Una questione irrisolta

La Striscia di Gaza, spiegata

La Striscia di Gaza, spiegata
19 Luglio 2014 ore 07:50

Il nome “Striscia di Gaza” si riferisce a un territorio palestinese a sud della città di Gaza, stretto fra Israele, il mar Mediterraneo e l’Egitto. Si tratta di una regione di 360 km quadrati di superficie (una volta e mezza l’isola d’Elba) popolata da circa 1.645.500 abitanti in assoluta maggioranza arabi. La provincia di Bergamo, il cui territorio è otto volte circa più grande, ne conta 1.097.670. La densità della popolazione è impressionante: 4570,83 abitanti per km quadrato. Cifre da cella di San Vittore.
È rivendicato, assieme alla Cisgiordania e a Gerusalemme est, come parte dello Stato (inesistente, perché ancora da definire) di Palestina ed è attualmente è governato dal movimento di Hamas per conto del governo palestinese. Dal 2012 l’ONU riconosce formalmente la Striscia come parte dello Stato (vedi sopra) di Palestina, di fatto attribuendogli la qualifica di entità statale semi-autonoma.

 

 

A Gerusalemme gira un detto fra gli studiosi: uno ci arriva con l’intenzione di controllare gli ultimi dati sulla situazione di Israele; due settimane dopo immagina che gran parte del libro andrà riscritto; un mese dopo se ne riparte col materiale per un articolo di giornale. La situazione della Striscia è – se possibile – ancor più complicata.

L’area è infatti rivendicata dallo Stato di Palestina come parte integrante del proprio territorio. Ma lo Stato, si è detto, non esiste e quindi la sovranità viene esercitata congiuntamente da una cosa che può soltanto sperare di esserci e da un movimento politico (Hamas) che se ne dice il garante a seguito di una dichiarazione di indipendenza del 1998, che però non ha sortito effetto alcuno fino al 2005, quando gli israeliani decisero di ritirarsi dai loro insediamenti in zona. Nota bene: dal punto di vista internazionale Hamas è un movimento terrorista. Ciononostante, l’ONU ha riconosciuto il territorio come Palestinese e nello stesso tempo lo ha dichiarato occupato da Israele, in attesa che si costituisca il famoso stato. Giuridicamente è considerato una repubblica semipresidenziale cui appartengono anche i territori della Cisgiordania (pure  occupati da Israele, e dunque irraggiungibili per i cittadini di Gaza). In realtà è territorio sottoposto al governo islamico di soggetti diversi in perenne lotta fra loro e alle continue ritorsioni di Israele.

 

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Perché non si abbia l’illusione di aver capito bisogna aggiungere che la Striscia è stata governata dall’Egitto (il cui governo, attualmente, non nutre alcuna simpatia per Hamas) dal 1948 e il 1967, e oggi ne controlla la frontiera meridionale. Dal 1967 – da dopo la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni – al 2005 (vedi sopra) il territorio è passato nelle mani di Israele. In seguito agli accordi di Oslo (agosto 1993, Presidenza Clinton) firmati tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Israele mantiene però il controllo militare dello spazio aereo della Striscia, delle frontiere terrestri (attraverso posti di blocco) e delle acque territoriali, oltre al controllo de facto di ogni altro possibile accesso.

I principali partner commerciali della Striscia di Gaza sono Israele, Egitto, e la Cisgiordania. Prima della seconda rivolta palestinese scoppiata nel settembre 2000, circa 25.000 lavoratori dalla Striscia di Gaza, ogni giorno si recavano in Israele per lavoro. Oggi questo è diventato impossibile: Israele si rifiuta di pagare gli stipendi.

Israele, Stati Uniti, Canada, e l’Unione europea hanno congelato tutti i fondi al governo palestinese dopo la formazione di un governo controllato da Hamas, che ha vinto le elezioni legislative palestinesi del 2006. Questo perché Hamas, come si è detto, è considerata un’organizzazione terroristica. Avendo però vinto le elezioni non può essere considerata un movimento di soli militari. Per Israele, al contrario, un militante di Hamas è per ciò stesso un combattente armato, non un civile.

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