Con una mappa interattiva

Una confusione chiamata ZTL

Una confusione chiamata ZTL
29 Giugno 2014 ore 13:51

Le “Zone a Traffico Limitato” o “aree pedonali” sono aree situate in alcuni punti delle città, ad esempio nei centri storici, per limitare, in determinati orari, la circolazione ai veicoli. La creazione di queste zone punta a garantire la sicurezza dei pedoni durante gli orari di maggior affluenza e a contenere i livelli di inquinamento. In sintesi, la ZTL cerca di aumentare la qualità di vita della città stessa.

Piccola storia delle ZTL a Bergamo. Anche Bergamo si è mossa in questa direzione. Chi ha qualche anno si ricorderà la catena che nei primi anni ’90 limitava l’accesso a quella parte di via XX settembre che partiva da via Borfuro. Impediva la circolazione alle automobili negli orari di punta e l’apertura/chiusura era gestita dai vigili urbani, che all’epoca avevano la sede in piazza Matteotti, proprio di fianco agli attuali uffici comunali: la sera, verso le 19-19.30, rimuovevano la catena che correva tra un panettone e l’altro andando semplicemente ad aprire un lucchetto.
Negli anni successivi venne fatto qualche timido esperimento per estendere questa area (soprattutto il sabato) fino dall’imbocco di via XX settembre all’altezza con piazza Vittorio Veneto (dalla fontana della vedovella per intenderci), ma fallì miseramente. Restando nel centro cittadino, anche piazza Dante fu oggetto di una delle prime pedonalizzazioni: fino ai primi anni Novanta, era possibile accedere alla piazza e parcheggiare.

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Le giunte comunali e la ZTL. Con il passare degli anni e il susseguirsi delle giunte, il tema diventa sempre più d’attualità, ma i cittadini sembrano conviverci: le zone vengono istituite, ma il controllo non è sempre così puntuale e sanzionatorio e le abitudini dei bergamaschi non vengono quindi stravolte.
Basti pensare che la tanto discussa ZTL di via Tasso, balzata agli onori della cronaca dopo l’istallazione delle videocamere che ne disciplinavano gli accessi, ha visto l’intervento di 4 giunte.
–          Nel 1998 il Sindaco Vicentini, dopo aver rivisto l’arredo urbano, istituisce l’area pedonale.
–          Nel 2001 Veneziani ne regola gli accessi mediante l’introduzione dei pilomat.
–          A cavallo tra il mandato Bruni e Tentorio viene definita l’eliminazione di questo dissuasore mobile che aveva creato non poche polemiche e si passa a un sistema di video sorveglianza che diventerà operativo nel 2013 (nel 2012 aveva debuttato nel centro storico di città alta per poi essere esteso nel 2013 a piazza Pontida, via Tasso e via XX Settembre).
Dalle  campagne elettorali del 2004, chi prima chi dopo, tutti lo mettono al centro del programma. Bruni parlerà di ZTL e a fine mandato saranno ben 18 le ordinanze relative a questa tematica. Nel 2009 Tentorio parlerà di “Sentierone allungato”, qualcosa che resterà sulla carta, ma che disciplina gli accessi a quelle aree precedentemente definite. Durante il mandato Tentorio l’attenzione che l’opposizione dedica al tema resta alta: basta consultare il sito della lista Bruni e ci si accorge che gli articoli fatti sulle tematiche della città, eccezion fatta per gli aggiornamenti delle attività legate al consiglio comunale, vertono in gran parte su mobilità e urbanistica (temi che in un’ottica generale vanno a braccetto). L’ultima campagna elettorale è storia di oggi: Tentorio e Gori non si tirano indietro e rivendicano una maggior qualità della vita che deve necessariamente passare attraverso zone senza auto.

ZTL a Bergamo: un labirinto di tipologie e modalità. Fin qui tutto bene, ma il problema è dietro l’angolo. Proviamo ad entrare nel dettaglio di queste aree.
Innanzitutto ne abbiamo di due tipologie: quelle permanenti dove le limitazioni valgono 24 ore su 24 e quelle limitate a tempo in vigore in particolari giornate e/o in particolari fasce orarie (lasciamo da parte per un attimo le Zone 30).
Nella prima categoria rientrano il centro storico di Città Alta e qualcosa come quindici vie di Città Bassa.
Nella seconda invece rientrano, per restare nella parte vecchia, Città Alta (non limitatamente al centro storico, ma per comodità diciamo la cinta muraria) e i colli con orari e modalità differenti in relazione agli orari e ai giorni festivi o feriali.
Scendendo in Città Bassa le vie coinvolte sono 19 con orari e modalità del tutto differenti tra loro.
In alcuni casi abbiamo alcune vie, lunghe poche centinaia di metri, sulle quali abbiamo in una prima parte una tipologia di ZTL e nella rimanente l’altra.
Abbiamo escluso da questo conteggio altre aree soggette a ZTL temporanea come quella istituita per le partite allo Stadio o quella circoscritta all’entrata o uscita degli alunni da alcune scuole cittadine.
Se aggiungiamo che gli accessi sono definiti per 9 categorie differenti di veicoli potremmo tranquillamente dire che la confusione regna sovrana.

 

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Basta guardare la mappa presente sul sito del Comune per rendersi conto della complessità del tema. È chiaro che queste differenze sono dettate dal fatto che le zone, tanto diverse tra loro, hanno delle esigenze diverse: alcune servono a tutelare la tranquillità notturna, altre a garantire l’accesso in sicurezza dei pedoni, altre ancora ad evitare eccessi di traffico o inquinamento. Partendo da queste differenze si arriva a quello che la mappa ben rappresenta: una città a macchia di leopardo.

Ben inteso, la pedonalizzazione e la chiusura al traffico rimettono al centro gli abitanti e permettono loro di ritornare in possesso di alcuni spazi invivibili. Anche se queste zone sono dedicate in primis ai residenti della città, e impattano soprattutto su quelli che in città ci arrivano con l’automobile, chi per lavoro, chi per turismo.

Sicuramente non è facile districarsi in tutto questo labirinto di divieti di accesso istituiti in modo assolutamente non uniforme un po’ ovunque in città. Regolamentati da qualche pannello luminoso e cartelli pieni di informazioni che diventano incomprensibili per chi ci arriva in prossimità in macchina e vuole capire semplicemente come muoversi.

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