Cronaca
La classifica dei 40 maggiori beneficiari

5 per mille, tanti soldi a pochi E chi ne beneficia a Bergamo

5 per mille, tanti soldi a pochi E chi ne beneficia a Bergamo
Cronaca 27 Novembre 2014 ore 08:00

Ogni anno i cittadini italiani si trovano ad affrontare la compilazione del modello 730 (che è stato al centro di una recente riforma che ha dato vita al modello precompilato di cui vi abbiamo parlato QUI) per la dichiarazione dei redditi. In esso c’è la possibilità di destinare una parte minima dei propri redditi agli enti del terzo settore e della ricerca sanitaria e scientifica o alle attività sociali del Comune di residenza. È il noto “5 per mille”. Di esso possono beneficiare, con l’attuale normativa, 50mila associazioni. Per la Corte dei Conti semplicemente troppe. Un numero così alto, infatti, secondo i giudici contabili porta alla «frammentazione e dispersione delle risorse», critica che si basa sull’analisi dei dati raccolti: nell’ambito del volontariato, i primi 40 beneficiari hanno il 30% dei fondi, nella ricerca si sale a oltre il 90% e tra le strutture sanitarie si arriva al 97%, praticamente tutta la potenzialità del 5 per mille. La Corte dei Conti punta poi il dito sulle procedure di gestione del sistema, da semplificare e rivedere nel suo complesso, e sul conflitto d’interessi di alcuni intermediari che mettono a rischio il “patto” tra Stato e cittadini al momento della sottoscrizione del 5 per mille. Ma andiamo con ordine.

Tanti soldi a pochi. Come detto, il principale rilievo fatto dai giudici contabili è la frammentazione e la dispersione delle risorse. In sostanza, nonostante ci siano ben 50mila enti tra cui scegliere, la maggior parte dei cittadini dona a poche di queste. Ben 9mila enti ottengono un contributo inferiore ai 500 euro e oltre mille non hanno ottenuto nemmeno una firma. Tra il 2006 e il 2011 (per gli anni successivi non è ancora stato possibile svolgere un’analisi data la complessità e la farraginosità del sistema di calcolo), a guidare la classifica delle donazioni è l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), che ha ricevuto sempre cifre comprese tra i 32 milioni e i 55 milioni di euro l’anno. Dietro di lei si sono alternate, negli anni, l’Istituto Europeo di Oncologia (2006), la Fondazione San Raffaele (2007, 2008), Medici senza frontiere (2009) ed Emergency (2010, 2011). La Corte dei Conti spiega che «attraverso le attuali modalità di riparto vengono agevolati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati, dotate di migliori capacità di competizione per ottenere la sottoscrizione dei contribuenti». In questo modo, nel complesso, poco più di 200 organizzazioni ottengono il 40% delle quote, mentre il 30% degli enti raccoglie meno di 500 euro.

I giudici contabili cercano di rendere più chiaro il concetto facendo anche un paragone con l’8 per mille, che funziona in maniera molto simile al 5 per mille: «Dalla tabella sulla ripartizione dell'8 per mille tra 2005 e 2010, risulta la caduta della quota attribuita allo Stato nel tempo, dovuta verosimilmente al fatto che, a proprio detrimento, quest'ultimo non fa alcun tipo di campagna pubblicitaria a suo favore», mentre la Chiesa cattolica, che ha investito e ha i mezzi per farsi pubblicità, arriva ad incassare, di media, un miliardo di euro l’anno.

L’utilità sociale e il conflitto d’interessi. Oltre a chiedere, quindi, una revisione dell’intero sistema di ingresso alle liste dei possibili beneficiari, la Corte dei Conti critica anche, apertamente, la presenza di alcune organizzazioni: «Molte, pur non avendo finalità di lucro, non producono alcun tipo di valore sociale, rivolgendosi esclusivamente ai soci o iscritti, senza rispondere a criteri di misurabilità dell'utilità sociale prodotta». I giudici si riferiscono ad alcune fondazioni legate solamente a ordini professionali (spesso, tra l’altro, ordini di professionisti come avvocati o notai), e altre categorie che difficilmente paiono compatibili con l’obiettivo con cui è nato l’istituto. Ma c’è anche un altro problema, cioè quello del conflitto d’interessi di alcuni intermediari, in particolare i Caf (Centri di assistenza fiscale), che sono legati ad associazioni beneficiarie del 5 per mille, come la Acli o il Movimento Cristiano dei Lavoratori. Secondo la Corte dei Conti, i Caf potrebbero “indirizzare” le donazioni dei contribuenti a favore di quelle. Per tutti questi motivi, i giudici ritengono necessario «intraprendere un'attività di audit dell'Agenzia delle entrate sul comportamento degli intermediari in potenziale conflitto di interesse, al fine di tutelare la libera scelta dei contribuenti».

In questo grande calderone, poi, i giudici sottolineano con disappunto «la preclusione di partecipazione per gli enti di diritto pubblico al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. Tali risorse, invece, vengono dirottate su enti privati spesso non specializzati nel campo del restauro e della conservazione, che sviluppano, peraltro, spesso, progetti assai discutibili e, pertanto, poco interessanti per i contribuenti». Che senso ha, sembra dire la Corte, la presenza tra i possibili beneficiari di associazioni legate, ad esempio, all’ordine dei notai e l’assenza, invece, di associazioni che promuovono lo sviluppo del turismo e la valorizzazione dei beni culturali?

Possibili soluzioni. Ad aggiungere criticità ulteriori al sistema c’è anche il fatto che manca ancora un quadro normativo chiaro. Il 5 per mille non è mai stato stabilizzato, per cui ogni anno il Governo deve rinnovare la previsione: l’anno in corso il tetto massimo di donazioni è stato fissato a 400 milioni, mentre per l’anno prossimo lo si è alzato a 500 milioni, per cercare di evitare ciò che era già accaduto nel 2011, quando i contribuenti avevano donato 487 milioni, ma alle associazioni ne furono effettivamente elargiti solo 395, mentre il resto è finito nelle casse dello Stato. Il suggerimento offerto dai giudici contabili è che si pubblichi, in nome del principio di trasparenza e lealtà verso i contribuenti, «un unico elenco annuale di tutti i beneficiari, con il relativo numero di contribuenti e di importo». Non una grande soluzione, certo, ma che renderebbe più trasparente il rapporto con i cittadini. Contemporaneamente, e soprattutto, il Governo dovrebbe però mettere mano all’intero sistema, per portare ad una semplificazione delle procedure e a una stabilizzazione del sistema, cosa che, in piccola parte, già dovrebbe avvenire con la riforma del terzo settore delineata dal Consiglio dei ministri in estate (e di cui avevamo parlato QUI). Ma serve di più.

 

Cliccate sull’immagine per vedere tutte le classifiche pubblicate da La Repubblica

lista 40 beneficiari

 

La situazione a Bergamo. Andando a visionare i dati relativi ai contributi del 5 per mille a Bergamo, possiamo affermare che le annotazioni fatte dalla Corte dei Conti a livello nazionale valgono altrettanto nel locale, anche se in misura minore. In particolare circa il discorso per cui, attraverso le attuali modalità di riparto, vengono agevolati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati, che più facilmente ottengono la sottoscrizione dei contribuenti. Relativamente ai dati del 2012, pubblicati dal sito dell'Agenzia delle Entrate lombarda, scopriamo che nelle 300 pagine dell'elenco regionale, sono circa 200 le associazioni bergamasche, ma che, a dominare incontrastate, sono il Cesvi e la "Paolo Belli per la lotta alla leucemia", rispettivamente con 211.635 euro ricevuti (grazie a 6mila contribuenti) e 113.878 euro. Non a caso anche le più note dalla cittadinanza orobica. Seguono il Villaggio della gioia di Castel Rozzone (101.341 euro), l'associazione nazionale "Terza Età per la solidarietà" (62.716 euro), gli "Operatori di pace-Allypalli" di Seriate e l’Associazione oncologica bergamasca (circa 51mila euro). Cifre lontane da quella che è invece stata destinata al Comune di Bergamo, fermatasi a 38mila euro donati da poco più di un migliaio di cittadini. Poco va alle associazioni sportive dilettantistiche, dove capo classifica è l’associazione guidata dall’oratorio Immacolata di Alzano Lombardo, con 6.555 euro, a cui segue la Lussana (4.848 euro) e lo Sci Club Radici Group di Gandino (4.419 euro). Ancora peggio va agli enti bergamaschi che si dedicano alla ricerca sanitaria: nessuno di loro ha beneficiato del 5 per mille. Tra gli enti che si occupano di ricerca scientifica compaiono l’Università degli studi di Bergamo, con 21.487 euro, e la Fondazione per la ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo, con 14.541.

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