Cronaca
Contro il modello occidentale

La Russia vieta le parolacce in Tv

La Russia vieta le parolacce in Tv
Cronaca 04 Luglio 2014 ore 13:43

Il 5 maggio 2014, il presidente della Russia Vladimir Putin ha firmato un disegno di legge teso a vietare l’uso del turpiloquio nei media e nelle opere culturali. La norma è ufficialmente entrata in vigore il primo luglio. Niente più parolacce dunque, né in televisione né sui giornali, né a teatro né nei libri. Se qualcuno dovesse infrangere la legge sono previste sanzioni che vanno dai 45 euro (2 mila e 500 rubli) per i privati, agli oltre mille euro (50 mila rubli) per le società. La norma si inserisce nella nuova strada intrapresa dalla Duma, sempre più attenta a controllare con zelo le condotte dei propri cittadini.

La norma ha sollevato critiche sin dal giorno della firma di Putin, soprattutto in America, dove sia la BBC che il Wall Street Journal hanno definito la legge l’ennesima dimostrazione del conservatorismo sovietico del presidente Putin, un atto che va contro la libertà di espressione e di parola.

L’importanza del turpiloquio nella cultura russa. Gli stessi russi però non pare abbiano particolarmente apprezzato la nuova normativa introdotta dal governo. In Russia infatti, il turpiloquio rientra in un particolare linguaggio verbale definito “mat” che, come spiega bene su La Stampa la giornalista Anna Zafesova, nella cultura russa è molto più che un linguaggio scurrile e di pessimo gusto. Durante l’era sovietica questo tipo di linguaggio era fortemente osteggiato dal Partito Comunista, che censurava ogni forma culturale, dai film ai libri, in cui fossero presenti parolacce o richiami sessuali diretti. Ancora oggi la popolazione russa più colta ed agée tende a guardare con disprezzo l’uso del “mat”, che veniva invece usato dal popolo come forma di ribellione alle imposizioni del Partito e tutt’oggi rappresenta una forma di demarcazione sociale. Molti grandi intellettuali russi hanno usato ed usano il “mat” nelle proprie opere e la nuova legge renderebbe “illegali” opere storiche della letteratura russa, come gli scritti di Pushkin o di Sorokin.

Che cosa è il Mat. Nello specifico, il “mat” è un lessico molto maschilista, ricco di riferimenti sessuali ed osceni, usati come insulto verso altre persone e diffuso nelle classi sociali meno abbienti. Lo stesso Putin, in più di un’occasione pubblica, ha rasentato l’uso del “mat” – seppur senza mai usarlo apertamente – per imbonirsi una parte della popolazione. David Remnick, sul New Yorker, a differenza degli altri media americani si è interessato allo studio del “mat”, mettendo in luce le quattro parole attorno a cui ruota tutto questo particolare linguaggio e che sono la base del divieto disposto dalla legge (che non presenta una lista completa): sono khuy (cazzo), pizda (stronzo), ebat’ (fottere) e blyad (puttana). In passato erano soprattutto i prigionieri e la classe operaia ad usare il “mat” e per le donne era assolutamente sconveniente il suo uso, tanto che si diceva: «Se una donna parla in mat, allora le ferite di Cristo si riaprono». Col passare degli anni però il suo uso è diventato sempre più comune nel parlare quotidiano, proprio come nei linguaggi occidentali. Le sue basi rimangono però salde nella cultura russa, tanto che il famoso regista Andrey Zviaghintsev, quest’anno in competizione anche al Festival di Cannes, ha definito il “mat” un fenomeno linguistico unico, quasi sacro, da difendere come patrimonio culturale piuttosto che da eliminare, ed anche un seguace convinto di Putin come il regista Nikita Mikhalkov ha richiesto una revisione della norma.

La politica intrapresa dalla Duma. La norma anti turpiloquio, che da diverso tempo era vicina all’approvazione - la prima proposta risale al dicembre 2013, quando un gruppo di parlamentari presentò un testo simile a quello poi approvato a maggio -, secondo molti è stata scritta per tutelare Vladimir Putin ed il primo ministro russo Medvedev, spesso presi di mira nel web con epiteti non certamente carini. Putin stesso ritiene l'uso delle parolacce una malsana occidentalizzazione della cultura russa. La Duma è già diverso tempo che ha intrapreso una strada conservatrice. Oltre alla oramai nota normativa anti propaganda gay promulgata da Putin nel giugno del 2013, il Parlamento russo si è concentrato sulla salute pubblica attraverso la legge che cerca di controllare la vendita ed il consumo di alcolici – da sempre vera e propria piaga sociale della popolazione russa – o la legge antifumo entrata in vigore il primo giugno e che è tesa a diminuire il numero di fumatori nel Paese.

Se queste ultime due norme a noi occidentali paiono assolutamente condivisibili, tanto che anche l’Italia ne è provvista, un po’ meno comprensibile è ad esempio la proposta di legge presentata da un deputato contro il tacco a spillo, perché nocivo per la salute fisica delle donne, o la legge, che verrà analizzata dalla Duma nei prossimi giorni, che vorrebbe proibire l’uso di parole inglesi che anche nella popolazione russa hanno oramai preso piede, ulteriore dimostrazione, secondo il governo russo, di un’occidentalizzazione della popolazione russa.