celebrazione nazionale

Una messa a Roma per ricordare le 200 mila vittime del Covid: in prima fila l’associazione #Sereniesempreuniti

Si terrà il 18 marzo nella basilica capitolina di Santa Maria Maggiore. Tra le vittime «tanti anziani e fragili, ma anche chi assisteva e aiutava»

Una messa a Roma per ricordare le 200 mila vittime del Covid: in prima fila l’associazione #Sereniesempreuniti

Nel quinto anniversario dell’istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, il 18 marzo si celebrerà a Roma una santa messa a cui parteciperanno famiglie e istituzioni. Tra gli organizzatori c’è anche l’associazione bergamasca #Sereniesempreuniti, costituita dai familiari delle vittime del Covid.

Un ricordo per tutte le vittime della pandemia

Durante la celebrazione eucaristica, si ricorderanno le oltre 200 mila persone che hanno perso la vita durante la pandemia: un periodo nero per la Bergamasca, dove il virus mieté migliaia di vittime. La celebrazione avrà luogo nella basilica papale di Santa Maria Maggiore.

L’evento, di rilevanza nazionale, nasce da un percorso di dialogo istituzionale ed ecclesiale ed è promosso: dalla Fondazione Età Grande Ets presieduta da S.E. monsignor Vincenzo Paglia, da Hofi Brescia e dall’associazione #Sereniesempreuniti, riconosciuta come unica realtà associativa impegnata da anni in un concreto e continuativo lavoro di memoria, tutela e rappresentanza delle vittime e delle persone più fragili colpite dalla pandemia.

Alla celebrazione sono attese istituzioni civili e religiose, rappresentanti del mondo sanitario, del volontariato e familiari provenienti da tutta Italia, molti dei quali non hanno mai potuto salutare i propri cari né celebrare un funerale durante i mesi più duri dell’emergenza.

«A sei anni da quei giorni che hanno segnato profondamente il nostro Paese – dichiara Cassandra Locati, presidente dell’associazione –, e dopo aver sempre ricordato i nostri cari con momenti commemorativi e di dibattito ogni 18 marzo, siamo orgogliosi di poter promuovere un momento corale di memoria nazionale. Non solo per ricordare chi non c’è più, ma per non disperdere l’eredità umana, sociale e civile che la pandemia ci ha lasciato».

«A fronte di diversi e commoventi momenti di ricordo nelle vostre città e diocesi, e in altre soprattutto al Nord – si legge nell’invito ufficiale -, abbiamo avvertito in questi anni l’esigenza di una celebrazione a livello nazionale che onorasse in maniera corale le circa 200.000 vittime, in larghissima parte anziani e fragili ma non solo, che hanno perso la vita in condizioni drammatiche, spesso in solitudine, talora con limitato o impossibile accesso alle cure».

«Insieme ad essi, ci appare necessario ricordare con più forza alla comunità nazionale le tante vittime cadute mentre assistevano ed aiutavano, spesso eroicamente»: il personale sanitario e d’emergenza, le forze dell’ordine e l’esercito, i cappellani e ministri di ogni culto, gli addetti alle onoranze funebri e alle sepolture, i volontari di tante associazioni e comunità. « Insieme a loro, tutti quanti erano coinvolti nelle attività essenziali e che hanno dovuto continuare il loro servizio anche nelle settimane più dure. La memoria anche di tutti loro deve essere raccolta e trasmessa».