Conosceva Bin Laden dal 1998

Ucciso il terrorista Nasr Al Ansi che rivendicò Charlie Hebdo

Ucciso il terrorista Nasr Al Ansi che rivendicò Charlie Hebdo
08 Maggio 2015 ore 14:40

Sono arrivate le conferme del Site e del Pentagono, che parlano della morte di Nasr Al Ansi, il comandante di Al Qaeda che lo scorso mese di gennaio ha rivendicato con un video l’attacco al settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Una strage che Al Ansi, a nome dell’Aqap, il ramo di Al Qaeda nella penisola araba, definì «la benedetta battaglia di Parigi» rivendicando la “responsabilità di questa operazione di vendetta per il Messaggero di Dio”, che sarebbe stata ordinata direttamente dal leader di Al Qaeda Ayman Al Zawahiri. Nel video di 11 minuti Al Ansi affermò che la leadership di Aqap «ha scelto l’obiettivo, elaborato il piano e finanziato l’operazione», definì i fratelli Kouachi «due eroi dell’islam», e promise nuove «tragedie e terrore».

Il video con d’annuncio. Giorni fa il Site aveva parlato della pubblicazione di un video dell’Aqap in cui si annunciava il «martirio» del suo leader e ideologo. Al Ansi sarebbe stato ucciso da un drone americano in Yemen già ad aprile, nella città costiera di Mukalla. Con lui suo figlio primogenito e altri combattenti, tutti deceduti nell’attacco.

Chi era Nasr Al Ansi. Una carriera lunga decenni, quella di Nasr Al Ansi, che lo ha fatto balzare ai primi posti tra i ricercati più importanti dall’intelligence americana. La Cia, infatti, già da tempo era sulle sue tracce poiché riteneva fosse uno dei vice direttori generali di Al Qaeda, almeno secondo quanto era riportato su alcuni documenti rinvenuti nel covo pakistano di Osama bin Laden. Al Ansi ha iniziato ad affacciarsi sulla scena jihadista già ai tempi della guerra di Bosnia.

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La guerra di Bosnia Dopo essersi iscritto all’Iman University, la scuola religiosa sunnita fondata a Sana’a dallo sceicco Abdul Majid Al Zindani, alleato di lunga data di Osama bin Laden e Al Qaeda, Al Ansi è stato un membro del distaccamento bosniaco musulmano El-Mudžahid, che faceva parte dell’Esercito della Repubblica di Bosnia-Erzegovina durante la guerra in Bosnia nel 1995. In Bosnia Al Ansi ha ricevuto l’addestramento militare e ha combattuto contro l’Esercito della Republika Srpska. È rimasto nei Balcani per un anno prima di tornare nello Yemen.

L’incontro con Bin Laden. Nel 1996 ha cercato di combattere in Kashmir e in Tagikistan. Nel primo caso, però, le autorità pakistane glielo hanno impedito, nel secondo le pessime condizioni delle strade non gli fecero raggiungere il Paese. Andò in Afghanistan, dove entrò in contatto con Abu Hafs Al Masri e Saif Al Adel, due funzionari fedeli a Bin Laden. Nel 1998 Incontrò il leader di Al Qaeda quando ancora il mondo non conosceva lo sceicco del terrore.

In missione per conto di Bin Laden. Bin Laden rimase affascinato da Al Ansi tanto da inviarlo a Kabul e nominarlo emiro. Sul campo di battaglia Al Ansi si unì alle forze qaediste e si distinse per brutalità. A tal punto che venne scelto per partecipare al loro corso di formazione più intensa in Afghanistan: un addestramento chiamato la “qualificazione delle forze”, che vide come insegnanti molti leader anziani del movimento. Suo compagno di corso fu Qasim Al Raymi, che oggi è comandante militare dell’Aqap, con il quale frequentò un altro corso di addestramento presso il campo di Al Farouq. Dopo Kabul, Bin Laden inviò Al Ansi nelle Filippine, con il compito di formare militarmente e nella sharia (legge islamica) i mujaheddin. Terminata la missione cercò di tornare in Afghanistan, dove nel frattempo era cominciata la guerra che era seguita agli attacchi dell’11 settembre, ma prima di arrivarci venne arrestato in Yemen. Rimase in prigione sei mesi, al termine dei quali riprese gli studi e si laureò in legge islamica. Oggi, al fine di condurre una battaglia compatta contro l’Occidente, Al Ansi ha cercato di convincere gli altri due gruppi che stanno terrorizzando il mondo, Isis e Al Nusra, a mettere fine alle loro ostilità e unire le forze.

Gli altri coinvolgimenti. Oltre che alla rivendicazione dell’attentato a Charlie Habdo, Al Ansi è collegato anche alla vicenda dell’ostaggio americano Luke Somers, morto in Yemen nel dicembre 2014. In un video Al Ansi dava un ultimatum al presidente americano Barack Obama, affinché venissero soddisfatte non meglio precisate richieste, al termine del quale Somers sarebbe stato ucciso. L’America non cedette e avviò un blitz per liberare il fotoreporter 33enne ostaggio in Yemen da oltre un anno, ma le cose andarono male e Somers morì insieme a un altro ostaggio, l’insegnante sudafricano Pierre Korkie. All’epoca il capo del Pentagono, Chuck Hagel, spiegò che Somers e Korkie morirono per le gravi ferite inferte loro dai terroristi, dopo che si erano accorti di essere sotto attacco.

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