Cronaca
Gli intramontabili

La questione dei super stipendi RAI (ma il vero problema è un altro)

La questione dei super stipendi RAI (ma il vero problema è un altro)
Cronaca 25 Luglio 2016 ore 13:36

Coincidenza maligna: mentre gli italiani ricevevano le prime bollette elettriche con canone Rai “imposto” (prime sette rate di 10 euro, per un totale di 70. I restanti 30 verranno caricati sulle prossime), giornali e siti hanno reso pubblici gli stipendi della tv pubblica sopra i 200mila euro.

In realtà, stipendi in linea. Che una grande emittente come la Rai abbia dirigenti e responsabili pagati su logiche di mercato non dovrebbe essere materia di scandalo, tanto più che l’operazione trasparenza viene dall’interno, cioè dal direttore generale Campo Santo Dall’Orto, a seguito da quanto previsto dalla Riforma Rai. La pubblicazione era stata annunciata per oggi, lunedì 25 luglio, ma ovviamente il countdown è stato scandito da continue fughe di notizie. La Rai si è cautelata in questa operazione, affidando ad una società internazionale Korn Ferry-Hay l’esame delle retribuzioni dei vertici, del Cda e dei circa 250 dirigenti Rai, anche per fare un confronto con altre grandi televisioni europee. A detta dei responsabili, il paragone non ha mostrato discrepanze, e in particolare, secondo Korn Ferry, la retribuzione media di chi è stato chiamato in questa tornata a coprire funzioni direttive è del 10 percento inferiore alla media dei competitor. E anche rispetto al passato, i loro stipendi sono più bassi. Inoltre i neo assunti hanno contratti di tre anni: il che significa che non resteranno a libro paga della Rai a vita. Ma spiegare questo agli italiani non è operazione affatto semplice.

 

 

Ma il problema è un altro. Il problema della Rai infatti è altrove. Ed è nelle figure degli intramontabili: personaggi che hanno rivestito cariche di responsabilità e che oggi sono parcheggiate nell’azienda senza nessun compito ma con stipendi integri. È una consuetudine storica che fa della Rai un’azienda “speciale” che non licenzia nessuno; una sorta di grande mamma che non abbandona mai le sue creature. I primi casi emersi sono quelli di Lorenza Lei, direttore generale tra 2011 e 2012, che in realtà è in contenzioso con la Rai, e guadagna 240mila euro. Tra gli altri “parcheggiati” ci sono nomi ben noti come Tiziana Ferrario (238mila euro), Francesco Pionati (200mila). Ma fanno scalpore anche i casi dell’ex direttore di servizi parlamentari Anna La Rosa, che guadagnerebbe 240mila euro, e di Carmen Lasorella, ex volto del Tg2 ora fuori schermo, anche lei ben sopra i 200mila. C’è poi l’ex direttore di rete Andrea Vianello (pare 320mila euro) ancora in attesa di ricollocazione. Colpisce anche un altro caso, come quello dell’editorialista di Repubblica, Francesco Merlo, su cui il cda ha fatto ostruzionismo perché già pensionato, preso con contratto da consulente esterno per 230mila euro.

 

La statua del ''Cavallo morente '' di Francesco Messina, esposta all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini a Roma, 18 luglio 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il totale delle spese. Dal Bilancio 2015 si evince che il costo del personale Rai pesa per 888 milioni, a cui vanno aggiunti 128 milioni per prestazioni di lavoro autonomo (qui ci sono dentro i contratti con le star, che non sono stati resi noti). In tutto più di un miliardo di euro. E c’è chi ha fatto un calcolo malizioso: dei 100 euro che i cittadini pagheranno per il canone, 65,5 finiranno in stipendi. La Rai precisa che questi numeri sono da intendersi lordi. E, per completare l’informazione, va anche detto che sono stipendi senza premi, che invece pesano a volte tra 30 e i 60mila euro.

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