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Una vicenda assurda

Treviglio, Pos negato al venditore di cannabis legale (e ha fatto anche fatica ad aprire il conto)

La vicenda di Mattia Mora, titolare di The Dispensary, che si è visto negare il servizio per "policy interna". Adesso, però, deve averlo per legge

Treviglio, Pos negato al venditore di cannabis legale (e ha fatto anche fatica ad aprire il conto)
Attualità 19 Luglio 2022 ore 17:12

Dall'1 luglio, i commercianti sono obbligati ad avere il Pos per permettere ai clienti di pagare con bancomat e carte di credito. Tra favorevoli e contrari, c’è poi chi vorrebbe (e dovrebbe) aderire a questo servizio, ma non può perché fa fatica a rapportarsi sia con le banche che con gli operatori del settore: è il caso, raccontato da PrimaTreviglio, di Mattia Mora, 34 anni, titolare del negozio The Dispensary nella città della Bassa in via Crippa, che vende prodotti a base di cannabis legale.

L’attività, infatti, pur essendo legale da sei anni in Italia, a quanto pare viene malvista dagli istituti di credito: per questo, sin da quando si è lanciato in questo business, Mora ha avuto diversi problemi a rapportarsi con le banche e con gli operatori che forniscono i Pos. «La giustificazione che usano sempre è "policy interna aziendale" - ha raccontato il giovane commerciante -. Appena sentono di cosa mi occupo si irrigidiscono e fanno muro. Mi chiedo che senso abbia rendere legale un’attività e poi complicare la vita a chi vi si dedica».

Il primo conto Mora riuscì ad aprirlo in una banca cittadina col metodo "all’italiana", ovvero grazie ad alcune conoscenze del padre che gli spianarono la strada. «Già, peccato che dopo tre anni mi fecero una sorpresa - ha continuato il 34enne -: venni convocato dalla direzione e mi spiegarono che dovevo chiudere il conto. Dopo tre anni si erano stranamente accorti che avevano una "policy interna" che impediva rapporti con determinate attività».

Le diffidenze non ci sono solo da parte le banche, ma anche da PayPal, forse la più importante piattaforma di pagamenti online: «Anche loro hanno rescisso il contratto per i soliti motivi - ha continuato il negoziante -. Un bel danno per me, perché non ho più potuto fare vendite online. Ci sono grosse aziende del settore che hanno problemi anche con lo store elettronico, perché viene impedito ai clienti di utilizzare il numero della propria carta di credito per fare acquisti».

Dopo aver fatto richiesta in altre banche, grazie ancora alle conoscenze del padre, Mattia Mora è riuscito ad aprire un nuovo conto: «Lo scorso gennaio ero anche riuscito ad attivare il Pos - ha spiegato Mora -. Poi, a fine maggio, dalla sera alla mattina sono stato chiamato dalla società che gestisce il servizio e mi hanno avvisato che avrebbero interrotto il contratto. Indovinate il motivo? La solita "policy interna aziendale". A quanto pare, i loro ispettori avevano svolto dei controlli ed era emerso che la mia attività non era consona».

Con l’introduzione dell’obbligo di Pos, è diventato un bel problema: «Da settimane tento di trovare un operatore che mi permetta di mettermi in regola - ha chiarito -, ma continuo a trovare resistenze. Tuttora sono in attesa di conferme da parte di una delle tante società che ho contattato. Si tratta di una situazione assurda, che mina la credibilità di un settore. Vorrei ricordare che anche noi paghiamo le tasse come tutti gli altri. E poi mi chiedo: abbiamo già tantissimi vincoli da rispettare, che senso hanno queste limitazioni ingiustificate? Io senza Pos sto perdendo il 20-30 per cento degli incassi, visto che con le carte di credito e i bancomat la gente è più portata a spendere».

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