Cronaca
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Città Alta, quel che resta delle botteghe storiche

Città Alta, quel che resta delle botteghe storiche
Cronaca 05 Luglio 2014 ore 11:30

La passeggiata di via Colleoni, la "Corsarola", è l'asse principale di Bergamo Alta che, da piazza Mercato delle Scarpe a Piazza Vecchia fino alla Cittadella, attraversa il cuore della città vecchia. Su questa via esistevano negozi che, con la loro romantica “aria d’altri tempi” vivevano in sintonia con il luogo storico e da sempre accompagnavano il brulichio racchiuso nelle mura. Negozi che oggi stanno chiudendo i battenti, ad uno ad uno.

I negozi di una volta. Ci sono stati cambiamenti progressivi che hanno causato un sensibile calo delle botteghe storiche. Alla scomparsa di numerose botteghe artigianali, corrisponde, nel centro storico, un calo considerevole dei negozi di alimentari (dei 14 esistenti ne sono sopravvissuti 3), nonché di tutti i negozi di vicinato. Una situazione aggravata dal fatto che i negozi di vicinato, laddove persistono, non sono più intesi nel senso classico del termine, ma si sono trasformati in qualcosa di diverso. E molto più costoso. Dal 1976 al 2014 sono spariti i cinque calzolai della Corsarola, mentre antiquari e orefici hanno registrato un calo del 30-35 percento. I panettieri sono riusciti a resistere (solo il 20 percento in meno), mentre è stato quasi totale il crollo dei negozi alimentari generici e delle latterie (meno 80 percento) e dei negozi di calzature (meno 75 percento).

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Chi ha chiuso o rischia di chiudere? L'ultimo caso di sfratto riguarda la storica Latteria Locatelli di via Colleoni/angolo via Salvecchio - unica nel centro storico con questa denominazione - gestita da 55 anni dalla famiglia Carenini: l’edificio in cui si trovava era stato messo in vendita e la Latteria avrebbe dovuto abbandonare i locali entro il 31 dicembre 2014. Ma l’Associazione di Città Alta e Colli ha chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale, che sembra essersi impegnata per trovare un’altra collocazione alla latteria. I locali lasciati liberi dalla Salumeria Mangili in via Gombito, intanto, giacciono ancora in attesa di un nuovo locatario. Mentre la storica Pasticceria Donizetti è diventata un’enoteca, e l’ex Panificio Tresoldi un bistrot di tendenza.

Chi rimane? Resistono i due fruttivendoli e la Libreria di via Colleoni, il panificio Nessi di via Gombito (l’insegna dice: dal 1946). E la Vineria Cozzi in via Colleoni, un tempo ritrovo degli abitanti di Città Alta, oggi non solo vineria, ma anche raffinato ristorante che ha mantenuto, nel locale d'ingresso, il bellissimo bancone originale.

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Motivazioni storiche e affitti alti. Quello di Bergamo Alta è un centro storico dove ad una composizione sociale un tempo a prevalenza popolare ha fatto seguito una classe sociale d'élite, composta per lo più dalla medio-alta borghesia. Le dinamiche legate al profondo mutamento del tessuto sociale e commerciale di Bergamo Alta affondano le radici negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando, all'esodo dei residenti verso la periferia e al conseguente deprezzamento immobiliare dei fabbricati lasciati in disuso, è seguita, dagli anni Settanta, la corsa al recupero a vantaggio della speculazione edilizia. L'eccessivo incremento degli affitti che ne è conseguito ha provocato un cambio vorticoso di negozi.

Il calo della popolazione. Dai dati demografici annuali del Comune di Bergamo degli ultimi 60 anni, si può capire quanto profondo sia stato il mutamento avvenuto, sia per quanto riguarda il calo della popolazione (in larga parte relativo ai ceti più deboli), sia per quanto riguarda la sua composizione sociale. L'esodo dei residenti dal centro storico verso la periferia si è verificato già a partire dal decennio '50-'60: negli anni '50, il centro storico era abitato da 8.000 persone, provenienti per lo più dai ceti popolari: una media superiore rispetto a quella del resto della città. Nel 1961, la popolazione si è ridotta sino a raggiungere i 6.500 abitanti, e nel 1971 ha subìto un ulteriore calo, passando a 4.109 abitanti. Ad oggi gli abitanti entro le mura sono 2.538, un minimo storico assoluto (rispetto al 1971, si è avuta una perdita di 1571 abitanti pari al 38% della popolazione). Questo naturalmente ha messo in difficoltà quelle botteghe che non potevano più sopravvivere con un'attività eccessivamente ridotta.

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Il turismo. I negozi di utilità sociale, quelli che dovrebbero garantire il soddisfacimento delle necessità quotidiane dei residenti, sono a rischio estinzione anche a causa di una omologazione commerciale predisposta ad accogliere i turismi, costituita da negozi di abbigliamento, souvenir e simili, a cui si aggiungono le sempre più numerose offerte di ristorazione e alloggio. Nel centro storico si è registrata, negli ultimi quarant'anni, una crescita dell'80 percento di bar e ristoranti, del 55 percento di negozi d’abbigliamento e del 65 percento di souvenir. Per quanto riguarda la ricettività turistica, dal 1974, quando erano disponibili per i turisti 74 posti letto, si passa, nel 2014 a 336 posti, tra alberghi, case per ferie, B&B e case vacanza.

Gli anziani. Le botteghe storiche e i negozi di vicinato sono essenziali per l'aggregazione del delicato tessuto sociale del centro storico e per la vita quotidiana delle classi più deboli, anziani in primis (il 23,5 % della popolazione di Città Alta e Borgo Canale ha un'età superiore ai 65 anni), che non possiedono un mezzo di trasporto proprio e non possono raggiungere punti vendita lontani. Motivo per cui l'Associazione per Città Alta e i Colli di Bergamo,che da tempo si occupa delle problematiche del centro storico,ha sollecitato l'Amministrazione comunale, chiedendo l'apertura di un mini Market a prezzi calmierati.

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