valorizzare le competenze

I giovani vanno pagati di più o se ne andranno all’estero

I giovani vanno pagati di più o se ne andranno all’estero
04 Settembre 2019 ore 10:00

La proposta l’ha lanciata Carlo Bonomi, numero uno di Assolombarda e possibile prossimo presidente di Confindustria. «Facciamo un grande patto tra imprese, sindacati e governo in cui oltre a difendere il salario contrattuale, introduciamo una finestra aggiuntiva sull’assunzione dei giovani. Non possiamo continuare a farli entrare in azienda, con il minimo contrattuale, dobbiamo pagarli di più, valorizzando le loro competenze. Altrimenti continueranno ad andare all’estero». Che tanti, troppi giovani italiani siano costretti a portare intelligenza e competenze all’estero è confermato dall’esito dell’ultimo bando lanciato dal Consiglio europeo per la ricerca che ha stanziato 621 milioni di euro per 408 giovani ricercatori. Gli italiani sono usciti bene da questa “gara”: terzi dietro ai tedeschi e a una incollatura dai francesi. Questo a dimostrazione di come ai giovani nostrani non manchi certo una qualità di preparazione. Il problema è un altro: dei 37 italiani vincitori del bando, soltanto 18 lavorano con istituzioni nazionali. Gli altri, quindi la maggioranza, lavorano con istituzioni all’estero.

 

 

Un risultato che conferma il trend emerso lo scorso anno, quando gli italiani erano risultati addirittura secondi, ma due su tre di loro avevano presentato progetti stando fuori dall’Italia e quindi quei fondi che avevano vinto confluissero all’estero. Risultati che confermavano quelli degli anni precedenti. Nel 2016 l’allora ministro dell’Istruzione Stefania Giannini si era vantata del risultato, scatenando una bufera sui social. Tra chi aveva polemizzato con lei c’era una ricercatrice di 42 anni, Roberta D’Alessandro, direttrice del Dipartimento di Lingua italiana a Leiden che aveva ricordato alla Giannini come all’estero i ricercatori italiani vengano presi sul serio e a loro vengano destinati i posti migliori. L’obiettivo dei finanziamenti stanziati dallo Starting Grant competition è quello di consentire ai vincitori di costruire i propri team per poter condurre le loro ricerche innovative, che spaziano nei campi più vari della ricerca. In Italia la parte del leone lo ha fatto l’Istituto italiano di tecnologia di Genova (che sarà una delle eccellenze destinate ad arricchire l’area dell’Expo milanese): ha vinto quattro progetti. E, se ci si vuole consolare uno di questi è stato presentato da un ricercatore iraniano, che Arash Ajoudani, che studia le interazioni tra uomo e robot nelle fabbriche.

Quello dei giovani in fuga è un’emergenza non solo italiana. Anche la Polonia, per fare un esempio, si trova ad affrontare lo stesso problema, anche se i contorni sono un po’ diversi. Per questo il governo di Varsavia ha varato una misura per trattenere i ragazzi, garantendo totale esenzione dalle tasse per chi lavora, fino ai 26 anni di età. Dalla Polonia i giovani scappano non perché manchi il lavoro (la disoccupazione è quasi inesistente), ma perché il lavoro è pagato pochissimo rispetto a quanto accade appena al di là del confine. La proposta di Bonomi però lascia capire che anche l’Italia deve affrontare il problema di salari troppo penalizzanti per i giovani che iniziano il loro percorso lavorativo. Così dall’Italia scappa non solo chi non trova lavoro, ma anche chi ce l’ha, senza però ricavarci abbastanza da vivere…

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