In cella psicologi e assistenti sociali

Abusi sui bimbi per darli in affido L’orribile vicenda di Reggio Emilia

Abusi sui bimbi per darli in affido L’orribile vicenda di Reggio Emilia
28 Giugno 2019 ore 16:36

È un piccolo film dell’orrore dalla provincia italiana: “lavaggi del cervello” durante i colloqui tra i bambini e gli psicologi con il ricorso a piccole scosse elettriche, che erano in grado di alterare “lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari”. L’obiettivo era quello di documentare falsi abusi, ricorrendo anche a disegni non autentici nei quali venivano riprodotte scene di violenze subite in famiglia. Alla fine i magistrati decidevano spesso a favore del loro affido ad altre famiglie, inserite nel giro di affari. Come ha documentato l’inchiesta del Corriere della Sera «i bambini venivano poi affidati ad amici degli indagati, che in alcuni casi percepivano il doppio della diaria prevista in questi casi: 1.300 euro anziché seicento, grazie a false certificazioni, fornite dalla onlus Hansel e Gretel, che dichiaravano come il minore fosse “problematico”».

Il tutto è accaduto nel cuore dell’Emilia, a Bibbiano, provincia di Reggio. L’inchiesta era partita perché la procura si era insospettita per un eccesso di denunce da parte dei servizi sociali di abusi in famiglia che arrivavano dalla zona. L’inchiesta, che è stata ribattezzata Angeli e Demoni, ha portato a misure cautelari per diciotto persone, tra le quali anche il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti della onlus Hansel e Gretel di Moncalieri, in provincia di Torino. Il sindaco, che è agli arresti domiciliari, è accusato in particolare di aver favorito la cordata affidando i servizi di psicoterapia senza un bando di evidenza pubblica. Ai domiciliari è finita anche la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un’assistente sociale e due psicoterapeuti.

 

 

L’aspetto inquietante è che molti dei personaggi ricorrono anche in un’altra inchiesta su terribili fatti capitati nella Bassa emiliana negli anni Novanta, quando decine di bambini vennero allontanati dalle famiglie per presunti abusi e riti satanici. Anche allora il ruolo degli assistenti sociali e degli psicologici incaricati di accertare i fatti sulla base dei racconti dei bambini era risultato sconcertante. Il caso è stato ricostruito recentemente da Pablo Trincia con Alessia Rafanelli con un podcast pubblicato da Repubblica che ha raccontato le vicende di una presunta banda di pedofili (i cosiddetti “Diavoli della bassa modenese”) che alla fine degli anni Novanta portò all’allontanamento di sedici bambini dalle loro famiglie. Molti dei genitori non hanno più rivisto i loro figli, alcuni si sono suicidati, altri sono espatriati, insomma, una storia terribile sotto ogni punto di vista.

Come sono possibili nell’Italia del 2019 arbitri come questi? Il problema sta nella legge italiana, che risale addirittura al 1934 e che era stata studiata per gestire la devianza. Questa legge attribuisce ai servizi sociali un potere discrezionale quasi assoluto: non è previsto un vero elenco dei motivi che possono portare alla sottrazione dei minori, le decisioni sono considerate “provvedimenti temporanei” quindi non sono appellabili né suscettibili di ricorso in tribunale. Così succede che che basti la relazione di un assistente sociale per convincere un giudice minorile a dare il via libera all’allontanamento coatto di un bambino da casa.

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