Cronaca
Le elezioni per gli organi dirigenti locali

Voto a sorpresa in Francia e Spagna Torna Sarkò, sfonda Podemos

Voto a sorpresa in Francia e Spagna Torna Sarkò, sfonda Podemos
Cronaca 23 Marzo 2015 ore 14:52

Francia e Spagna sono state chiamate, nello scorso week end, a votare per rinnovare gli organi dirigenti locali atrraverso le elezioni amministrative. Oltre all’ovvia rilevanza istituzionale, questa tornata elettorale era particolarmente attesa al fine di tastare il polso politico dei due Paesi, negli ultimi mesi in profonda fase di cambiamento per quanto riguarda gli equilibri delle forze. E le sorprese non sono affatto mancate.

 

 

 

In Francia: il ritorno di Sarkozy. Per quanto riguarda il Paese transalpino, queste amministrative hanno fatto registrare il ritorno in pompa magna sulla scena politica di Nicolas Sarkozy e del suo Ump, la forza popolare della destra moderata francese. Grazie all’alleanza con i centristi dell’Udi, l’ex Presidente e i suoi sono riusciti ad arrivare al 29,5 percento, attestandosi come prima forza del Paese e conquistando già al primo turno 220 posti negli enti locali. In ripresa i socialisti, che dopo il disastro delle elezioni europee dello scorso maggio (14%, minimo storico) hanno guadagnato non poco terreno, conquistando il 21% dei consensi e 56 seggi. Invariato il favore popolare nei confronti del Front National di Marine Le Pen, dato dai sondaggi come favoritissimo, che conferma il 25% delle scorse europee e 8 seggi già al primo turno. La battaglia è appena iniziata, perché ben 1.100 cantoni richiederanno il ballottaggio, ma già ora è possibile trarre interessanti indicazioni da questo primo round.

La rinascita dell’Ump. In primo luogo, come si è sottolineato, Sarkozy è tornato protagonista. Il Presidente francese del quinquennio 2007-2012 era uscito politicamente malconcio dalla sconfitta nel confronto con Hollande alle elezioni del 2012. Per questo, ha dovuto far fronte alla profonda crisi del suo partito, l’Ump: tanti i membri che hanno voluto abbandonare la casa madre per rifugiarsi presso i centristi dell’Udi o l’estrema destra lepeniana, a fronte di una leadership debole e di un progetto politico non più convincente. Sarkò è riuscito nell’impresa di riunire le anime del partito e, soprattutto, di convincere i centristi a correre insieme in queste amministrative. Se si tratta di una momentanea e senza futuro chiamata alle armi per contrastare il Front National, oppure di un serio progetto politico che possa portare Nicolas a correre per l’Eliseo nel 2017, solo il tempo lo potrà dire. Magari a cominciare già dal ballottaggio di queste amministrative.

 

 

 

Il risultato del Front National. In secondo luogo, la conferma del Front National. In molti hanno interpretato questo 25% di Marine Le Pen, in continuità con il medesimo consenso riscosso alle europee del 2014, come una battuta d’arresto dopo l’irrefrenabile ascesa degli ultimi anni. In particolare, l’attentato del 7 gennaio alla redazione di Charlie Hebdo si riteneva potesse corposamente favorire gli impeti xenofobi e anti islamici del FN. In realtà, questo dato elettorale certifica senz’appello la forza del partito di Marine Le Pen: in sede di elezioni europee, infatti, l’euroscetticismo e l’antagonismo del Front National rispetto alla maggior parte delle politiche di Bruxelles è stato un grande richiamo per molti scontenti e per l’elettorato più istintivo, considerando comunque la lontananza, tuttora avvertita da molti, rispetto all’Unione Europea e alle sue decisioni. Un contesto, insomma, in cui un voto di protesta poteva trovare terreno decisamente fertile. Tutt’altro discorso è una tornata elettorale per gli enti locali, dove si decide realmente cosa avviene in casa propria: non era poi così scontato che il 25% della popolazione, una volta alle urne, avrebbe deciso per portare le idee lepeniane anche nei propri comuni. E invece, così è stato. Sotto questa luce, dunque, per il Front National è stato un vero e proprio successo, che dimostra come molti francesi credano realmente nel progetto di Marine Le Pen.

Alta astensione. Da un punto di vista generale, comunque, occorre considerare ancora due aspetti: l’astensione è stata elevatissima (quasi il 50%), perciò i numeri usciti dalle urne sono da trattare con le pinze. In secondo luogo, in vista del ballottaggio, lo stesso Manuel Valls, attuale Primo Ministro socialista, ha aperto ad un’alleanza con l’Ump al fine di contrastare il più possibile il Front National.

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In Spagna: Podemos c’è, eccome. Sempre in questo week end, la regione spagnola dell’Andalusia si è recata alle urne, facendo registrare una buona affluenza, considerando le medie europee: 64%. E il dato che balza immediatamente all’occhio è che, alla prima chiamata politica vera e propria, Podemos ha risposto più che presente. Il partito degli indignados, nato dalle proteste antigovernative degli ultimi anni e considerabile, per ideologia e modalità, una sorta di ibrido fra il M5S italiano e il Syriza greco di Tsipras, ha sorpreso tutti, conquistando il 15% delle preferenza alla prima tornata elettorale della sua giovane vita. In una regione, l’Andalusia, in cui convivono una tradizione fortemente socialista (il Psoe governa da ben 33 anni) e un tasso di disoccupazione pazzesco (34% generale, 60% fra i giovani) il Psoe si conferma comunque in testa, ma in calo, con il 35% dei consensi. I popolari del Premier Rajoy, invece, continuano nel loro inarrestabile crollo (26% dei voti dopo il 40 dell’ultima tornata), e Podemos conferma che alle amministrative generali di maggio, oltre che alle politiche di ottobre, potrà concorrere come reale alternativa governativa. L’affermazione (10%) inoltre del giovane partito Los Ciudadanos, di ispirazione centrista e nato in Catalogna 10 anni fa con l’intento di portare la regione all’indipendenza, certifica una volta di più che il bipolarismo spagnolo è ufficialmente finito. Esistono tante piccole realtà che, guidate da Pablo Iglesias e il suo Podemos, potrebbero coalizzarsi per puntare con decisione a prendere il potere in Spagna.

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