Potrebbe esistere una cura efficace

Epidemia di ebola Qualche buona notizia

Epidemia di ebola Qualche buona notizia
04 Agosto 2014 ore 07:28

Risale a pochi giorni fa la notizia della morte di Sheik Umar Khan, il medico che assisteva i malati di ebola in Sierra Leone. Dalla fine di luglio a oggi, il numero dei morti è aumentato drammaticamente, passando dai 672 ai 726 morti. Cinquantasette persone sono decedute negli ultimi quattro giorni.
Ci sono però dei segnali che fanno ben sperare. Le condizioni di due malati, il medico Kent Brantly e l’infermiera Nancy Writebol, stanno infatti migliorando, dopo che è stato loro somministrato un siero sperimentale. I due sanitari stavano lavorando in Liberia per conto dell’associazione Samaritans’ Purse, quando hanno manifestato i primi sintomi dell’ebola. Sono stati i primi ad assumere per endovena il farmaco che, sintetizzato dall’azienda Mapp Biopharmaceutical Incorporation, non è stato finora somministrato ad alcun essere umano. Realizzato grazie a una serie di esperimenti condotti su topi infettati, è stato iniettato a un gruppo di scimmie. I ricercatori hanno ritenuto incoraggianti i risultati ottenuti.
Brantly e Writebol sono stati naturalmente informati dei rischi che correvano, ma hanno ugualmente accettato di sottoporsi al trattamento. Il medico, le cui condizioni avevano incominciato a peggiorare in modo preoccupante, è stato il primo a ricevere il siero. Data la gravità della sua situazione, ha anche subito la trasfusione di una unità di sangue da parte di un ragazzo quattordicenne, guarito dopo essere stato curato dal medico. Trasportato ad Atalanta, in Georgia, è stato ricoverato all’Emory University Hospital. L’infezione è regredita, tanto che il paziente si è alzato in piedi, ha camminato, e ha fatto una doccia.
Anche Nancy Writebol, la seconda ad avere assunto il siero, sembra stia meglio. Il suo ritorno negli Stati Uniti è atteso per domenica.

 

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L’allarme che l’epidemia ha scatenato in seno alla comunità internazionale, tuttavia, non cenna a diminuire. L’ Oms (Organizzazione mondiale della sanità, ndr) sta elaborando un piano di contenimento del virus, mettendo a disposizione 100 milioni di dollari e lanciando un appello: «Servono urgentemente medici, infermieri, epidemiologici, esperti di mobilitazione sociale, logistica e analisti».
Il timore che la malattia possa diffondersi ha aguzzato l’ingegno di alcuni esperti statunitensi, che hanno proposto la creazione di un sistema aeromedico, grazie a cui i malati potranno essere evacuati e curati in completo isolamento.
Richard Besser, ex direttore dell’emergenza dei Centri di Atlanta, ha spiegato che «si tratta di una tenda speciale, costruita per le occasioni in cui i CDC (Centers for desease control and prevention, ndr) inviano personale in risposta alle infezioni più pericolose». La tenda è realizzata in una plastica molto resistente e impermeabile, tale da garantire a chi vi si trova all’interno protezione contro gli agenti esterni.

 

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