Niente fair play

Aggredisce l’avversario in campo Gli spacca la mandibola e scappa

Aggredisce l’avversario in campo Gli spacca la mandibola e scappa
30 Novembre 2017 ore 06:30

Durante una partita si prende un pugno dall’attaccante della squadra avversaria. Novanta giorni di prognosi per un 17enne cremasco. Una brutta vicenda quella accaduta domenica 19 novembre pomeriggio sui campi da calcio del Mantovano, dove l’«Ac Crema» e il «Mantova», juniores, si stavano sfidando in una partita, come tante, del campionato. I protagonisti di questa vicenda sono Alessandro Ragusa, 17 anni, che da quando ne aveva 4 ha iniziato col suo sogno: inseguire il pallone, che domenica giocava come difensore, e un attaccante del Mantova, appena 18enne, che l’ha aggredito e poi è fuggito subito dopo l’espulsione, lasciandolo a terra con la bocca sanguinante.

 

 

Il racconto è di Massimo Ragusa, padre del 17enne, che ha assistito alla scena dagli spalti. «Stavano giocando una partita di calcio in un Comune in provincia di Mantova – ha raccontato – Il Crema stava vincendo. In cinque minuti hanno fatto due gol, poi, nel secondo tempo un altro. Il ragazzo della squadra avversaria era molto nervoso, penso, perché stava perdendo. Aveva tirato qualche pugno a mio figlio di nascosto nella pancia e lui aveva reagito con un calcetto, per il quale si era meritato un’ammonizione, era cascato nel tranello». La partita è proseguita fino al terzo gol del Crema. «Il gioco si era fermato e il ragazzo della squadra avversaria, mentre mio figlio era girato, gli ha tirato un pugno in faccia – ha continuato il padre – Hanno visto tutti, e il ragazzo è stato immediatamente espulso ed è uscito dal campo per andare negli spogliatoi». Dove ha fatto perdere le tracce di se. Il 18enne, infatti, ha preso i suoi effetti personali ed è scappato. «Abbiamo chiamato subito l’ambulanza – ha spiegato – Siamo corsi in ospedale dove hanno dovuto operare mio figlio d’urgenza, aveva una frattura multipla alla mandibola destra, sputava e vomitava sangue. Hanno dovuto trapanargli la guancia per mettergli tre placche in titanio per riparare l’osso, tre denti sono storti ora, due rotti e da sostituire. Non capisco il gesto e tanto meno non capisco come il ragazzo possa fregarsene di quanto successo, umanamente, dovrebbe almeno chiedere scusa. Il calcio non è questo e non è giusto che sia successo proprio a mio figlio, che è sempre stato un modello di impegno e lavoro per la squadra». I mister della squadra avversaria sono andati a trovare il ragazzo in ospedale nei giorni scorsi (che è stato dimesso lunedì mattina), e hanno porto le loro scuse al ragazzo, garantendo che verranno presi seri provvedimenti nei confronti del loro giocatore. Il 17enne per rimettersi, dovrà stare a casa per 90 giorni, ha difficoltà nel parlare e nel mangiare.

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