nemico invisibile

Albino, il diario di una famiglia chiusa in casa in quarantena

Inquietudine e isolamento. «Mia sorella al piano di sopra lavora in ospedale, è risultata positiva». «Organizziamo spazi e comportamenti, chiamiamo i due figli che non abitano qui, li invitiamo a non venire. Siamo tutti in quarantena» La preoccupazione per la nonna 80enne. «Anch’io ho qualche linea di febbre: mi isolo ulteriormente, lo studio diventa la mia camera»

Albino, il diario di una famiglia chiusa in casa in quarantena
Val Seriana, 09 Marzo 2020 ore 11:42

Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo. Le news d’inizio anno che parlavano del virus che stava colpendo la Cina ci sembravano lontane, poi, in un mondo sempre più globalizzato, le notizie si sono trasformate in esperienze. L’invisibile nemico, che prende casa nelle persone, si nasconde per due settimane e poi si manifesta, lo abbiamo temuto, lo volevamo isolare fino a quando nell’isolamento ci siamo finiti noi.

Raccogliamo la testimonianza di una famiglia che il Coronavirus se l’è trovato in casa ed è stata costretta a convivere con quell’invisibile nemico. L’esperienza è raccontata da Fabrizio che con Antonia e tre dei loro cinque figli vive ad Albino al secondo piano di uno stabile. Al piano superiore dello stesso edificio ci abita la sorella Ornella e le sue tre figlie, a quello inferiore sua madre ottantenne e, in un altro alloggio, suo fratello Lino.

«Abitiamo ad Albino, in questo diario ho raccolto alcune impressioni sull’esperienza che stiamo vivendo, situazione che non avremmo mai immaginato».

Martedì 25
«È l’ultimo giorno di carnevale che viviamo in un clima tanto irreale che pare uno scherzo di cattivo gusto. Siamo allarmati e confusi: le notizie di questi giorni, i divieti regionali e comunali, gli annunci sui media, ma anche gli inviti alla calma non lasciano presagire nulla di buono. Il virus che ha seminato morte in Cina è arrivato anche nei nostri paesi, non si parla d’altro, in famiglia, tra amici, sul lavoro, per strada».

Mercoledì 26
«Ancora si discute degli “assalti” ai supermercati avvenuti nel weekend appena trascorso, di quei carrelli stracolmi di merce abbandonati nelle corsie a causa delle interminabili code alla cassa, degli sguardi impauriti davanti a uno starnuto, della paura dell’untore. È il primo giorno di Quaresima, una giornata importante per chi crede, ma la Celebrazione è alla radio e la chiesa è malinconicamente vuota, come le strade e le piazze. Il paese pare sospeso tra timori e incertezze. Ma tutto questo avviene fuori dalla nostra casa, non ne siamo ancora direttamente coinvolti, fino allo squillo di telefono di un’amica che chiede aiuto per il marito che sta male. Antonia, mia moglie, chiama il numero d’emergenza, l’ambulanza arriva, le sirene si spengono all’ingresso in paese, penso per non allarmare ulteriormente le persone. L’amico, che è cardiopatico, ha la febbre alta, ma non lo portano in ospedale, lo istruiscono invece sulle norme da seguire a casa propria».

La chiesa di San Giuliano del tutto vuota nel giorno delle Ceneri. In apertura: via Mazzini quasi deserta

Giovedì 27
«Nell’abitazione sopra la nostra le cose non vanno certamente meglio. Mia sorella e sua figlia maggiore lamentano malori: febbre alta e forti dolori di testa la prima, una polmonite diagnosticata qualche giorno prima la seconda. Veniamo chiamati di notte per un aiuto, chiamiamo il soccorso e riviviamo la scena della notte precedente, nessun ricovero ma isolamento separato nella propria abitazione. Se da un lato i mancati ricoveri ci tranquillizzano, dall’altro ci spaventa il pericolo di contagio, non tanto per chi è ancora relativamente giovane, ma per chi è più su con gli anni e, anche se in buona salute, è più fragile, come mia mamma ottantenne».

Venerdì 28
«Oggi il nostro amico che mercoledì era stato male ha avuto nuove complicazioni ed è stato ricoverato in ospedale, dove gli eseguiranno anche la prova del tampone. La faranno anche a mia sorella, un esame dovuto visto che lavora come infermiera in una struttura sanitaria vicina a casa. Temo che questi malori centrino qualcosa con il virus in circolazione, ma spero di sbagliarmi».

Sabato 29
«Al piano di sopra, in attesa dell’esito del tampone, continua l’isolamento precauzionale di madre e figlia, accompagnate amorevolmente dalle altre due figlie di Ornella».

Domenica 1
«Anche mia moglie Antonia registra un innalzamento della temperatura corporea insieme a un malessere generale. Come se non bastasse, nello stesso giorno, arriva l’esito del tampone, ma non è quello atteso. Ornella è risultata positiva al Covid-19. Non si è mai abbastanza preparati a simili notizie. Dopo una settimana già atipica ci prepariamo a nuovi giorni davvero mai vissuti prima. Superato il primo momento di sbandamento si doveva procedere, anche a casa nostra, nell’organizzazione di spazi e comportamenti. Le ultime notizie ci parlano di una malattia contagiosa ma pericolosa in particolare per le persone anziane, soprattutto quelle con patologie, il nostro primo obiettivo è di garantire una protezione maggiore e scongiurare un’eventuale contagio alla persona più fragile: la nonna. Sentiamo telefonicamente Ats che ci invita a vivere regolarmente avendo cura di garantire l’esclusività di camera e bagno per Antonia (la sola in quarantena, ndr), con un’attenzione generale dal punto di vista igienico. Avvisiamo della nuova situazione i nostri due figli che non abitano con noi, invitandoli a non venirci a trovare, poi riorganizziamo camere e bagni, dividiamo le incombenze di casa e cerchiamo di vivere il più normalmente possibile nell’attesa di buone nuove».

Lunedì 2
«Teoricamente sono tre le persone in quarantena, nella realtà lo siamo un po’ tutti».

Martedì 3
«Il nostro amico ricoverato in un ospedale bergamasco è stato trasferito dalla corsia del pronto soccorso alla terapia intensiva e poi in un nosocomio fuori Provincia, purtroppo pure lui è risultato positivo alla prova del tampone. Anche la nonna presenta alcuni segni influenzali, ma forse è la nostra condizione d’impotenza a giocarci brutti scherzi, non ci resta che mettere in pratica quanto ci è stato comunicato telefonicamente da Ats, sperare che la situazione non precipiti e magari pregare…

I fatti sono reali, i nomi di fantasia.

L’articolo completo a pagina 9 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 12 marzo, oppure sull’edizione digitale QUI.

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