Tipo: «Non c'è soluzione»

10 cose da non dire mai in ufficio

10 cose da non dire mai in ufficio
Cronaca 12 Giugno 2015 ore 08:10

Se pensavate che per fare una buona figura sul posto di lavoro fosse sufficiente impegnarsi al meglio nello svolgimento delle proprie mansioni, dovete ricredervi. Per essere un buon lavoratore, infatti, di quelli che ispirano stima e fiducia nei capi, occorre seguire alcune precise regole. Questo, perlomeno, è quello che pensano i consulenti di Hays Response, un’importante società che si occupa di ricerca e selezione del personale. Questi signori sono stati così cordiali da redigere un vero e proprio decalogo che ogni lavoratore dovrebbe incidersi nella memoria, onde evitare di arrivare una mattina in ufficio e trovare la propria scrivania occupata da qualcun altro. Nello specifico, si tratta di 10 frasi che mai e poi devono essere pronunciate.

 

1) Non è di mia competenza

In moltissime aziende, la parola d’ordine è “flessibilità”, ovvero la necessità che i dipendenti non si fossilizzino sul proprio compitino, ma che, all’occorrenza, siano disposti a svolgere lavori che, da contratto, non rientrerebbero nei loro doveri. Si comprende come un lavoratore che non intenda nemmeno tentare di allargare i propri confini professionali, abbia ben poche possibilità di fare una buona impressione.

 

2) Non mi sento in grado di farlo

Sotto un certo punto di vista legata alla precedente frase, queste parole significano una sola cosa: mancanza di autostima. O, peggio ancora, pigrizia: addurre come giustificazione il non saper fare qualcosa pur di non alzare un dito, in effetti, è piuttosto efficace, ma certamente non mette per nulla sotto una buona luce, anzi.

 

3) Preferirei non lavorare con quel collega

Ma che è, l’asilo? Immaginatevi un dirigente, tutto preso dai propri impegni e dalle proprie responsabilità e dalle relative pressioni, che ha urgente bisogno che affidare un lavoro importante ad alcuni sottoposti. Per sentirsi dire, di tutta risposta, che il proprio collega non è molto simpatico o cose del genere, e che quindi così non si può fare. È facile immaginare la risposta del capo: «Quella è la porta, grazie».

 

4) Questa attività è inutile

Diametralmente opposta alla frase numero 2, quella sulla mancanza di autostima, questa è la tipica espressione da ultimo arrivato che però vuol dispensare consigli e suggerimenti al proprio capo che gli sta affidando un lavoro. Irritante, antipatico, e poco costruttivo: un atteggiamento decisamente da non tenere mai.

 

5) Non è colpa mia

Tipica frase di chi è interessato esclusivamente al proprio orticello: basta che io ne rimanga fuori, del resto non mi preoccupo. Comportarsi così significa non avere il minimo interesse per le sorti dell’azienda, ufficio, società o chissà cosa, e soprattutto certifica un certo disinteresse nei confronti dei propri colleghi. Molto meglio prodigarsi per risolvere il problema, piuttosto che pensare esclusivamente a non prendersi responsabilità: si fa una figura molto migliore.

 

6) Se abbiamo fatto sempre così, perché cambiare?

Elasticità, elasticità, e ancora elasticità: in un mondo che corre a mille all’ora, in cui ogni giorno ci sono novità, innovazione, tecniche nuove, e dove la concorrenza, se non si è guardinghi, può azzerare chiunque in un batter d’occhio, è fondamentale essere disposti a cambiare in continuazione. Perché il rischio che il proprio posto venga preso da qualcuno che invece al posso con il mondo ci sta, è sempre dietro l’angolo.

 

7) Non c’è una soluzione

Questa frase, semmai, dovrà essere il capo a dirla, assolutamente mai il lavoratore, che anzi fino all’ultimo secondo deve mostrarsi impegnato a trovare una soluzione la problema, anche quando questo sembra essere insormontabile. L’impegno indefesso viene sempre premiato, la rassegnazione, solitamente, mai.

 

8) Alla fine sono sempre io quello che deve fare il lavoro più duro

La tipica figura del Calimero, colui che non fa altro che lamentarsi del fatto che la vita lavorativa sia sempre e solo ingiusta con lui. È effettivamente vero? Potrebbe significare che c’è più stima che negli altri, e allora non è il caso di gettarla via. È solo un complesso persecutorio? Allora occorre accorgersene il prima possibile e rimettersi nei binari, perché i lavoratori lamentosi di solito non vanno molto lontano.

 

9) Io me ne vado!

Il rischio è evidente: che nemmeno si ha fatto in tempo a concludere la frase che la porta è già spalancata. Di solito, parole del genere vengono pronunciate in seguito ad una lite, o comunque a delle incomprensioni importanti. Se non siete voi a poter decidere della vostra permanenza sul posto di lavoro, un consiglio spassionato: non giocate troppo con la sorte.

 

10) Tu hai sempre ragione

Il classico esempio di lecca… eccetera. Va bene dimostrare la propria stima nei confronti del capo, ma occhio a non esagerare, onde evitare di fare pessime impressioni ai propri superiori nonché di attirarsi le antipatie dei colleghi.