La questione migranti

4 domande sulla nave Aquarius

4 domande sulla nave Aquarius
Cronaca 11 Giugno 2018 ore 09:30

La vicenda della nave Aquarius è intricatissima per le mille implicazioni che si trascina. Implicazioni di carattere politico e umanitario. Proviamo a sdipanare la matassa di una situazione che è in continua evoluzione.

 

Chi gestisce le operazioni sulla nave?

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È l’ong Sos Mediterranée che fin dai primi tempi di cambiamento di rotta governativo italiano in termini di gestione dei flussi migratori dal Mediterraneo ha collaborato in ogni circostanza, accettando tra le prime il Codice di condotta firmato dal ministro del governo Gentiloni, Marco Minniti. Cosa che per altro tutte le ong ora in mare hanno fatto. Attualmente non c’è alcuna indagine per violazione del Codice da parte delle ong che lo hanno sottoscritto. A bordo della nave il personale di soccorso è garantito da un’altra ong, Msf. I team di Sos Mediterranee è di 13 persone, quello di Medici senza frontiere di 8 e l’equipaggio nave di 11. La nave è attiva dal febbraio 2016 nel Mediterraneo. È lunga 77 metri e larga 11 e batte bandiera di Gibilterra. Con le sue operazioni di soccorso ha salvato 19.325 persone in condizioni disperate ed accolte a bordo altre 8.421 per un totale di 27.746.

 

Dove sono stati intercettati i migranti ora a bordo della nave di Sos Mediterranée?

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400 migranti sono stati salvati direttamente da mezzi della Marina italiana che poi, invece di portarli in Italia, hanno ricevuto l’ordine di farli salire a bordo della nave della Ong francese. Tre salvataggi sono stati effettuati direttamente dalla nave uno tra l’altro in condizioni critiche con un gommone che si è ribaltato durante il salvataggio. A bordo ci sono in tutto 629 persone soccorse in sei diverse operazioni. Tra loro ci sono 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne in gravidanza. L’imbarcazione garantisce un ampio spazio sottocoperta ed è in grado di soccorrere fino a 550 persone, al massimo 750 in casi di emergenza.

 

Perché Malta si è rifiutata di far approdare la nave?

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La nave Aquarius peregrina ancora nel Mediterraneo viene localizzata a 27 miglia da Malta e a 35 dall’Italia. Malta non ha una vera e propria zona di ricerca e soccorso, ma da anni dipende dal coordinamento italiano. Inoltre non ha mai sottoscritto alcuni articoli della Convenzione di Amburgo del 1979: queste norme prevedono che lo sbarco avvenga nel Paese che ha coordinato i soccorsi, e da sempre in quel tratto di mare i soccorsi sono stati coordinati dall’Italia. Quindi per il diritto internazionale e per la prassi è sempre avvenuto che i soccorsi coordinati dall’Italia avessero assegnato un porto di sbarco italiano. La convenzione di Amburgo prevede anche che gli sbarchi debbano avvenire nel “porto sicuro” più vicino al luogo del soccorso. Questo significa che, come spiega l’Unhcr, le persone tratte in salvo devono essere portate seguendo tre criteri: un porto dove la sicurezza e la vita dei naufraghi non è più in pericolo; dove le necessità primarie (cibo, alloggio e cure mediche) sono soddisfatte; e infine dove può essere organizzato il trasporto dei naufraghi verso una destinazione finale.

 

La scelta di Matteo Salvini è politicamente legittima?

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Il governo italiano può negare uno sbarco. In realtà, però la responsabilità ricade totalmente sul ministro delle Infrastrutture. Già nel giugno 2017 il ministro Marco Minnitti aveva valutato l’ipotesi di chiudere i porti italiani alle navi delle ong che non battevano bandiera italiana. Si era in un momento di maggiore pressione, con 12mila sbarchi in pochi giorni. Non è la situazione attuale, anche se Salvini ha reso noto che un’altra nave, Sea Watch 3, di una ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare operazioni di salvataggio di immigrati, con probabile destinazione l’Italia.

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