Cronaca
L'emergenza profughi, spiegata

2,5 euro al giorno e niente da fare Il limbo di chi attende asilo politico

2,5 euro al giorno e niente da fare Il limbo di chi attende asilo politico
Cronaca 18 Agosto 2015 ore 13:53

Presenti la domanda e la risposta ti arriva se va bene dopo due anni. È il destino dei richiedenti asilo che sbarcano in Italia e che presentano domanda facendo leva su situazioni di guerra nei loro Paesi o di persecuzione politica. E nel frattempo come si vive? È  una domanda che spalanca un vero labirinto giuridico-organizzativo in cui è davvero difficile raccapezzarsi. Le sigle ovviamente si sprecano: la più importante comunque è quella che identifica lo Sprar, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che com’è scritto nel sito appena rinnovato (almeno quello…) «è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo».

 

 

35 euro al giorno. Le risorse disponibili: è questa l’oggetto dello “scandalo”. Gli enti locali hanno l’obbligo infatti di presentare un piano finanziario che deve essere approvato dalla commissione formata da rappresentati di enti locali stessi, del ministero dell’Interno e dell’Unhcr. Le spese di gestione per migrante, valutate in media intorno ai 35 euro pro capite al giorno, possono subire delle variazioni da regione a regione, secondo il costo della vita locale e dell’affitto delle strutture. Questi soldi non sono evidentemente i soldi che finiscono ai migranti, bensì alle strutture che organizzano l’accoglienza. Ed è in questo passaggio che negli ultimi mesi sono venuti a galla tanti scandali, come quello della cooperativa napoletana che si è scoperto dirottava parte dei fondi sui conti di propri dirigenti. Ma su questo business si sono fiondati in tanti: albergatori in crisi, e anche privati proprietari di case vuote che in alcune circostanze le hanno stipate di letti per incamerare più fondi.

Ai profughi solo 2,5 euro. E ai richiedenti asilo? A loro vanno 2,50 euro al giorno, rivacavati da quei 35. È il cosiddetto pocket money per le piccole (o meglio, piccolissime…) spese quotidiane. Come ha spiegato Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale Sprar, «a volte la cifra viene data in contanti, altre volte attraverso delle carte prepagate ricaricabili e spedibili dappertutto. In ogni caso è un diritto del richiedente asilo. Per quanto riguarda l’importo, la cifra varia a seconda dei territori e dei progetti da un euro e mezzo a due euro e mezzo a persona al giorno».

 

 

Perché non lavorano... Ma il vero nodo italiano è quello denunciato dal segretario della Cei Nunzio Galantino: l’attuale legge sull’immigrazione non prevede permessi di soggiono provvisori per richiedenti asilo. Così i comuni che si fanno carico dell’accoglienza, non hanno nessuna possibilità di occupare queste persone in lavori socialmente utili. Infatti viene rilasciato un permesso di soggiorno non valido per lavoro ma che concede solo il diritto di permanere sul territorio nazionale, di usufruire dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione scolastica per i minori.

Richieste vecchie di 18 mesi. Infine c’è la piaga dei tempi. Nei giorni scorsi il deputato bergamasco di Forza Italia, Gregorio Fontana è andato a fare una verifica alla Commissione migranti di Brescia, che è competente anche per le province di Bergamo, Cremona e Mantova. Ha scoperto sta valutando le richieste del 2014 in situazioni precarie. Per una risposta ogni richiedente asilo può attendere quindi anche 2 anni. «Inoltre, le condizioni in cui lavorano sono a dir poco precarie», ha denunciato Fontana, «costretti a lavorare in uffici piccoli, senza aria condizionata, in un normale appartamento all'interno di un condominio alle porte della città».

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