Due storie da fine del calcio

All’asta le panchine del Tardini A Parma si smonta una storia

All’asta le panchine del Tardini A Parma si smonta una storia
26 Febbraio 2015 ore 08:45

Lucarelli, il capitano del Parma, si è presentato un’altra volta davanti alle telecamere dicendo: «Non c’è nemmeno più chi lava la roba dopo l’allenamento. Ce le portiamo a casa e lo facciamo noi grazie alle nostre famiglie». Dignità. Sempre. Ma certo a Parma se la passano proprio male. Il prossimo giovedì 5 marzo, alle 16 in punto ora di fuoco, l’istituto delle vendite giudiziarie metterà all’asta le panchine del Tardini. Sì, proprio quelle dove si siedono i giocatori prima della partita e anche dopo, quando è finita la gara. Per portarsele a casa ci vogliono almeno 2mila euro, l’asta parte da lì. Dice così: “Lotto numero 7. Numero 3 panche modulo da spogliatoio in alluminio con cassettoportaoggetti-portascarpe e cuscino imbottito marca Palatenda Professional”. Lo potete leggere anche voi sul sito dell’ivg di Parma. La cosa fa un po’ impressione perché gli spogliatoi sono un oggetto di culto, sacro, dove i giocatori preparano le partite nella testa, festeggiano le vittorie dopo, o piangono le sconfitte. È la prima volta che smontano le panchine e le vendono all’asta. Ma – come si dice – c’è sempre una prima volta.

Con le panchine sono finite all’asta anche altre cose. Il pulmino a nove posti, i due furgoncini, un’Alfa Romeo. Tutte robe del Parma. E poi gli attrezzi della palestra, le stesse su cui Cassano e gli altri gialloblù si facevano gli addominali. Lentamente stanno smontando una società che ha cento anni di storia, e questa volta è quasi peggio dell’era Tanzi. Qualche giorno fa alcuni giocatori della rosa (tra cui Lucarelli, Palladino e Gobbi) sono andati a Sky. Ci hanno messo la faccia perché vogliono garanzie sul loro futuro. Ma i giorni passano, e più passano e più sembra chiaro che il Parma potrebbe sgretolarsi e finire dove peggio non si può. La cosa disarmante è ascoltare le parole di Gianpietro Manenti: «La prossima partita si giocherà regolarmente. Vedremo quando riusciremo a recuperare quella contro l’Udinese». Il Parma sarà in campo contro il Genoa. Di più lo ha spiegato a Sportal.it: «Nella notte abbiamo completato la diligence (legale e fiscale). Ora la situazione è meno nebulosa, almeno per quanto riguarda le provviste. Esse non rappresentano un problema». Ad attenderlo a Parma c’è un appuntamento già rimandato un paio di volte: «L’incontro con il sindaco, venerdì, non sarà definitivo. Sarà più importante quello che abbiamo in programma con la Procura».

 

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Storia (agghiacciante) numero due. In Grecia si ferma il calcio. Era da un po’ che i tifosi facevano casino e così, dopo le violenze, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati gli incidenti verificatisi prima, durante e dopo il derby Panathinaikos-Olympiacos. Alla fine hanno arrestato undici persone. Un giocatore, Michael Olaitan, ha perso conoscenza durante il primo tempo ed è stato ricoverato in ospedale. Diagnosi: miocardia dovuta a spavento, ansia e stress. Kasami, che ha giocato anche nella Lazio, è stato colpito alla testa da un petardo lanciato contro di lui dagli spalti mentre si avviava a sedersi sulla panchina dell’Olympiacos. Ancora? Ancora. Yannis Anastasiou, allenatore dei verdi, è stato centrato alla testa da un bicchiere (pieno) lanciato anche questo dalle gradinate. Che fare? È intervenuto il Governo che ha deciso di sospendere a tempo indeterminato i campionati professionistici. C’è altro? Sì: la prossima stagione neppure comincerà. Lo ha detto il viceministro dello sport Stavros Kontonis. Niente calcio, «se tutti i 18 club non introdurranno ticket elettronici e telecamere di sicurezza durante le partite». Il campionato greco era già stato sospeso due volte in questa stagione a causa della violenza. Ora stanno pensando di introdurre la tessera del tifoso anche lì. Alexis Tsipras e le alte sfere del calcio ellenico lo stanno per decidere.

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