Un pezzo di storia

Addio a Giuseppe Sirtoli, l’ultimo campanaro della Torre Civica di Bergamo

All'età di 91 anni è morto il testimone di un'antica tradizione. Suonò il Campanone sino al primo dopoguerra, ma fu anche abile restauratore e indoratore. Lunedì 8 giugno i funerali a Gessate, in provincia di Milano, dove viveva con la famiglia

Addio a Giuseppe Sirtoli, l’ultimo campanaro della Torre Civica di Bergamo
Bergamo, 07 Giugno 2020 ore 17:45

di Giambattista Gherardi

Era un pezzo di storia della nostra città, un uomo che ha attraverso l’arte e la competenza ha portato nel nuovo millennio conoscenze secolari e una tradizione orale davvero preziosa. Giuseppe Sirtoli (per tutti Pino), 91 anni, è morto sabato 6 giugno a Gessate (Milano) dove risiedeva con la famiglia. Nativo di Città Alta, era l’ultimo campanaro della Torre Civica di Bergamo ed era noto anche per l’attività di restauratore e, soprattutto, esperto indoratore. Nato nel 1928, in gioventù aveva nella cerchia di amici i fratelli sacerdoti don Giacomo e don Pietro Piazzoli, l’uno creatore del Museo del Presepio di Dalmine e l’altro pioniere della parrocchia di Brembo di Dalmine, nata nel 1949. I genitori dei due sacerdoti erano i campanari ufficiali della Torre Civica, regolarmente stipendiati dal Comune di Bergamo che pure concedeva l’abitazione sulla torre, a pochi passi dalla sede dei Carabinieri.

«Quasi per gioco – raccontava Pino in un documentario prodotto alcuni anni orsono da Luca Focchi, presidente della Federazione Campanari Bergamaschi – cominciai a seguire Giacomo e Pietro nella loro casa e nell’impegno di suonare il Campanone. Attorno alle 17.30 (ma in estate l’orario si allungava sino alle 19) si suonava la cosiddetta “serata”, a significare la fine delle attività lavorative, mentre alle 22 erano d’obbligo i 180 colpi del mastodontico Campanone. Credo nessuno abbia mai movimentato quella campana tanto pesante: si agiva sul battacchio, iniziando almeno dieci minuti a farlo muovere grazie a una corda che penzolava all’estremità. Per noi ragazzi era pesantissimo e riuscire a muoverlo era un’impresa. Al momento giusto, dopo averlo fatto ondeggiare, davamo un colpo più deciso ed iniziava il suono, per noi assordante».

Quello del Campanaro Civico era un ruolo che già nel ‘500 e nel ‘600 godeva di particolare rilievo. I campanari erano infatti detti “ballottini” negli statuti e nei capitolari, poiché provvedevano anche alla raccolta delle “ballotte” bianche o nere in occasione delle votazioni comunali.

Dopo la guerra, Giuseppe Sirtoli continuò l’impegno sulla Torre Civica ancora per qualche anno, ma poi arrivarono le necessità del lavoro e, soprattutto, l’elettrificazione delle campane, che portò sulla Torre Civica anche l’ascensore. Pino, come detto, era anche un abile restauratore, maestro in particolare nell’arte dell’indoratura, appresa da uno zio.

«Raccontava spesso – ricorda Michele Nicoli di Leffe, collega ed amico – della sua attività nelle varie parrocchie delle nostre Valli, che spesso raggiungeva con la corriera, percorrendo magari a piedi gli ultimi tratti lungo mulattiere e sentieri, carico dei ferri del mestiere. Quando le lavorazioni lo richiedevano si fermava per qualche tempo nei paesi, soggiornando spesso in casa del parroco o in alloggi di fortuna».

Protagonista di lavori certosini e delicati (a Gandino lo ricordano attivo per i troni dell’Addolorata e del Carmine), in gioventù era stato attivo anche fra gli scout. Si era specializzato nella produzione di rosoni di gesso e successivamente era stato assunto in una tipografia industriale.

Pino Sirtoli ha lasciato la moglie Luigia, i figli Elena, Guido, Rosanna e Roberto e gli amati nipoti. I funerali saranno celebrati lunedì 8 giugno alle 14.30 nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Gessate.

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