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Amara constatazione

Affetto da fibrosi cistica, costretto a vaccinarsi in Veneto: «In Lombardia non si sa nulla»

Davide Valier, giovane in prima linea per i diritti delle persone fragili affette da malattie genetiche gravi come la sua, ha potuto ricevere la dose in una Regione diversa perché in cura in un centro veronese. Purtroppo qui tutto è ancora in alto mare

Affetto da fibrosi cistica, costretto a vaccinarsi in Veneto: «In Lombardia non si sa nulla»
Cronaca 13 Marzo 2021 ore 10:14

Purtroppo, la Lombardia è più indietro rispetto ad altre Regioni per quanto riguarda la campagna vaccinale anti-Covid. Un po’ per l’altissimo numero di abitanti (un sesto di tutta la popolazione italiana), un po’ per i noti problemi organizzativi. Questa situazione, però, rappresenta un rischio soprattutto per le persone più fragili.

Emblematica, in tal senso, la storia di Davide Valier, raccontata dai colleghi di PrimaSaronno. Il giovane, affetto da fibrosi cistica (malattia genetica grave), è riuscito a vaccinarsi in Veneto, dove le vaccinazioni sulle persone fragili è già stata avviata, a differenza della Lombardia.

«Un grazie alla Regione Veneto e al centro Fibrosi cistica Borgo Trento che con la loro efficienza e disponibilità hanno permesso di vaccinare anche i malati fuori regione. Spero che Regione Lombardia si dia una mossa, la situazione per i malati lombardi sta diventando insostenibile».

Così Davide Valier ha annunciato la notizia della sua avvenuta vaccinazione anti-Covid dopo tante settimane di attesa e di frustrazione per la mancata chiamata nella sua Regione. Proprio lui che ha combattuto in prima linea, mettendoci la faccia per protestare contro i disservizi ai danni dei più fragili, completamente dimenticati nel piano lombardo, alla fine è infatti stato vaccinato in Veneto, perché in cura in un centro veronese.

«È stato fortunato perché è in cura nel primo centro di fibrosi cistica aperto nel nostro Paese, un punto di riferimento a livello nazionale. Qui non hanno voluto discriminare i loro pazienti in base alla residenza e così hanno somministrato la dose di Pfizer anche a lui, seppure non veneto», racconta con soddisfazione la madre Francesca Farma, aggiungendo: «L’organizzazione è stata perfetta».

Resta però l’amarezza di essere dovuti andare fuori dalla propria Regione per ricevere il vaccino più velocemente: «Ora in Lombardia si parla di settimana prossima, ma la vedo dura perché l’organizzazione mi sembra in alto mare, come dimostrano le risposte alle interrogazioni delle minoranze. Almeno però si inizia a parlare anche in Lombardia dei fragili, fino a questo momento totalmente dimenticati».

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