Un caso mai risolto

I 30 anni dalla morte di Olof Palme e l’italiano che vide l’assassino

I 30 anni dalla morte di Olof Palme e l’italiano che vide l’assassino
Cronaca 04 Marzo 2016 ore 10:38

Erano le 23:21 del 28 febbraio 1986. In una strada centrale di Stoccolma, non lontano dalla stazione, il primo ministro svedese Olof Palme, leader del partito socialdemocratico e impegnato nella lotta contro l’apartheid ed i regimi autoritari in Sud America, venne freddato con due colpi di pistola. L’omicidio fu unico nel suo genere per diversi motivi: Olof Palme era il primo capo di un governo democratico ad essere ucciso dalla Seconda Guerra Mondiale in Europa (unico caso sarà il serbo Zoran Dijndic). Ma soprattutto l’episodio avvenne lontano dalle telecamere, e senza che il politico fosse seguito dalla scorta, motivo per il quale l’attentatore non fu mai trovato.

 

 

L’equivalente di JFK. L’evento ha sempre avuto una grossa risonanza in Svezia ed il famoso ”Where were you when JFK was shot?” (Dov’eri quando Kennedy fu ucciso?) vale ancora oggi a Stoccolma come in Lapponia, che hanno “ereditato” il mantra molto frequente negli Usa. Il trentennale dell’omicidio è stato ricordato da tutti i media, con ricostruzioni di vario tipo, fra cui quella che portò brevemente in carcere Christer Pettersson, un criminale di strada che apparentemente non aveva motivi per uccidere Palme. Recentemente, Ingvar Carlsson, che sostituì Palme nel ruolo di Primo Ministro la notte stessa della sua morte, ha dichiarato di credere alle parole di Lisbeth, che aveva riconosciuto in Pettersson l’omicida del marito.

Un italiano in giro per Sveavägen. C’è, però, un curioso particolare. Una delle ultime persone a vedere Olof Palme in vita fu un giovane italiano di origini pugliesi, Nicola, che all’epoca aveva 22 anni, oggi vive nell’hinterland della capitale svedese ed ha lavorato nella ristorazione del nostro Paese proprio a Stoccolma. La sua testimonianza è stata utilizzata dalla polizia nei giorni successivi, e ha raccontato brevemente l’accaduto anche a noi.

 

[Il report dell’interrogatorio di Nicola]

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«In realtà non c’è molto da dire, ho incrociato i Palme qualche minuto prima dell’omicidio». E ha visto l’attentatore? «Dietro la coppia camminava un uomo, ovviamente non sono riuscito a dargli una connotazione altrimenti sarei stato molto più utile». Quando ti sei reso conto dell’omicidio? Una volta arrivato a casa? «No, ho sentito gli spari in lontananza, poi ho realizzato che poteva essere Palme e mi sono girato, ho guardato per un po’ e poi mi sono rimesso in cammino». L’indagine è stata fra le più costose della storia e, con oltre 700mila pagine di documenti accumulati, è la più ampia in tutto il mondo. La polizia ti interrogò molte volte? «No, solo un paio. La prima alcuni giorni dopo, la seconda l’anno dopo quando mi fecero osservare alcuni sospetti, dei quali non riconobbi nessuno».

Un paio di minuti a piedi. La ricostruzione degli eventi, resa pubblica nel corso delle indagini, indica come Nicola avesse incrociato la coppia all’altezza del numero 56 di Sveavägen, la stessa via in cui, all’incrocio successivo con Tunnelgatan (dai 2 ai 3 minuti a piedi), Palme venne ucciso e la moglie ferita lievemente. Nicola vide anche, dieci metri più avanti, un uomo con una grossa giacca blu, mentre seguiva con passo spedito la coppia. Dal report della polizia, l’italiano dichiara di aver pensato che si trattasse di una guardia del corpo in borghese, ma che sembrava anche troppo anziano per essere tale. La maggior parte dei testimoni che videro l’attentatore lo descrissero come una persona fra i 35 e i 40 anni e, ad esempio, Christer Pettersson ne aveva 39.

 

 

Sicurezza. Ma le guardie del corpo? All’epoca, in Svezia non vi erano seri timori di agguati nei confronti di personaggi politici di spicco, e la sicurezza veniva impiegata per lo più in occasione di eventi pubblici. Olof Palme, la moglie Lisbeth, il figlio e la fidanzata di quest’ultimo trascorsero la serata al cinema Grand (sempre su Sveavägen) prima di ritornare a casa. Mårten Palme, il figlio del primo ministro, riconobbe un uomo all’uscita del cinema, la cui figura poi venne prima associata a Pettersson, poi, in un recente sviluppo, all’agente segreto sudafricano Eugene De Kock, che sarebbe stato individuato dalle telecamere della SVT il giorno dopo all’aeroporto di Stoccolma, particolare che ha ipotizzato un coinvolgimento del Sudafrica nell’uccisione. Ma l’uomo ha negato di essere mai stato in Svezia. All’epoca dell’omicidio, De Kock aveva 37 anni.

Tre spari. Il primo ministro e la sua famiglia arrivarono all’incrocio con Tunnelgatan quando l’attentatore si parò di fronte a Palme e lasciò partire due colpi di pistola verso il primo ministro (di cui uno fatale, al petto) ed uno che colpì di striscio la moglie. Poi rimase qualche secondo ad assistere alla scena, tanto da essere riconosciuto da Lisbeth Palme (e dal figlio, che lo aveva visto di fronte al cinema prima di tornare a casa con la fidanzata), la cui testimonianza portò in carcere Pettersson. Lo stesso, che in passato era stato condannato per omicidio ed era coinvolto in piccole attività criminali, venne poi scarcerato per mancanza di indizi. Altre quattro persone si trovavano entro una ventina di metri, molto più vicine rispetto a Nicola, ma non riuscirono ad identificare l’aggressore, di cui si persero le tracce una volta che egli svoltò sulla scalinata che sovrasta Tunnelgatan.

 

 

Un caso mai risolto. L’arma del delitto non è mai stata trovata, ma si tratta probabilmente di una 357 magnum. Sigge Cedergren, un malavitoso che temeva Christer Pettersson, dichiarò di aver smarrito quel tipo di pistola e che il principale sospettato sapeva dove era nascosta. Nel 2006 venne ritrovata un’arma simile sul fondo di un lago nella Svezia centrale, ma era troppo arrugginita per poter permettere qualsiasi tipo di ricostruzione. La stessa scena del crimine fu inquinata dai numerosi passanti e curiosi che assistettero all’arrivo dell’ambulanza, e poi da chi lasciò fiori e ricordi di vario genere sul marciapiede. Le indagini sul DNA vennero introdotte solo a partire dagli anni Novanta e non era possibile, all’epoca, poterle utilizzare. Christer Pettersson è morto nel 2004 in seguito a ferite al cranio mai chiarite, e pochi mesi prima si era rivolto a Mårten Palme dicendo di volerlo incontrare per parlare della morte del padre. L’incontro non avvenne mai, e la morte di Pettersson mise fine a qualsiasi speranza. Recentemente il noto criminologo Leif GW Persson, che ha sempre dubitato del coinvolgimento di Pettersson, ha dichiarato che probabilmente l’assassino è ancora in vita e che nel delitto potrebbero essere coinvolti la polizia o qualche esponente dell’esercito.

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