Cronaca
Emergenza? È colpa del meteo

Allarmisti da polveri sottili, leggete C'è meno smog oggi di 40 anni fa

Allarmisti da polveri sottili, leggete C'è meno smog oggi di 40 anni fa
Cronaca 31 Dicembre 2015 ore 06:55

È il tema centrale e dominante della stampa italiana di queste settimane: lo smog pare stia portando il popolo italiano alla prematura dipartita, con i livelli delle famigerate pm10 del tutto fuori controllo (anche se negli ultimi giorni è stato riscontrato qualche miglioramento). Il terrorismo mediatico imperversa, si appropria delle prime pagine dei giornali in un momento dell’anno in cui la politica, l’economia e anche le questioni internazionali si sono prese qualche giorno di vacanza. Siamo sull’orlo del disastro ambientale, dunque? A dire il vero, neanche un po’. Perché al di là del cielo grigio delle città del Nord Italia, dell’aria non molto profumata, e di valori di polveri sottili effettivamente peggiori rispetto ad un mese fa, ecco la buona notizia: l’aria delle città italiane è infinitamente migliore rispetto anche solo a 10 anni fa, e se oggi i valori di pm10 salgono non ci possiamo fare proprio niente: la colpa è esclusivamente del meteo.

L’andamento delle PM10. Con la dicitura pm10 si intendono, in estrema sintesi, le polveri sottili presenti nell’aria che respiriamo, e rappresentano il principale indicatore per stabilire il grado di inquinamento dell’atmosfera, che negli scorsi giorni, durante i momenti peggiori, ha toccato quota 80 microgrammi per metro cubo di aria. È l’Apocalisse? Per niente, basti pensare che negli anni Settanta, ad esempio, in città come Milano o Torino la concentrazione media annuale di queste polveri era superiore ai 150 microgrammi per metro cubo di aria. Oggi le centraline di rilevamento ci forniscono valori medi nell’ordine dei 40-50 microgrammi. Vi è quindi stata una flessione di circa il 70 percento. E anche con gli aumenti vertiginosi di questo periodo, le pm10 sono arrivate al massimo a toccare la metà dei livelli medi di 40 anni fa. Senza stare ad andare troppo indietro nel tempo, si pensi che nel 2006, nemmeno 10 anni fa, il livello medio di concentrazione di pm10 a Milano - considerata come città paradigma di quelle più inquinate - si aggirava intorno ai 120-125 microgrammi per metro cubo: sì, il triplo di quelle odierne medie, e una volta e mezzo il livello di allerta catastrofica che stiamo vivendo in questi giorni. E parliamo del 2006, sia chiaro.

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Il grande apporto della tecnologia. Cosa ha comportato un miglioramento così netto e marcato della qualità dell’aria negli ultimi anni? L’aspetto più intrigante di quanto accaduto finora è quello relativo al settore della mobilità. Un’aria più pulita si è infatti creata non tanto per il successo, ma nonostante il sostanziale fallimento di quelle politiche di cosiddetto “riequilibrio modale” (meno auto, più autobus e più treni) che, a partire da Bruxelles per arrivare fino alla più piccola amministrazione locale, sono invariabilmente presentate come essenziali ai fini della sostenibilità ambientale. L’elemento che ha contribuito in misura quasi esclusiva alla riduzione delle emissioni è stato rappresentato dall’avanzamento tecnologico dei veicoli. Una vettura a gasolio immatricolata negli anni Ottanta immetteva in atmosfera una quantità di sostanze inquinanti pari a quella che oggi fuoriesce dai tubi di scappamento di circa una ventina di auto. E si tratta di una proporzione destinata ad aumentare nei prossimi anni.

A chi dare la colpa, allora? Ma dal momento che, comunque, l’impellenza di trovare un responsabile è sempre pressante, se proprio si vuole dare a qualcuno la colpa dell’innalzamento dei valori delle pm10 di questi giorni, il capro espiatorio può essere soltanto il meteo. Le polveri sottili sono aumentate (in maniera tutt’altro che allarmante, come abbiamo dimostrato) non perché l’uomo inquina l’ambiente, anzi, ma semplicemente perché sono due mesi che non piove. Una concomitanza straordinaria, imprevedibile e rispetto alla quale non si può fare nulla, che costituirà una semplice parentesi all’interno di un trend estremamente positivo che vede l’aria italiana migliorare, e cospicuamente, di anno in anno. Al netto di allarmismi e terrorismi mediatici.