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Chi sono i somali Al-Shabaabche gli USA hanno bombardato

Chi sono i somali Al-Shabaabche gli USA hanno bombardato
03 Settembre 2014 ore 17:11

Chi sono gli Al-Shabaab? La domanda s’impone ancora una volta volgendo l’occhio allo scacchiere del Corno d’Africa, dove la Somalia vive da anni schiacciata dagli attacchi di questo gruppo terroristico legato ad Al Qaeda che, spessissimo, sconfina nel vicino Kenya. Nel settembre 2013 vi compì la sua azione più terribile, l’attentato nel centro commerciale Westgate di Nairobi, in cui persero la vita 68 persone.
La notizia di oggi è che domenica il Pentagono ha compiuto blitz militari nei pressi del porto di Barawe, città roccaforte jhadista. Sono stati utilizzati sicuramente dei droni, forse anche truppe di terra: «Stiamo valutando l’esito di questa operazione e forniremo ulteriori dettagli al momento giusto», dicono gli americani, mantenendo il massimo riserbo sui particolari dell’operazione, un passo di certo non indifferente per un Paese che sotto l’amministrazione Obama ha sempre temporeggiato a lungo prima di intervenire in altre zone del mondo. L’attacco statunitense arriva dopo che, nei giorni scorsi, Al Shabaab aveva preso di mira una prigione di Mogadiscio: sette militanti avevano tentato di liberare alcuni terroristi detenuti nel carcere di massima sicurezza. Secondo un’emittente africana, uno degli obiettivi dei droni era Mukthar Abu Zubeyr, mente dell’attacco al centro commerciale di Nairobi e considerato il leader del gruppo terrorista. L’uomo, conosciuto col soprannome di Godane (“giovinezza”), «potrebbe essere stato ucciso insieme ad altri insorti», fanno sapere dagli Usa.

Se davvero fosse così, sarebbe un colpo pesante per Al-Shabaab, gruppo nato in Somalia nel 2006 come movimento giovanile estremista delle Corti Islamiche, che controllavano in quell’anno Mogadiscio, tentando anche di introdurre la sharia. Erano gli ultimi anni della guerra civile somala, che ebbe come seguito la nascita del Governo Federale di Transizione: riconosciuto a livello internazionale, fu osteggiato a partire dal 2009 da Al Shabaab. Da allora è stato un susseguirsi di azioni violente e terrorismo, lotte contro l’esercito locale e contro i Paesi limitrofi. In Somalia ci sono ad oggi 22mila soldati dell’Unione Africana che combattono contro i terroristi, che sono spariti dalle città grandi come Mogadiscio, ma mantengono campi d’addestramento nascosti in alcune zone forestali. E se con frequenza colpiscono in Somalia, da tempo hanno trovato anche un nuovo obiettivo da indebolire: il vicino Kenya, da cui in passato sono partite azioni militari in territorio somalo per decimare i jihadisti. Dal 2012 ad oggi tantissimi sono stati gli attacchi contro questo Paese: il più terribile, appunto l’attacco al Westgate di Nairobi, mentre lo scorso giugno venivano presi di mira numerosi centri turistici lungo la costa.

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Perché gli Al Shabaab sono jihadisti, attaccano a scopi religiosi, con l’obiettivo di continuare la loro guerra santa contro gli infedeli. Ma sotto a tutto vi sono enormi interessi commerciali, all’origine dell’instabilità somala: il Paese giace sopra enormi giacimenti di petrolio greggio green light, a bassa quantità di zolfo, tanto lungo le coste che danno verso l’oceano aperto, tanto nelle acque che guardano lo Yemen. Secondo alcuni analisti, i finanziamenti agli Al Shabaab arriverebbero proprio da lì, la Penisola Araba: confraternite islamiche che controllano il business petrolifero e che puntano con enorme interesse a queste riserve. Inoltre parliamo di un punto di snodo importantissimo per i commerci mondiali, tra l’Oceano Indiano e il Canale di Suez: per molti sarebbero netti i legami tra i pirati somali e questi terroristi.

E in più c’è il ruolo degli stranieri: tantissimi quelli catalizzati dalla lotta somala di Al Shabaab. Almeno il 10% delle forze sono kenyote, impegnate nelle azioni più rischiose, ma più di questi contano gli islamici nelle posizioni di vertice: arrivano dal Golfo Persico o dal Pakistan, dal Sudan o dall’Afghanistan, alcuni anche dagli Stati Uniti. Una tendenza ormai nota per quanto sta accadendo con l’Isis in Iraq, ma da queste parti precedenti all’ascesa del nuovo Califfato. Su tutti, parla la storia di Samantha Lewthwaite, la cosiddetta “Vedova Bianca”: britannica, si è convertita all’islam dopo aver sposato Germaine Lindsay, uno dei kamikaze delle stragi di Londra del Luglio 2005. Da allora la donna è diventata pedina dello scacchiere del terrorismo internazionale, testa di legno di Al Qaeda in Europa alla ricerca di nuove reclute. Poi, dal 2009 è sparita, per andare in Africa a continuare la sua guerra santa.

 

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