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L'Italia non lo adotta

Il salario minimo nei Paesi europei

Il salario minimo nei Paesi europei
Cronaca 04 Luglio 2014 ore 10:05

A partire da gennaio 2015 il salario minimo in Germania sarà di 8,50 lordi. Così ha deciso il Parlamento tedesco nella giornata del 3 luglio. È un passaggio storico  e «un momento di grande gioia» ha esultato il ministro del Lavoro, la socialdemocratica Andrea Nahles. «Dopo dieci anni di discussioni, dopo dieci anni di scontri, oggi approviamo il salario minimo» ha detto Nahles al Bundestag, il Parlamento tedesco, che in meno di tre mesi ha dato via libera, con 535 voti favorevoli su 601, al disegno di legge presentato dal governo in primavera.

Numeri e opinioni sul salario minimo in Germania. Secondo le stime del governo, il settore dei salari bassi (inferiori agli 8,50 euro all’ora lordi) riguarda quasi quattro milioni di lavoratori. Con una percentuale alta a Est dove il 25-30% dei dipendenti sarà interessato dalla riforma e bassa nei land dell’Ovest, dove riguarderà solo il 10-15% della forza lavoro. Fino a questo momento sindacati e rappresentanti delle imprese hanno deciso autonomamente la busta paga dei lavoratori: da gennaio non sarà più così, anche se alcuni settori (ad esempio, gli stagionali) avranno due anni di tempo per adattarsi al nuovo diktat. Per il momento gli stagisti e i minorenni restano esclusi da questa nuova norma. Fuori anche chi è stato disoccupato per un lungo periodo.
Le critiche al provvedimento sono state molte. E non solo da parte degli imprenditori. Gli analisti prevedono un trend negativo sia sul numero dei posti di lavoro che sui costi, il cui contenimento ha rappresentato fino ad oggi il principale fattore di competitività del paese. La Deutsche Bank offre delle previsione più precise e stima che, a seguito dell’applicazione della legge, ci saranno tra 450mila e un milione di posti di lavoro a rischio. Sulla stessa linea l’istituto Ifo (900mila) mentre Commerzbank prevede un aumento del costo del lavoro superiore all’1% nel corso del 2015, primo anno di applicazione della legge.

Che cos’è il salario minimo. Il salario minimo è la più bassa paga oraria, giornaliera o mensile, che i datori di lavoro devono corrispondere per legge ai lavoratori. Varate per la prima volta in Australia e Nuova Zelanda alla fine del diciannovesimo secolo, le leggi sul salario minimo sono state poi introdotte anche in molti altri Paesi del mondo, e sono oggi in vigore in molti Stati. Questa misura serve per ridare potere d’acquisto ai lavoratori e per correggere le disuguaglianze sociali. Il salario minimo è una specie di ammortizzatore sociale, ma alcuni esperti mettono in dubbio la sua efficacia e temono che questo provvedimento possa influire sul tasso di disoccupazione. Alcuni affermano anche che riduce l’accesso al mercato del lavoro delle persone meno qualificate. Altri, invece, sostengono che mantiene la coesione sociale.

Esiste in Italia? In Italia, anche se secondo l’articolo 36 della Costituzione il salario del lavoratore deve essere non solo proporzionato alla qualità e alla quantità del lavoro svolto, ma anche in grado di assicurare un minimo vitale per il lavoratore e per la sua famiglia, non esiste uno stipendio minimo per legge, quindi non c’è una legislazione specifica in materia. Circa la metà dei lavoratori dipendenti è coperta da un contratto collettivo nazionale (CCNL). I CCNL sono stipulati fra le organizzazioni dei datori di lavoro, i sindacati, le confederazioni di sindacati e le confederazioni delle organizzazioni dei datori di lavoro. Anche il Governo può stipulare contratti collettivi, ma solo con i lavoratori del settore pubblico.

salario minimo

Tutti i numeri dei minimi sindacali in Italia. Ecco le soglie base di retribuzione secondo la ricostruzione dello studio Rotaporta (Il Sole 24 ore).

  1. Negli impianti alberghieri il minimo mensile è di 1.233,16 euro mentre il minimo orario è di 7,17 euro. Gli impiegati di grado superiore partono da 10,58 euro all’ora, con punte di 11,36 e 12,27 euro all’ora per vicedirettori e direttori.
  2. Nell’industria metalmeccanica il minimo mensile è di 1266,57 euro, mentre quello orario: 7,32 euro. Per i quadri, quasi il doppio: 12,45 euro all’ora e 2.153,54 euro al mese.
  3. Nell’industria edilizia, il minimo mensile è di 1.313,23 euro, quello orario è di 7,59 euro. Salendo di grado, si arriva a 11,39 euro all’ora per gli impiegati con livello contrattuale più elevato e 12,34 euro all’ora per i quadri.
  4. Nell’industria alimentare il minimo mensile è di 1.420,78 euro. Il minimo orario è di 8,21 euro.
  5. Per i dipendenti con l’inquadramento contrattuale di “operai”, il minimo mensile non scende sotto i 1.800,52 euro. Nel settore non esiste un divisore orario fisso, ma su una media di 37,5 ore di lavoro a settimana, il minimo orario può essere approssimato a 11,11 euro all’ora.
  6. L’industria dell’abbigliamento. In questo settore il minimo mensile è di Minimo mensile: 1.141,33. Minimo orario: 6,60 euro.
  7. Nel settore agricolo, Minimo mensile: 1,204,84 euro. Minimo orario: 7,13 euro.

Nel resto d’Europa. Vince la medaglia d’oro il Lussemburgo che riesce a garantire un salario minimo di 1.921 euro lordi. Buoni stipendi anche per il Belgio (1.501€), Paesi Bassi (1.485), Irlanda (1.461), Francia (1.445) e Regno Unito (1.216). La maggior parte dei paesi non superano la soglia dei mille euro. Addirittura alcuni non arrivano neanche ai 200 euro. La lista continua con la Slovenia (789), Spagna (752), Malta (717), Grecia (683), Portogallo (565), Turchia (424), Croazia (405), Polonia (387), Estonia (355), Slovacchia (352), Ungheria (344), Repubblica Ceca (327), Lettonia (320), Lituania (289), Romania (190) e Bulgaria (173).

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