Le auto in discesa da Bergamo Alta (…)