Botta e risposta

Chiesa ex Riuniti, pasticcio infinito

Chiesa ex Riuniti, pasticcio infinito
19 Luglio 2019 ore 09:10

Quer pasticciaccio brutto della chiesa di via Statuto. L’intricata matassa intreccia fili ingarbugliati tra Regione, Comune, Diocesi, comunità religiose degli ortodossi e dei musulmani a Bergamo. Dopo che gli Ospedali Riuniti hanno traslocato nelle nuove torri, lasciando spazio all’Accademia della Guardia di Finanza, l’azienda ospedaliera con Regione Lombardia ha messo all’asta la chiesetta, che era sempre stata la casa dei frati francescani (anche loro traslocati nei nuovi padiglioni del Papa Giovanni). Nel frattempo, provvisoriamente, la chiesetta era stata affidata alle cure della comunità degli Ortodossi, guidati da padre Gheorghe Velescu. L’asta, però, sorprendentemente, è stata regolarmente vinta dalla comunità dei musulmani, che ha superato l’offerta degli ortodossi. E qui inizia il pasticcio.

 

 

Da una parte si registra il sollevamento popolare delle migliaia di persone che hanno legato i loro ricordi affettivi in quella chiesa a culto cattolico, quando si recavano a pregare per i loro cari ricoverati. Dall’altra gli ortodossi, che si vedono estromessi da una chiesa loro affidata dal 2015 e ora si chiedono dove andare. Infine i musulmani, vincitori di fatto, ma poco graditi dalle istituzioni regionali. In un post su Facebook, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ricorda che «la Regione Lombardia per riparare a un esito di gara sorprendente e particolarmente sgradito, decide di esercitare il diritto di prelazione sull’immobile – che poco prima aveva scelto di vendere – con il presidente Fontana impegnato a promettere agli ortodossi che la chiesa sarebbe stata loro prontamente “restituita”».

Ma l’8 luglio – spiega ancora Gori – arriva la beffa: in una lettera inviata a padre Gheorghe c’è la diffida di Regione a lasciare l’immobile entro 30 giorni, pena il ricorso alle «più opportune sedi giudiziarie per…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 3 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 25 luglio. In versione digitale, qui.

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