Il successo del programma di Vespa

I vent’anni di “Porta a Porta” Il palco della seconda repubblica

I vent’anni di “Porta a Porta” Il palco della seconda repubblica
Cronaca 12 Febbraio 2016 ore 16:01

«”Porta a Porta” è il terzo ramo del Parlamento»: una battuta sentita migliaia di volte, la cui paternità, per onor di cronaca, va riconosciuta a Giulio Andreotti, e che però, come tutti i luoghi comuni, un fondo di verità ce l’ha. Proprio in questi giorni in cui si festeggia il ventesimo compleanno del talk show per eccellenza della televisione italiana, può essere il momento giusto per guardare indietro e notare che, effettivamente, il salotto candido guidato da Bruno Vespa è spesso stato teatro di trame che solitamente dovrebbero essere riservate al pubblico del Parlamento: a “Porta a Porta” infatti abbiamo visto dimettersi ministri, annunciare tragedie, conferire incarichi politici, e tanti altri avvenimenti non solitamente tipici di uno studio televisivo. La risposta più ovvia, ma non per questo meno vera come nel caso della battuta del Divo, è che “Porta a Porta” è diventato negli anni molto più che un semplice talk show, ma il più ambito palco della Seconda Repubblica, quasi uno speaker non ufficiale ritenuto però spesso molto più adeguato di uno scranno di Montecitorio o di Palazzo Madama per rivolgersi al Paese tutto.

 

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Qualche numero di questa storia. Era il 22 gennaio 1996, e un emozionato Bruno Vespa accoglieva nel suo studio Romano Prodi, che di lì a pochi mesi sarebbe diventato Presidente del Consiglio, succedendo a Lamberto Dini. In quella prima puntata, Vespa svelò il Nord verso la  bussola cui questo nuovo talk show avrebbe voluto sempre orientarsi: portare la politica nelle case dei cittadini, in maniera chiara e non violenta, come fosse una vendita “porta a porta”, da cui il nome del programma. Fu la prima di 2.471 puntate, con collocazione fissa in seconda serata, eccezion fatta per alcune occasioni straordinaria che hanno portato “Porta a Porta” a meritarsi il palcoscenico principale delle serate televisive italiane. Nonostante, dunque, l’orario non felicissimo da un punto di vista dell’ottenimento dello share, “Porta a Porta” è stato capace di conseguire risultati straordinari, da questo punto di vista, come il 52,13 percento di ascolti (16.129.000 spettatori) che nel 2006 assistettero allo scontro pre elettorale fra Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Un picco di share quasi eguagliato da un’altra puntata, decisamente meno nobile e nota più per i suoi toni trash: l’1 febbraio 2001, il Ministro Katia Bellillo, fortemente di sinistra, dopo un mezz’oretta abbondante di insulti venne letteralmente alle mani con Alessandra Mussolini, generando imbarazzo di studio e il 52 percento degli ascolti.

 

 

Politica e trash. Inizialmente, “Porta a Porta” voleva essere un programma dedicato esclusivamente alla politica, ma con il passare degli anni, e con il robusto seguito che il talk show dimostrava di saper attrarre, il ventaglio delle tematiche affrontate si allargò notevolmente, toccando lo sport, la cronaca, il costume, talvolta persino il gossip. Un ampliamento che a fronte di un ulteriore aumento degli spettatori interessati ha aperto le famose porte bianche anche ad ospiti che non si sono certo distinti per comportamenti particolarmente nobili: indimenticabile il furioso litigio fra Al Bano e Vladimir Luxuria, a colpi di accuse di natura sessuale. Ma “Porta a Porta” ha saputo anche strappare alcuni dei massimi vertici della politica nostrana dal loro inaccessibile etere per catapultarli improvvisamente nelle pieghe della quotidianità di tutti: è quasi leggenda il video in cui Massimo D’Alema, smessa giacca e cravatta e indossato un grembiule da autentica massaia, preparava un risotto come a dimostrare che dopo Tangentopoli la politica intendeva rimettersi in mezzo alla gente comune. Oppure, altrettanto trash, Umberto Bossi che insieme a Mino Reitano canta “Italia” modificando la parola cardine del ritornello con “Padania”.

 

 

Gli eventi più importanti. Ma, come ci ha insegnato Andreotti, “Porta a Porta” è stato spesso «il terzo ramo del Parlamento», poiché durante la trasmissione spesso vengono dati annunci che non appartengono certo allo streaming televisivo. E così appena un anno fa, per esempio, il Ministro Maurizio Lupi rassegnava le proprie dimissioni dal dicastero delle Infrastrutture, e per farlo decise che il luogo più adatto fosse proprio il talk di Vespa; oppure, nel 2000, il Premier pro tempore Giuliano Amato annunciava che lo sfidante di Silvio Berlusconi alle elezioni dell’anno successivo non sarebbe stato lui, bensì Francesco Rutelli, che apprese la notizia proprio guardando “Porta a Porta”; o, ancora, è da quelle poltrone che il Ministro degli Esteri Franco Frattini, nel 2004, diede all’Italia la tragica notizia dell’uccisione dell’ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi.

 

 

Il “Contratto con gli italiani”. Vespa ha avuto inoltre il privilegio di essere l’immaginario notaio di fronte al quale Berlusconi firmò il celeberrimo “Contratto con gli italiani”, un vero e proprio documento con cui il leader di Forza Italia si impegnava ad effettuare determinate riforme in caso di vittoria delle elezioni del 2001. Fu sorprendente poi, nel 1998, la telefonata che nientemeno che Giovanni Paolo II effettuò in diretta durante una puntata dedicata ai vent’anni del suo pontificato, in cui Wojtyla ringraziò Vespa per le belle parole spese nei suoi confronti. Storica è stata anche la presenza di Beppe Grillo nella puntata del 19 maggio 2014, durante la campagna elettorale per le Europee. Grillo non si presentava in uno studio Rai da ben 21 anni, e per il grande ritorno scelse proprio “Porta a Porta”, sulla carta trasmissione nemica di ogni principio e concetto del M5S. Ma, d’altra parte, si rifiuterebbe mai un invito alla Camera o al Senato?

 

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