Un problema per il turismo

Dopo la famosa invasione delle meduse a Filicudi

Dopo la famosa invasione delle meduse a Filicudi
07 Luglio 2014 ore 10:24

A metà giugno il video di Dario Lopes, 53enne pescatore subacqueo dell’isola di Filicudi, aveva diffuso il panico: una distesa immensa di meduse nel bel mezzo delle limpide acque delle Isole Eolie. I media si erano lanciati sulla notizia, parlando di «invasione» e di «disastro ambientale», facendo scappare i turisti già giunti sull’isola e facendo cambiare idea ai tanti che avrebbero voluto passarci le vacanze estive.

È una cosa normale? Ad inizio luglio si è scoperto che le acque di Filicudi non sono state colonizzate da alcuna specie di medusa e che il video era la prova di un semplice fenomeno che accade ogni anno, come ha spiegato a La Stampa la biofisica Monica Francesca Blasi: «In quel video c’erano parecchie meduse, ma succede tutti gli anni tra aprile e maggio. Risalgono dalla profondità e per un giorno riempiono il mare. Poi, come sono venute, spariscono disperdendosi nel Tirreno».

 

Le meduse del Mediterraneo. Ferdinando Boero, biologo marino all’Università del Salento e  membro del Comitato Nazionale delle Ricerche per le Scienze Marine (CNR-Ismar), avvisa: «Nel Mediterraneo sta proliferando la Pelagia, soprattutto nel mar Tirreno. Nell’Adriatico è addirittura ricomparsa una specie rarissima, la Drymonema Dalmatinum, una delle specie più grandi». La Pelagia è un tipo di medusa tra le più comuni: un cappello di circa 10 centimetri bordato di viola, con lunghi tentacoli trasparenti. Da sempre è protagonista delle nostre estati sul versante tirrenico. Questa medusa passa l’inverno sui fondali del Mediterraneo occidentale, poi, in primavera, con le correnti ascensionali, risale verso la superficie ed inizia a riprodursi. Appena dopo l’accoppiamento solitamente muore, ma ogni atto sessuale della Pelagia dà vita ad una efira, ovvero un piccolo esemplare di Pelagia, che crescerà nel giro di un mese ed inizierà a riprodursi. Secondo gli studi di Ferdinando Boero e secondo le segnalazioni ricevute al sito Meteo Meduse da lui curato, la Pelagia si è riprodotta molto e rischia di essere fortemente presente nelle nostre acque. I bagnanti dell’Adriatico dovranno invece stare attenti alla rarissima Drymonema Dalmatinum, esemplare che può toccare gli 80 centimetri di diametro del cappello e che non si vedeva da decenni. Negli ultimi mesi sono già stati tre gli avvistamenti: a Lignano, a Pirano ed un esemplare spiaggiato a Muggia.

 

 

La soluzione: le reti anti-meduse. Gli imprenditori che vivono di turismo estivo hanno deciso di correre ai ripari. Sempre più stabilimenti, in Puglia e nelle Eolie, stanno installando nelle acque al largo della costa delle particolari reti anti-medusa, studiate dal collega di Ferdinando Boero Stefano Piraino, membro del progetto Med-Jellyrisk. L’obiettivo è quello di tenere le meduse al largo e permettere ai bagnanti di godersi un tuffo nelle acque cristalline senza dover preoccuparsi di brucianti sorprese poco gradite. Boero aggiunge che oltre a quest’intelligente rimedio, sarebbe utile pensare a «misure di sostegno economico, come avviene in caso di calamità naturali», perché l’installazione di queste reti comporta un esborso economico di non poco conto. Boero, intervistato per la rivista di WWF Italia, spiega anche che una volta si assisteva a picchi di presenza di meduse nei nostri mari ogni 10-15 anni. Nell’ultimo decennio, invece, c’è stata un’invasione all’anno. Il motivo è principalmente legato alla pesca indiscriminata che ha svuotato il Mediterraneo di molti pesci e all’inquinamento delle acque, che ha aumentato di molto la temperatura media del mare, causando l’adattamento degli esemplari di meduse già presenti e permettendo lo sviluppo di specie di meduse tipicamente tropicali.

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