Il nuovo caso

«In Val Vertova troppi milanesi»: la polemica social sulla fase 2 è virale in Val Seriana

Proteste su Facebook per l'arrivo di escursionisti nell'incantevole oasi naturale. Molti smentiscono gli assembramenti, ma altri chiedono il numero chiuso o l'accesso ai soli residenti a piedi. Per i veicoli strada chiusa sino al 16 maggio

«In Val Vertova troppi milanesi»: la polemica social sulla fase 2 è virale in Val Seriana
Val Seriana, 11 Maggio 2020 ore 16:30

di Giambattista Gherardi (foto dell’articolo di Fabrizio Servalli)

Dopo l’ordinanza di chiusura “anti escursionisti” emessa in vista dello scorso fine settimana dal Comune di Valbondione e il deprecabile episodio degli pneumatici tagliati alle auto a Vilminore di Scalve (con vittime anche alcuni scalvini), si accendono anche in Media Valle le polemiche circa il massiccio arrivo di escursionisti in Valle Vertova.

Secondo molti, l’area naturalistica a monte dell’abitato è stata letteralmente invasa questo weekend, mentre secondo altri l’afflusso non è certo paragonabile a quello degli ultimi anni, quando la Val Vertova è diventata meta gettonatissima. Ad accendere la miccia un post nel gruppo Facebook “Sei di Vertova se…”, che conta circa 3.500 membri e nel quale si è alzato il tono delle inevitabili polemiche.

C’è chi invoca quella che nei referti calcistici sarebbe definita discriminazione territoriale, additando «i milanesi» come unici colpevoli, «che vengono a infettarci e a ricongiungersi con i rifiuti lasciti precedentemente». Molti difendono il diritto di tutti, forti delle disposizioni e dei chiarimenti del Governo rispetto al Decreto che ha aperto dal 4 maggio la cosiddetta “fase 2” della pandemia, ma altri invocano l’ordinanza di chiusura della strada o addirittura misure ancor più restrittive. In effetti, il Comune di Vertova in data 29 aprile ha emesso un’ordinanza che disciplina la circolazione in via Cinque Martiri, unica strada di accesso carrabile alla Val Vertova. A causa di lavori di messa in sicurezza, la chiusura al transito veicolare è stata decretata sino al prossimo 16 maggio, con unica deroga per i mezzi di cantiere. Un limite segnalato anche sul rondò della strada provinciale attraverso il quale si accede all’abitato. Nulla quindi di direttamente collegato al flusso di quanti hanno deciso di svolgere a Vertova l’attività motoria e sportiva consentita dal Decreto, anche perché negli ultimi mesi molti hanno imparato a utilizzare il parcheggio nell’area della stazione, o addirittura il servizio navetta organizzato dal Comune in collaborazione con Promoserio.

La Val Vertova è una “cattedrale” della natura che si insinua tortuosa per circa dodici chilometri, tra il monte Cavlera e il monte Cedrina, sino al cuore del massiccio del monte Alben. Presenta aspetti naturalistici di forte peculiarità, con specie animali e vegetali endemiche non riscontrate altrove. L’ambiente è fresco e si cammina accompagnati dal rumore dell’acqua, incontrando angoli stupendi con pozze limpidissime e cascatelle che invogliano a fermarsi a godere della frescura e magari tuffarsi nel torrente.

L’ambiente circostante è suggestivo: una stretta valle che in alcuni punti ricorda un canyon, con vegetazione lussureggiante. Negli ultimi anni (complici alcuni video virali sul web) è diventata meta frequentatissima, con relativi problemi di sostenibilità dei transiti, dei servizi e dei parcheggi. Il ricordo di queste polemiche, mai sopite negli ultimi mesi, ha animato anche l’attuale discussione e non sono pochi gli internauti che invocano la chiusura della Valle. «La Valle Vertova deve essere contingentata a numero chiuso, il Comune dovrebbe mettere regole severe», scrive un membro del gruppo, che scomoda le maiuscole. Raccoglie positive adesioni e anche commenti che rincarano la dose: «Io farei entrare solo i vertovesi a piedi».

Decine e decine di navigatori dicono la loro, anche se molti ribadiscono come il flusso di questi giorni non sia poi così significativo, e altri ricordano quanto poi ci si sciacqui la bocca con il refrain del “turismo volano dell’economia”. L’impressione è che la vera attività sportiva di tanti di noi resti quella di frequentare i social.

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