IL RAPPORTO DELL'UNODC

Il 2013 è stato l’anno record per la coltivazione mondiale di oppio

Il 2013 è stato l’anno record per la coltivazione mondiale di oppio
27 Giugno 2014 ore 15:26

Il 26 giugno sono stati resi noti i dati annuali sulla produzione mondiale della droga raccolti dall’UNODC (agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e la criminalità organizzata) nel World Drug Report 2014. Più che un quadro generale, quello dell’agenzia è un grido d’allarme: la produzione globale dell’oppio ha raggiunto i livelli più alti da 16 anni a questa parte, ovvero da quando l’UNODC ha iniziato a monitorare ufficialmente la situazione (era il 1998). Da sempre sono l’Afghanistan ed il Myanmar le regioni che coltivano la maggior parte dei papaveri da cui viene poi estratto lo stupefacente che sta alla base dell’eroina e proprio in queste aree è cresciuto il livello di produzione dell’oppio nell’ultimo anno. Più 36 percento per l’Afghanistan e più 13,5 percento per l’ex Birmania.

I dati UNODC.
Il 90 percento della produzione mondiale di oppio è coperta dalle regioni dell’Afghanistan e del Myanmar e, secondo il rapporto dell’agenzia della Nazioni Unite che combatte droga e criminalità organizzata, sono addirittura più di 296 mila gli ettari (2 miliardi e 960 milioni di metri quadrati) destinati alla coltivazione del papavero nel mondo, l’area più vasta da quando vengono compiute le rilevazioni. Si è toccata quota 6 mila e 883 tonnellate di oppio prodotto, inferiore ai picchi del 2007 e del 2011, ma con la crescita degli ettari coltivati è la produzione dei prossimi anni a preoccupare. La conseguenza di questa crescita è che anche la produzione di eroina è tornata a salire, toccando i massimi che erano stati raggiunti nel 2008 e nel 2011. Con questi dati allarmanti non offre neppure sollievo il calo delle coltivazioni da coca rilevato. In Colombia, Perù e Bolivia, principali Paesi produttori di questa pianta, il 2013 ha segnato un meno 10 percento, con 120 mila e 800 ettari di terreni adibiti alla coltivazione.

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I motivi dell’aumento di produzione dell’oppio.
Per risalire al boom della produzione di oppio in Afghanistan bisogna tornare al 1979, anno dell’intervento militare dell’URSS. I ribelli, per riuscire a finanziare la battaglia, intensificarono la coltivazione del papavero, dando il via ad un’escalation che ha reso, nel giro di vent’anni, il Paese il maggior produttore al mondo di oppio. Nel 1985 l’Afghanistan produceva il 31 percento dell’oppio mondiale, nel 1999 oltre il 70 percento. Fu a quel punto che, i talebani al potere, sotto le spinte della politica internazionali, intrapresero una politica di guerra all’oppio che diede immediatamente i propri frutti, facendo tornare le percentuali di produzione a quelle stimate nei primi anni ’80, secondo quanto riportato dal report sulle tendenze mondiali delle droghe illecite dell’UNODC del 2002, tant’è che nel 2001 fu il Myanmar il principale coltivatore al mondo. L’intervento militare del 2001 degli Stati Uniti in Afghanistan aveva, tra i vari obiettivi, anche quello di debellare la produzione dell’oppio, alla base dell’eroina che da sempre è una piaga sociale per gli USA.

Ma la grande povertà in cui cadde la popolazione e la prospettiva di facili guadagni, portò ad una rinascita delle coltivazioni di oppio, rinascita che il governo di Karzai, instauratosi dopo la caduta dei talebani, non riuscì a debellare sul nascere. Negli anni successivi, il poco interesse degli americani alla problematica ha permesso un nuovo proliferare di piantagioni, che hanno riportato l’area in testa alla produzione mondiale di oppio. La povertà è il motivo per cui anche in Myanmar la gente ha iniziato e continua tutt’oggi a coltivare oppio. Le tensioni interne di questi Paesi distolgono l’attenzione dei governi locali dal problema e la scarsa attenzione delle forze internazionali ha permesso di toccare il record della produzione dal 1998 ad oggi.

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