La questione della comunità islamica divisa in quel di Bergamo sta tenendo banco ormai da diversi mesi. L’ultimo capitolo, purtroppo, ci ha raccontato le fiamme nel Centro culturale di via Cenisio e la necessità del Comune di trovare un secondo luogo di preghiera in città data la scissione interna alla comunità musulmana. Ma ricordate da cosa partì tutto? La scintilla che ha portato, in questo 2016, agli accesi scontri tra sostenitori di Mohamed Saleh, ovvero numero uno di via Cenisio, e suoi detrattori (sostenitori invece del precedente presidente del Centro, ovvero El Joulani), è da rinvenire nell’inchiesta della Procura che ha portato al sequestro di un cantiere in via San Fermo, dove El Joulani stava per costruire un’enorme moschea finanziata niente meno che dalla Qatar Foundation. Il budget a disposizione era di 5 milioni. Parlare al passato è d’obbligo, visto che i lavori sono stati fermati e i conti su cui sono depositati quei soldi congelati.

[Un’immagine pubblicata da Belotti su Facebook contro Gori]
Da Bergamo a Pisa: casi simili, ma diversi. Naturalmente la notizia ha fatto molto scalpore. Che la Giunta Gori sia intenzionata a “regalare” alla comunità islamica un nuovo luogo di culto è risaputo, ma la scissione interna ai musulmani ha complicato, e non di poco, le cose. Soprattutto, però, Palazzo Frizzoni non ha preso affatto bene il fatto che El Joulani abbia provato a fare di testa sua, sfruttando i fondi arrivati dal Golfo senza alcun confronto preventivo. Infatti Bergamo è soltanto una delle città italiane che si sta trovando a dover gestire i milioni giunti dal Qatar con il preciso intento di realizzare 33 centri islamici in tutta Italia. Tra queste c’è anche Pisa. E in Toscana le cose stanno andando un po’ diversamente rispetto che nel capoluogo orobico.
La Giunta del Pd che siede in Municipio a Pisa, infatti, ha dato il via libera alla realizzazione della nuova moschea finanziata con 4,5 milioni dalla Qatar Foundation attraverso l’approvazione della variante urbanistica relativa al quartiere di Porta a Lucca, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla notissima Torre Pendente. Anche a Pisa, però, il progetto potrebbe non andare mai in porto. Ad opporsi, in questo caso, non sono né la procura né il Comune, bensì quasi 1.800 cittadini. Tante, infatti, sono le firme raccolte da tre esponenti locali di Forza Italia per indire un referendum sul tema. Abbastanza, ma l’obiettivo è arrivare a 2mila per essere sicuri di poter far dire ai pisani la propria sulla costruzione della moschea. Se, come pare, a novembre si dovesse veramente andare al voto, si tratterebbe della prima consultazione in Italia contro la costruzione di una moschea.

[Il progetto della moschea di Pisa]
Che succede a Pisa. Come ha spiegato il Corriere, il referendum è consultivo, dunque non ha nessun potere di cancellare decisioni già prese, ma ha un valenza politica rilevante. Il quesito, per non rischiare d’essere bocciato per incostituzionalità, non rammenta mai il nome moschea ma un progetto urbanistico. Dunque, se si arriverà al voto, si voterà una sorta di quesito mascherato: «Essendo improponibile perché discriminatorio quello sulla moschea si è puntato al quesito urbanistico – ha dichiarato Marco Filippeschi, sindaco di Pisa -. Un pasticcio, insomma, con il quale s’intenderebbe aggirare i tre articoli della Costituzione, 3, 8 e 19, che tutelano le libertà religiosa e di culto. E si andrebbe contro al diritto internazionale contro ogni discriminazione». Dal Comune fanno sapere che da oltre 20 anni i musulmani pisani si riuniscono già in una piccola moschea in centro e nessun cittadino ha mai protestato. E che neppure un centesimo sarà speso dall’Amministrazione per edificare la moschea. Dal canto loro, invece, i tre promotori del referendum ribattono che «secondo un sondaggio commissionato a Renato Mannheimer, il 57 percento dei pisani è contrario alla moschea. Non solo perché nascerebbe in un luogo sbagliato ad appena 400 metri in linea d’aria dalla Torre Pendente, ma perché sanno che le moschee sono luoghi a rischio radicalizzazione e non assorbono i piccoli centri islamici che sono nati in città».

Le firme raccolte a Bergamo e l’occhio in Toscana. Come detto, anche in questo caso tutto è partito da un finanziamento della Qatar Foundation. E, proprio come a Bergamo, anche qui molti hanno storto il naso davanti alla provenienza di questo denaro. Del resto stiamo parlando di un’associazione inserita da Israele nella blacklist degli enti che sostengono integralismo e terroristi dal 2011 e che più volte è stata associata al finanziamento di gruppi islamici operanti in diverse parti del globo (Foreign Policy, testata sempre attenta alle vicende internazionali, nel 2013 portava alcune prove per sostenere i legami tra la Qatar Foundation e il terrorismo islamico). In questo caso, però, la Procura non è intervenuta (almeno per ora) e il Comune ha dato l’ok. Sono stati quindi i cittadini a decidere di muoversi. A Bergamo, invece, nonostante le similitudini siano numerose, la situazione s’è evoluta in maniera diversa. Eppure anche nel capoluogo orobico è stata lanciata una raccolta firme contro la costruzione di una nuova moschea. A inizio agosto la Lega ha reso noto di aver raccolto ben 2mila firme tra aprile e giugno proprio con l’intento di indire un referendum nel momento in cui Palazzo Frizzoni decida di dare l’ok alla costruzione di un nuovo luogo di culto islamico in città. In tal senso, il caso di Pisa potrebbe “fare scuola” anche da noi. Ecco perché gli occhi bergamaschi son puntati in Toscana.