In pista era soprannominato "la volpe"

Addio a Carletto Ubbiali, nove volte campione del mondo, che definì il motociclismo «una galera»

«Allora i piloti non erano delle star: il premio più grande era portare a casa la pelle. Ho visto morire diversi amici e un giorno ho detto basta». «A 8 anni ho guidato la Mondial 250 fino a Milano. Mio padre dietro cambiava le marce, mentre io davo gas. Ogni errore arrivava una sberla»

Addio a Carletto Ubbiali, nove volte campione del mondo, che definì il motociclismo «una galera»
02 Giugno 2020 ore 16:04

Carlo Ubbiali, uno dei più grandi assi del motociclismo di sempre, è morto oggi, martedì 2 giugno. Aveva 90 anni e dai primi di maggio era ricoverato all’ospedale Papa Giovanni per problemi respiratori. Nato e vissuto a Bergamo, insegnò il mestiere di campione all’altra leggenda bergamasca delle due ruote, Giacomo Agostini. Entrambi furono piloti della mitica MV Agusta. Con i suoi nove titoli Mondiali, Carlo Ubbiali è stato uno dei tre piloti italiani più vincenti, insieme a Valentino Rossi (nove) e Agostini (quindici). Ubbiali ottenne questi risultati negli Anni Cinquanta, in un’epoca in cui le tragedie erano all’ordine del giorno perché le piste non avevano protezioni e in testa i piloti portavano i caschi a scodella e i paraschiena non erano ancora stati inventati. In quel decennio fu il motociclista italiano più amato e seguito, vincitore di 39 gare su 74. Il 16 dicembre scorso gli era stato assegnato dal Coni il Collare d’oro al merito sportivo, la più alta onorificenza.

La sua epopea iniziò nel 1946, in un crescendo continuo di risultati che lo porteranno a vincere i nove titoli mondiali: sei nella 125 (1951, 1955, 1956, 1958, 1959, 1960) e tre nella 250 (1955, 1956, 1959). Al termine della stagione 1960, all’apice del successo, annunciò il suo ritiro dalle gare. I motivi dell’addio alle gare sono da ricercarsi nella perdita del fratello Maurizio, suo manager e consigliere tecnico, che per lui fu un colpo durissimo, e nella decisione di sposarsi.

Pur essendo un autentico fenomeno delle due ruote, il pilota bergamasco non ha forse goduto di una giusta considerazione nella graduatoria dei campioni. Le ragioni sono due: perché si misurò solo nelle classi più piccole, 125 e 250, e perché il suo carattere introverso lo rese meno popolare di altri protagonisti dell’epoca. Ubbiali ha unito, al grande talento e a una seria applicazione, intelligenza e scaltrezza. Se l’aspetto fisico – gli occhi a mandorla e appena 160 centimetri d’altezza – gli aveva garantito il soprannome di cinese, le sue maliziose strategie gli certificarono in pista quello di “volpe”. Dopo il ritiro, si è sposato con Mariella. Padre di quattro figli, viveva nel quartiere di San Paolo in città.

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