Cronaca
La Siria rompe la tregua con Israele

Alta tensione sul Golan

Alta tensione sul Golan
Cronaca 20 Gennaio 2015 ore 12:24

Un blitz delle forze di difesa israeliane sulle alture del Golan ha provocato la morte di 6 militari iraniani e di due esponenti del movimento Hezbollah, il "partito di Dio" libanese. Il raid è stato compiuto domenica da un elicottero dell’esercito israeliano che sorvegliava il confine. Il velivolo ha lanciato due missili che hanno centrato in pieno le auto delle milizie governative siriane sulle quali viaggiavano le vittime.

Immediata la condanna da parte di Iran e di Hezbollah, che ha promesso una dura risposta. Fonti interne al “partito di Dio” pare abbiano fatto sapere alla tv panaraba Al Jazeera che ci saranno “rappresaglie mirate in ogni momento e in ogni luogo”. Teatro del blitz sono state le piantagioni di Amal, dove i media libanesi sostengono che gli elicotteri abbiano lanciato due missili, nella strategica città sud-occidentale di Quneitra, situata a 60 km a sud della capitale siriana Damasco. Pare anche che due droni israeliani stessero controllando la zona quando l’attacco è stato compiuto. Israele, invece, dice di aver agito per distruggere “elementi terroristici” che progettavano attentati in Israele. I caschi blu dell’Onu dispiegati sul Golan hanno confermato la presenza dei due droni israeliani. Un fatto che, secondo il diritto internazionale, viola l'accordo sul cessate il fuoco del 1974 tra la Siria e Israele. L’attacco è arrivato due giorni dopo il discorso Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, nel quale ha sostenuto che il suo movimento dal 2006 ha a disposizione dei missili iraniani Fatih-110 che gli consentirebbero di colpire qualunque parte di Israele.

Cosa è successo. Sta di fatto che sul Golan domenica hanno perso la vita otto persone, alcune delle quali rivestivano ruoli importanti all’interno delle dinamiche geopolitiche della regione. Tra i militari iraniani c’era il generale Ali al-Addadi, in Siria come consigliere dell’esercito di Bashar al-Assad. Al-Addadi è stato definito l'artefice della salvezza di Assad, finora, e delle sconfitte dell'Isis in Iraq. Si tratta di un appartenente al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, meglio noti come pasdaran. Le autorità iraniane hanno confermato la morte del loro generale e hanno condannato il raid di Israele. Tra le vittime ci sono anche Jihad Mughniyeh, figlio dell’ex comandante dell’ala militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, assassinato nel 2008 a Damasco e considerato il numero 2 del "Partito di Dio", e Mohammed Issa, capo delle operazioni militari di Hezbollah in Siria. Ai funerali del ragazzo, che si sono svolti a Beirut lunedì, la folla ha gridato “Morte a Israele” e “Morte all'America”.

 

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I precedenti. L’aviazione israeliana è dunque tornata a colpire obiettivi in quella parte di Golan controllata dall’esercito di Bashar al-Assad. Si tratta del settimo attacco sul suolo siriano dall’inizio del conflitto e il quarto contro i miliziani di Hezbollah. Il 27 agosto l’artiglieria israeliana aveva sparato alle spalle dei militari siriani impegnati nella stessa zona in una battaglia contro le brigate di al-Nusra, organizzazione affiliata ad al-Qaeda, consentendo così agli jihadisti di prendere il controllo del valico e di fare prigionieri 43 caschi blu filippini.

All’indomani del raid il ministro siriano per la Riconciliazione nazionale, Ali Haidar, ha dichiarato che il cessate il fuoco tra la Siria e Israele è crollato e Damasco sta valutando tutte le opzioni per rispondere a qualsiasi atto di aggressione da parte dello Stato ebraico, compresi movimenti per la liberazione dei territori occupati da Israele. La tensione dunque è nuovamente cresciuta in quel pezzo di terra sospeso tra Siria, Libano e Israele dal 1967. E adesso si teme che Hezbollah possa reagire duramente, provocando un’ulteriore destabilizzazione dell’area.

 

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Il Golan. Contrafforte meridionale della catena montuosa dell’Antilibano, i 1800 chilometri quadrati lungo i quali si estendono le Alture del Golan (Hadbat alJawlan in arabo e Ramat haGolan in ebraico) sono di importanza strategica per tutti i contendenti. Il Golan, dove si erge il monte Hermon con i suoi 2814 metri di altezza, è il punto di osservazione privilegiato e il serbatoio d'acqua della regione. Le abbondanti nevicate invernali vanno infatti a alimentare le falde acquifere e i piccoli e medi corsi d’acqua che scendono verso ovest ingrossando il fiume Giordano e irrigando la fertile Galilea. Israele ha occupato con la guerra dei sei giorni il territorio, mettendo così le mani sui “rubinetti” del Medio Oriente, ma Damasco rivendica la propria sovranità sulle sorgenti del fiume Giordano. Nel 1967 questo piccolo lembo di terra è diventato uno dei teatri più importanti della grande patria mediorientale e da allora il focolaio di guerra si è periodicamente riacceso.

Il Golan è dunque un confine non confine lungo il quale da quasi 50 anni sono schierati gli eserciti dei vari paesi contendenti. Va tuttavia detto che tra i tanti confini che dividono il Medio Oriente le Alture del Golan, salvo alcuni episodi, sono stati i più stabili nonostante l’annessione del territorio siriano da parte di Israele non sia stata riconosciuta internazionalmente e nonostante da decenni le Nazioni Unite ne impongano allo stato ebraico la restituzione.

Un quadro di relativa stabilità che è radicalmente cambiato con l’acuirsi della crisi siriana e l’avanzata dei ribelli. In Siria ormai la situazione è fuori controllo e tutti combattono contro tutti. Gli schieramenti non sono ben delineati. In più si aggiunge la componente religiosa che vede contrapposti i sunniti e gli sciiti. L’Iran appoggia Assad, che appartiene alla minoranza sciita alawita in un Paese, che in origine, era a maggioranza sunnita. Dalla scorsa primavera anche Hezbollah si è inserito nella crisi a fianco dell’esercito di Assad e ha dispiegato le sue truppe sul Golan, sapendo che Israele teme molto di più il "Partito di Dio" rispetto ai miliziani di Al-Nusra. Oggi Siria, Iran e Hezbollah, tutti sciiti, si autodefiniscono “l’asse della resistenza”.