Le motivazioni della Corte

Eternit, ecco perché la Cassazione ha annullato tutte le condanne

Eternit, ecco perché la Cassazione ha annullato tutte le condanne
27 Febbraio 2015 ore 11:57

Martedì 23 febbraio scorso sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato in novembre la condanna e l’obbligo di risarcimento dell‘imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny per la c.d. “tragedia Eternit”. Proviamo a fare chiarezza sui fatti di questa triste vicenda e le motivazioni della Suprema Corte.

Cos’è il caso Eternit? Eternit è il nome di una ditta produttrice di fibrocemento, ovvero di un materiale contenente amianto utilizzato nell’edilizia per le coperture dei tetti e delle tubature. A partire dagli anni ’60, numerose ricerche hanno dimostrato come l’amianto che si disperde a causa dell’usura di tale materiale sia la causa di gravi forme di cancro. Nonostante le evidenze scientifich,e la ditta Eternit ha continuato fino al 1986 la produzione di manufatti negli stabilimenti di Casal Monferrato (Alessandria) e Cavagnolo (Torino), con drammatiche conseguenze per la salute degli operai e degli abitanti di quelle zone.

Il processo. Per tali ragioni e a seguito delle indagini condotte dal Pm Raffaele Guariniello, nel 2009 inizia presso il Tribunale di Torino il processo contro Stephan Schmidheiny, ex presidente del Consiglio di Amministrazione Eternit e contro Louis De Cartier de Marchienne, direttore dell’azienda negli anni sessanta (morto nel 2013). I due sono ritenuti responsabili delle morti per tumore avvenute tra i dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l’amianto.

Il 13 febbraio 2012 il Tribunale di Torino condanna in primo grado De Cartier e Schmidheiny a 16 anni di reclusione per “disastro ambientale doloso permanente” e per “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”, obbligandoli a risarcire circa 3.000 parti civili. Il 3 giugno 2013 la pena viene parzialmente riformata e aumentata a 18 anni e viene disposto il risarcimento di 20 milioni di Euro alla Regione Piemonte e di 30,9 milioni di Euro al comune di Casale Monferrato.

Poi, il 19 novembre scorso, la doccia fredda: la Corte di Cassazione annulla la condanna ed i risarcimenti.

Le motivazioni della Corte. Le 146 pagine di motivazione spiegano che il processo torinese per le morti d’amianto era già prescritto prima ancora del rinvio a giudizio di Schmidheiny.

«A far data dall’agosto dell’anno 1993 – ha chiarito la Corte – era ormai acclarato l’effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell’anno, era stata definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti. Da tale data – prosegue il verdetto – a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti per la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005». La conseguenza è che, «per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado”, cadono “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni».

Un’imputazione poco corretta. La Corte di Cassazione ha sottolineato, inoltre, che l’imputazione di disastro a carico di Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dal momento che la condanna massima (12 anni di reclusione) sarebbe troppo bassa per chi miete morti e malati. In pratica, scrivono i giudici, «colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverossia, in sostanza, una strage, verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso».

Le reazioni. Il caso Eternit è uno di quei casi in cui la giustizia si piega di fronte al diritto e, così, non ci sarà nessuna condanna e nessun risarcimento. Comprensibile la reazione dei familiari delle vittime che hanno urlato alla “vergogna” subito dopo la lettura del verdetto. Per l’Inail i costi per le sole prestazioni ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall’amianto ammontano a 280 milioni di Euro che non verranno più recuperati perché «il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo», come ha sottolineato l’avvocato generale dell’Inail Giuseppe Vella. Amaramente sarcastico è il tweet dello scrittore Roberto Saviano: “L’Italia è una repubblica fondata sull’istituto della prescrizione #eternit”.

Rinvio a giudizio. La procura di Torino, però, non si arrende e chiede il rinvio a giudizio per il magnate svizzero della Eternit, questa volta con l’accusa di omicidio volontario aggravato in relazione alla strage di lavoratori ed abitanti di Casale Monferrato. Si tratta di un fascicolo che riguarda la morte di 258 persone decedute tre il 1989 e il 2014, questo è quello che ha reso noto il Pm Guariniello commentando le motivazione della sentenza di prescrizione della Suprema Corte.

Secondo l’accusa, Schmidheiny, «nonostante sapesse della pericolosità dell’amianto avrebbe somministrato comunque fibre della sostanza». Le aggravanti ipotizzate dai Pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che hanno condotto l’inchiesta, sono quelle dei motivi abietti, della volontà di profitto e del mezzo insidioso, l’amianto. Secondo la difesa del magnate svizzero, però, si tratterebbe di un caso di doppio giudizio che contravviene al principio giuridico del “ne bis in idem”, in virtù del quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto.

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