Cronaca
Sedici italiani al via

Tutto sul Tour de France 2015 Cinquant'anni dopo Gimondi

Tutto sul Tour de France 2015 Cinquant'anni dopo Gimondi
Cronaca 03 Luglio 2015 ore 11:40

Ventidue squadre, centonovantotto corridori al via sabato da Utrecht: sedici sono italiani, e fra loro c’è anche il dorsale numero 1, il vincitore della passata edizione Vincenzo Nibali. Gli altri sono: Michele Scarponi, Damiano Caruso, Daniel Oss, Manuel Quinziato, Matteo Trentin, Giampaolo Caruso, Jacopo Guarnieri, Luca Paolini, Filippo Pozzato, Matteo Bono, Davide Cimolai, Adriano Malori, Ivan Basso, Daniele Bennati, Matteo Tosatto. Ma ecco dieci cose da sapere sulla Grande Boucle, che si concluderà come sempre nello scenario incomparabile dei Campi Elisi, domenica 26 luglio.

1 - La prima settimana è dedicata alle strade delle classiche del Nord: niente grandi salite, ma tante difficoltà. Saranno tappe tecniche e pericolose, con pavé, cotes, muri e soprattutto l’insidia vento. Nella quarta tappa 13,3 km in pavé, 7 settori in totale. Due arrivi da classiche nella terza tappa (muro di Huy) e nell’ottava (mur de Bretagne).

 

 

2 - In totale i corridori dovranno percorrere 3.360 chilometri in 21 tappe: 1 crono individuale, 1 cronosquadre, 9 frazioni per velocisti, 3 tappe di media montagna, 7 di alta montagna con 5 arrivi in salita.

3 - Ancora prima del via il Tour ha perso un pezzo di mito. Sei giorni fa infatti gli organizzatori sono stati costretti a cambiare in extremis il percorso della ventesima tappa, che prevedeva l’accoppiata Alpe d’Huez-Galibier. Purtroppo una frana ha ostruito la strada e dunque non ci arriverà più sul Col du Galibier, una delle salite leggendarie della Grande Boucle. A questo punto l’accoppiata cambia: la Croix-de-Fer precederà l’ascesa finale all’Alpe d’Huez.

 

 

4 - Si parte dall’Olanda, come anche al prossimo Giro d’Italia. È la sesta volta che il Tour prende il via dai Paesi Bassi. In tutto le partenze fuori dalla Francia sono ventuno con questa.

5 - Il Tour non è mai partito dall’Italia.

6 - Il 14 luglio saranno cinquant’anni dal successo di Felice Gimondi al Tour. Il campione bergamasco aveva 22 anni e non doveva neanche correre il Tour: aveva già fatto il Giro e aveva aiutato Adorni, il suo capitano, a vincerlo. Però alla vigilia del Giro di Francia Battista Babini si ammalò di paratifo, e fu chiamato proprio Gimondi a prendere il suo posto come gregario di Adorni.

 

 

7 - Non c’erano molte informazioni in corsa, e neanche le radioline. Prima di partire Gimondi si scrisse sul guantino di destra i nomi dei velocisti più forti, e su quello di sinistra i favoriti per la vittoria finale.

8 - L’idea del Tour de France fu di un giornalista, Geo Lefevre, de L’Auto-Vélo. Il suo giornale era in crisi, e lui propose di organizzare una corsa a tappe attraverso la Francia per assicurarsi un po’ di pubblicità.

9 - Quel giornale era stampato su carta gialla, ed ecco spiegato il colore della maglia del leader della corsa.

10 - Per un certo periodo, anche l’ultimo in classifica aveva un riconoscimento. Al Giro c’era la maglia nera (molto ambita, perché portava un premio in denaro), al Tour c’era la Lanterne Rouge. L’ultimo arrivato portava sotto la sella un segno di riconoscimento rosso. La tradizione prevedeva che facesse l’ultima tappa con una lanterna e un giro d’onore all’arrivo. Dal 1980 questa consuetudine non esiste più.

 

Lanternerouge

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